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19/02/2008
Andrea ha un sogno nel cassetto: quello di diventare un ballerino, uno di quelli di danza classica, proprio come Evans. Nella sua scuola egli s’impegna solamente a studiare, il resto per lui non conta niente, o quasi. Ignora gli amici perché non può fare altro che sentire i soliti sfottò di come cammina o di come gesticola con le mani, o semplicemente di come si comporta. E’ uno dei migliori della classe, se non dell’intero biennio, pratica danza in una scuola di un piccolo quartiere. Il suo blog è ricco di immagini di danza classica, video presi da youtube che ne mostrano alcuni balletti … e pochi commenti, e quei pochi commenti sono sempre offensivi, solo quelli delle sue amiche sono molto più affettivi degli altri. Sì perché sono proprio le sue amiche che gli danno coraggio a ignorare tutto ciò che è sporco, la mattina arriva a scuola con le sue compagne di classe; lo ha scritto anche su un tema in classe che il suo sogno è quello di diventare un ballerino, è passato tra le mani di tutta la classe quel tema, in tanti si sono complimentati con lui.
Mentre, nella sua classe si fa francese, - una delle sue materie preferite - , l’insegnante interrompe la sua spiegazione per una bussata alla porta della classe…
- Scusate professoressa, dopodomani ci sarà l’assemblea scolastica dalle otto alle dieci, firmate qua -  dice lo studente rappresentate del liceo linguistico, alquanto arzillo e confusionale. Mentre la prof posa lo gesso sulla cattedra e afferra tra le mani una penna BIC per poi concentrare il suo sguardo sul foglio, lo sguardo del rappresentante del liceo è minaccioso verso Andrea, che solo a guardarlo lo fa molto male, pensando a quando egli, tornando a casa, veniva seguito dal rappresentante che lo prendeva in giro in tutti i modi, ma Andrea faceva finta di niente, rivolgeva lo sguardo in avanti e continuava a camminare, poi tornando a casa si chiudeva nella sua stanza e scoppiava dal piangere, i suoi genitori lo vedevano molto triste, accoltellato, distrutto, ma egli non ha mai spiegato la causa del suo pianto, anzi calmava le acque abbracciando sua madre, dando un bacino alla sua sorellina più piccola e regalando un sorriso piatto al padre. Lo sguardo del rappresentante però sembra durare più a lungo, chissà, forse perché la prof ci mette più tempo a firmare, Andrea ha le due mani sul banco, è ancora da terza media, è il suo primo anno al liceo, lo guarda con una faccia normalmente innocente, inerme, occhi che cominciano a custodire lacrime; lo sguardo del rappresentante è pauroso, Andrea sente delle risate dietro le sue spalle… la prof finisce di firmare, il rappresentante prende il foglio, poi mentre chiude la porta della classe volge un ultimo sguardo a Andrea. Poi la prof continua a spiegare, ma egli resta attonito dalla paura, non riesce a cancellare quella minaccia che gli ha dettato con gli occhi il rappresentante del liceo. Ed è così che passa l’ultima ora di francese… la prof, mentre segna sul registro l’assegno e lo detta anche a voce, viene ascoltata lontanamente da Andrea, che apre il diario con indifferenza.
-Andrea… c’è qualcosa che non va? - gli dice la prof mentre finisce di scrivere l’assegno sul registro… Andrea non gli risponde, fa finta di non aver capito, di essere distratto, poi dopo alcuni secondi la prof gli fa
- Cosa c’è che non hai capito della lezione di oggi?
- Niente, professoressa… - poi realizza una finta risata, e ripete – Scusate… nel senso che non c’è nessun problema, non vi preoccupate… la lezione di oggi l’ho capita.
Suona il campanello. Andrea prepara la cartella soprappensiero, questa volta il suo arrivederci non ha un tono allegro. Torna a casa con Amalia, la sua migliore amica, tra l’altro la sua vicina di casa.
Posa la cartella sulla sedia, si reca vicino a uno strumento che è stato da sempre il suo sfogo, uno strumento che converte il suo stato d’animo in note musicali… si siede, le sue prime lacrime scendono, poi chiude gli occhi, concentra le sue dita sul piano, la musica che egli suona è calma, sono note leggerissime, che persino la brezza sa portare via. Un’altra giornata finisce, egli mostra al giorno le piene palpebre per poi addormentarsi e quel sogno lo conosce a memoria ma non si stanca di riviverlo, anzi combatte per far sì che quel sogno accadesse anche nella realtà. Pare che ha dormito solo per cinque minuti e subito s’intravede il crepuscolo del mattino, sette ore di sonno non sono poche e nemmeno tante, la sveglia del suo cellulare suona ancora, ma Andrea è da una decina di minuti concentrato a pensare al suo futuro guardando sul soffitto della sua stanza. Prende il telefonino e poi spegne la sveglia, si alza di scatto e subito si veste. Amalia non verrà a scuola, ha l’influenza, questo significa che Andrea ci andrà da solo. Non sono ancora le otto, così decide di mettersi vicino ai suoi “amici” di classe. Parlano di calcio, Andrea cerca d’intromettersi facendo intromissioni scadenti, tormentate, che vengono prima tirate e poi gettate nel lago del discorso a causa della sua grandissima timidezza e dal freddo che gli spezza la lingua. Uno di loro gli dice:
- … ma tu domani che fai? Ti stai qua per due ore a fare l’assemblea scolastica o vieni a fare la partita di calcio che stiamo organizzando?
Proprio in quel momento il campanello suona, un’altra giornata scolastica è iniziata, ma quell’amico sta aspettando ancora una risposta di Andrea, che è in uno stato paranoico: vede gli altri che entrano, pensa a una risposta solerte, che abbia almeno un senso, oppure di giustificarsi… un alibi…
- Allora?...
Andrea si riprende da quell’attimo di buio, ritorna a meditare, vuole stare a scuola, con le sue amiche, in quelle due ore potrebbe ripetere qualcosa di latino, oppure di insegnare qualche passetto in più di danza durante quei quindici minuti d’intervallo
- No, vengo a scuola domani.
- Andrea, ma che cavolo dici? Domani sei da solo a scuola, forse ancora non l’hai capito che nessuno fa l’assemblea… ma dimmi la verità, tu per il calcio non ci sei proprio vero?
- Non tanto… a me piace ballare, poi dopo viene il resto, la scuola, la musica… il calcio…
Poi lo interrompe Christian, quello che gli sorrise alle spalle in classe il giorno prima,
- Non aprirci bocca con questo gay… gli piace la danza, che ci fa con il calcio? Vero Andrea?
Andrea non lo risponde, non lo guarda nemmeno in faccia, avanza il passo ed entra a scuola. Gli altri però, rimangono qualche passo prima delle scale dell’entrata principale del liceo, e dicono
- Ma guarda che bella camminata che c’ha, proprio da ballerino!
- Nel suo diario ha una foto di Evans… ehi Evans! Domani ci vieni a scuola o vai a muoverti con il tuo corpo sotto la musica di Shakira?!
Gli altri ridono con divertimento e con veemenza alle battute innocue, Andrea le ignora anche se viene pressoché annichilito con quelle parole così offensive per lui.
Dimentica tutto, ricorda le parole del padre che gli ha sempre detto che Se gli altri tentano di persuaderlo durante il cammino della sua vita, non deve farsi persuadere perché lo fanno cadere nella trappola. E proprio per queste cose egli dimentica tutto, passano cinque ore in un batter d’occhio, poi… l’inferno. Quei quattro studenti del liceo che stanno ogni momento a fumarsi sigarette sul muretto, fuori scuola, lo prendono di mira. Volano pensieri del tipo Eccolo, Evans! Lasciami un autografo, dai, sei il mio mito! Ma Andrea deve resistere, avanza il passo, corre quasi, dopo aver varcato il cancello della scuola tira un sospiro di sollievo e torna a calmarsi. Si calma ancora di più quando poggia i polpastrelli sul suo adorato piano, passa giornate intere, dopo aver fatto i compiti però. Suona l’ultima nota della giornata, che è sempre quella che gli emette più aria, più forza, più coraggio… più vita.
Il Sole rifulge in pieno, non c’è un grande vento come nei giorni passati, gli studenti del liceo hanno sempre criticato Andrea da ogni punto di vista, partendo dalla sua condizione sessuale, lo chiamano gay, ma egli non dice mai niente ai genitori, dice che si trova bene, sul suo blog non parla mai in modo negativo della sua scuola, anzi crede che dà troppa pubblicità a chi non se lo merita come quei quattro cretini del terzo e quarto anno che stanno sempre fuori scuola a non fare mai niente. Il calcio è una passione che hanno tutti, ma Andrea ha la danza nel sangue, e se qualcuno vuole impedirgli qualcosa egli lotta per vincere. Prima di uscire di casa mette una canzone di Shakira, ne inventa i passi, poi dopo aver fatto tutta la canzone corre subito a scuola. Fa un po’ tardi, la prof fa l’appello poi vanno tutti quanti in palestra. Due studenti, Christian e Emran, che stanno nella sua stessa classe, lo seguono, quei quattro non sono andati a giocare la partita, Andrea si chiede perché; sono tutti quanti in palestra, perde il suo tempo parlando con un’amica di classe; vuole passargli tramite Bluetooth alcune canzoni, ma ha rimasto il cellulare in cartella, negli spogliatoi. Entra nello spogliatoio, alcuni sono seduti con dei libri aperti su dei banchi, altri entrano ed escono con continuazione. Prende il cellulare dalla cartella, lo posa in tasca, poi entrano i due, dietro di loro ci sono quei quattro che dovevano andare a giocare a calcio, e proprio quei quattro restano fuori gli spogliatoi per non far entrare nessuno, i due ne chiudono la porta, non fanno spazio, Andrea chiede permesso, ma gl’impediscono di farlo aprire la porta degli spogliatoi per poi uscirne fuori.
- Ci vediamo dopo… - dice uno dei due studenti, - Cosa volete da me? Fatemi passare – risponde Andrea. I due lo fanno passare, ed egli torna a fare l’assemblea. Durante l’assemblea i due studenti lo guardano in continuazione, come se non vogliono farsi scappare la preda. Come previsto, l’assemblea finisce alle dieci, Andrea non fa ricreazione questa volta, resta in classe. Poi si prepara per le ultime due ore, quelle di educazione fisica, si torna in palestra, è felice perché si farà ancora una volta danza; Andrea apre tutta la sua grinta, tutto il suo amore per la danza, dimentica tutto, fuori da quella palestra c’è un altro mondo, un pianeta diverso, che Andrea raggiungerà alla fine dell’ultima ora del Mercoledì.
Termina l’ora, Andrea va di fretta, corre subito negli spogliatoi… le scarpe non sono allo stesso posto di prima, le ritrova dopo alcuni secondi, bagnate, completamente bagnate. Mentre le guarda ascolta una voce che già conosce, una di quelle antipatiche, che ha sempre ignorato... è la voce di uno dei suoi compagni di classe:
- Senti come sono fresche… così balli meglio! – gli dice lo studente rumeno Emran. Andrea si arrabbia, prende le scarpe e gli getta addosso quella poca acqua che era rimasta nelle scarpe. Lo spingono a terra, Christian chiude la porta degli spogliatoi, cominciano a riempirlo di pugni nello stomaco, Andrea cade a terra, prova ad urlare ma gli tappano la bocca, poi cominciano a riempirlo di calci sulle gambe, tanti calci, lo mantengono per non farlo reagire, è bloccato, sbatte gli occhi per ogni calcio che egli subisce alla gamba, calci fortissimi,
- Così adesso vediamo come fai a ballare – gli sussurra Christian mentre lo tiene inchiodato a terra, l’altro continua a dargli tanti calci, da ogni parte della gamba, ogni calcio è un pezzetto di sogno frantumato. Christian lo lascia, Andrea prova a reagire ma lo studente gli da un pugno nello stomaco, e l’altro continua a dargli i calci. Dolori continui, che man mano affievoliscono, Andrea è con gli occhi chiusi, non sente più niente, i due non ci sono più, sono scappati dagli spogliatoi e Andrea è a terra ed è costretto a correre in ospedale dopo nemmeno due ore dall’aggressione. Ora è a casa, danneggiamento ai legamenti del ginocchio sinistro, ematomi ai quadricipiti, vicino al suo lettino ha due stampelle, la sua forza è più potente dei bulli, del dolore provato in quel momento… una voce, la sua, che non getta la spugna. Anzi, sono bastate solo cinque parole per vincere:
- APPENA GUARISCO TORNO A BALLARE…
 
 
 
Emanuele Cerullo
 
Racconto dedicato ad Andrea, vittima di un atto di bullismo a Torino.
 

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15/02/2008

Vi consiglio di guardare questo divertentissimo video di uno dei grandi comici del cast di Colorado Cafè Live. L'ho visto ieri, in diretta, ma oggi sono corso su youtube proprio per trovarlo e metterlo a disposizione di tutti coloro che, seppur casualmente, vengono a visitare il mio blog... la cosa più maggiore che mi ha spinto a mettero è stata ancora una volta la citazione ai Tokio Hotel... band di cui sin dall'inizio ho sempre odiato ( PER INFO CLICCA QUI PER VEDERE IL POST-ARTICOLO "CONTRO I TOKIO HOTEL") e alla loro canzone "Monsoon" , ma ci sono anche altri cantanti di cui il comico Carmine Fanaco cita; Cocciante, Battisti e altri...

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14/02/2008

Sbagliare è umano. Questo è certo. Ma intorno allo sbaglio ruotano degli anelli; l'incertezza e la certezza.

Non parliamo della vita, quello è ancora una strada da percorrere, ma parlo dell'asfalto nero dei giorni

di cui tutti noi siamo abituati a calpestare, e che calpestiamo di solito sotto una casualità pressoché assoluta.

C'è chi è sicuro di non sbagliare. Ecco, partiamo dalla CERTEZZA... c'è chi è convinto che le sue idee non cadono dal grattacielo della ragione, che non vengono bruciate, che il senso delle idee appunto, possono conquistare la ragione. E così è certo di non sbagliare. C'è chi ci riesce, e chi no. Ma attenzione: chi non ci riesce a sbagliare ha - com'è ovvio - una cosa in più a chi sbaglia... ha l'adrenalina, il coraggio, la saggezza, il contemplarsi attorno a sè, e quindi di una certezza per se stesso e per gli altri. Ahimé, anche chi riesce a sbagliare può avere queste "armi", ma le usa in modo diverso; l'adrenalina è troppo violenta, la stessa cosa è per il coraggio, la saggezza e il contemplarsi sono molto diversi: perchè egli contempla prima sè stesso ed essendo così "certo" crede quindi che anche gli altri fanno parte dello stesso "vortice"... quindi colui che sbaglia ha la certezza, sì, ma ha una certezza "volgare", le cui armi non sono ben gestite... ma, come ho detto sin dall'inizio, sbagliare è umano, quindi anche chi di frequente non riesce a sbagliare, se sbaglia è perchè abbia perso una delle armi, oppure non le ha sapute gestire bene... ma le sa comunque gestire, solo che c'è qualcosa o qualcuno che "spezza" sotto certi aspetti l'arma. â®

Poi c'è L'INCERTEZZA di sbagliare... è una situazione di "bilico" totale... di confusione, di incompletezza, di "confine"... l'adrenalina è quasi spenta, il coraggio è trepidante, la saggezza è in penombra, il contemplarsi intorno a sè è quasi accecante, cioè che non vede bene la luce... colui che è incerto commette un minor numero di sbagli di chi è certo di non poter sbagliare ma che invece sbaglia... ma... lo sbaglio viene appunto commesso da un individuo qualunque... però c'è anche chi crede che quell'individuo non abbia sbagliato...  e questi sono i PUNTI DI VISTA...

Sui punti di vista il discorso è alquanto complicato... perchè l'esterno non vede l'interno, anzi cerca proprio di contemplarlo ma di non verificarne l'aspetto vero e proprio...

 e poi... chi ce lo dice che siamo saggi? oppure coraggiosi, possedenti di adrenalina, o di saper contemplare? solamente un buon contemplatore sa definirci contemplatori, solamente un saggio può definirci saggi, solamente un coraggioso può definirci coraggiosi... però, se non si è saggi si possono percepire  degli individui saggi, se non si è coraggiosi si possono percepire degli individui coraggiosi... ma soprattutto, se non si è un buon contemplatore si può percepire un buon contemplatore... e cos'è che gli spinge a "incoronare" dei ruoli che non si hanno?

Emanuele Cerullo

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13/02/2008

E' la cinquantesima edizione dei cosiddetti "OSCAR DELLA MUSICA". Sì perchè i Grammy Awards sono i più celebri, oltre agli altri organizzati dall'emittente MTV (MTV Europe Music Awards, MTV Video Music Awards...). Presenti i più grandi del panorama musicale e del cinema. Sono mancati però coloro che stanno affievolendo dalla scena musicale, e lo dimostra proprio la non-presenza a queste manifestazioni musicali. Basti pensare ad Eminem, il mio rapper preferito, che è stato l'artista più premiato in assoluto degli MTV Europe Music Awards (con nove premi) ma non solo: egli ha ricevuto anche un oscar per il suo film 8 mile e due grammy awards. Si ricordano anche le due performance, una duettata con i The Roots, che è proprio Lose Yourself, colonna sonora del film 8 mile, e l'altra, alcuni anni prima, Stan, cantata con un big della musica, Elton John. Ma adesso concentriamoci sui Grammy Awards di quest'anno che si sono tenuti a Los Angeles il 10 febbraio. Il favorito era Kanye West, "nemico" dal punto di vista musicale del rapper 50 Cent (anche lui un mito affermato della scena hip hop moderna), con 8 nomination, seguiva la cantante britannica Amy Winehouse con 6 nomination. Ma a vincere è stata proprio lei. Ha battuto Rihanna, Justin Timberlake, e perfino Kanye West. L'artista 24enne ha ottenuto i riconoscimenti per la 'Migliore registrazione', 'Migliore canzone dell'anno', 'Migliore artista rivelazione', 'Miglior album pop' e 'Miglior interprete pop femminile'. 5 statuette. Essa era collegata tramite satellite da Londra, il motivo è quello che ormai conoscono tutti gli appassionati della musica: droga e alcool. Sì perchè la Winehouse è stata vista alcuni mesi fa quasi nuda per una strada di Londra alle 5 del mattino, sotto shock... ma questa è solamente una delle tante notizie della Winehouse, di cui Eminem ha dichiarato che proprio la Winehouse sarà il suo prossimo "bersaglio", oltre a Madonna, Britney Spears, Christina Aguilera, Benzino, Moby, Ja Rule...

Eliminate il linguaggio pessimista di cui sto userò nei confronti di Winehouse proprio perchè non è un linguaggio da pessimista (la stessa cosa vale anche per l'altro post che ho scritto CONTRO i Tokio Hotel), perchè non sono critiche, ma cose REALI.

La Winehouse fu criticata al 99% all'indomani degli MTV Europe Music Awards 2007, condotti dal rapper Snoop Dogg tenutasi a Monaco, in Germania. 

Tutto accade quando comincia la sua performance. Ella canta "Back to black" una canzone dal tono decisamente triste, un ritmo, un genere che ricorda quello della cantante italiana Mina Mazzini... bisogna notare la sua faccia, anzi, la sua voce che non è quella di cui abbiamo sempre ascoltato, e si può inevitabilmente dire che la cantante, quella sera, aveva messo nel suo pancino un tasso alquanto elevato di... alcool... oppure avesse fatto uso di droga...: (già da 2 minuti e 30 la si vede "in bilico"):::::

Dopo questa perfomance, Amy Winehouse viene addirittura premiata per la categoria "Miglio Album"... e guardate quanti pensieri che dice:

 

Amy! Ma che mi combini? Non ringrazi nemmeno il pubblico e subito te ne vai? Da alcuni giorni dopo scrissero "Cocaine Amy" su tanti giornali, e c'hanno ragione! Ne ho le prove: (25 sec.)

Dopo queste scene PIETOSE, la Amy, com'è ovvio, ha mostrato (oltre al suo "paranoismo" alcolico) un'emozione fortissima quando, dopo questa (finalmente e unicamente) non-alcolica performance, la premiano - uno dei cinque premi - (all'ottavo minuto)... e quando dicono che la vincitrice è lei, "COCAINE AMY" si emoziona!

 

(QUESTA VOLTA E' RIUSCITA A PARLARE)

Dunque, i Grammy Awards sono stati vinti da Amy Winehouse.

FINE ARTICOLO

(E NON CHIAMATEMI PESSIMISTA)

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11/02/2008

 donna_in_maschera_beve

Oggi Piazza San Marco è ancora più bella degli altri giorni. Tutti in maschera, vestiti da illuministi. Siamo tornati trecento anni indietro con la moda; ma c’è un’attrazione che mi trafigge all’improvviso, anzi c’è qualcosa che mi spinge a guardare lei, in maschera dorata, con degli occhi stupendi e delle labbra rosse e carnose… va al Bar, siede in uno dei tanti tavoli, ascolta apparentemente la musica del violinista e mi guarda facendomi rombare le orecchie e spezzare la lingua… così mi siedo al tavolo, in un tavolo alquanto distante dal suo… non ascolto la musica, sto girato verso lei, che guarda il violinista e lentamente va a intrecciare il suo sguardo con il mio, in modo così effimero, effimero ma che ne rimane l’orma. Il Violinista finisce di suonare, ella lo applaude e poi mi guarda, staccando il suo sguardo dal mio nel giro di pochi secondi. Si alza e va nel Bar… la vedo bere, e mentre entro nel Bar, finisce di bere e se ne va incrociandoci i nostri sguardi. Lei che va via, mi ha rimasto solo la sua aria, il suo profumo stupendo; poi s’incammina verso tutto il perimetro della piazza. Si ferma e parla con un’amica, mi guarda sott’occhio, mi regala un sorriso persuadente, quel suo sorriso è come se avesse emesso un suono, come se mi avesse chiamato… continua a camminare per la piazza ricca di feste in corso con l’amica, come al solito gira la sua testa e pensa continuamente che la stessi seguendo… l’amica se ne va, viene corteggiata da un uomo, anche lui in maschera, come tutti. Lei ora cammina molto più lentamente, è sotto la Torre dell’Orologio, si ferma… e mi fermo anche io… con lo sfondo di tanto casino, di tanti suoni e di tante coppie, riesco solamente a percepire il suo sguardo, mi avvicino a lei, la guardo prima negli occhi, poi le sue labbra intense. Mentre la guardo, prendo la sua mano e la faccio intrecciare con la mia, sfioro con le mie dita i suoi capelli, poi la accarezzo sul suo viso, i miei polpastrelli toccano il suo vestito chiaro, scorro la mia mano sul suo corpo, lentamente, lei mi mostra le piene palpebre, con l’altra mano mi accarezza il viso… e le mie labbra toccano le sue, le nostre lingue s’ingarbugliano…  ora siamo distratti da ogni cosa che succede dall’esterno.

Emanuele Cerullo

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09/02/2008

Devo stare calmo... sono troppo emozionato, un boato di pubblico urla il mio nome, li ascolto... guardo il mio microfono, no... è presto per cominciare a cantare, la musica ancora non è partita... ne approfitto per ascoltare qualche instrumental per allenarmi un po' con la voce e con le mani gesticolate,  ora ascolto solamente il mio lettore MP3 che riproduce le mie basi, mi metto il cappuccio sul mio cappello grigio, le mie mani cominciano a sudare e tremano come le mie gambe, tiro un sospiro di sollievo, il mio cuore va a mille, guardo e riguardo quel microfono nero senza fili pronto per essere impugnato dalla mia mano destra... e ora anche io sono pronto per sparare le prime rime... la musica parte; è come un freestyle che ho sempre fatto, non me ne frega se è un dissing, esco dal mio camerino, tante pacche sulle spalle... ed ecco che il palco mi si apre davanti, sono bloccato…  c'è tanto pubblico davanti a me...mi applaude. E ora la musica mi scorre nelle vene, non faccio altro che rappare... tutto questo pubblico è venuto qui per me, per sentirmi, per vedermi…

(un frammento di Emanuele Cerullo)

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09/02/2008

news_italia_3Martedì 19 febbraio nella "Sala della Croce di Lucca" qui a Napoli ci sarà un incontro con Celestin Twizere, un membro della comunità di Sant'Egidio in Rwanda che porterà la sua testimonianza. gli parlerà del Rwanda e delle modeste condizioni di vita, un passato che ha rimasto una profonda cicatrice al Rwanda, cioè quella guerra civile scoppiata tra il '94 e il '96 ... discutendo con alcuni membri della comunità uno di loro ha detto che in Africa ci sono solamente bambini "pelle e ossa"... io credo che abbia detto una cosa anche vera, ma, come tutti sanno, l'Africa non è solo questa. L'Africa è il continente più ricco del pianeta per le risorse, ma non solo, ci sono anche città urbane ed economiche, con grattacieli altissimi come Johannesburg, Città del Capo... da alcuni mesi faccio parte della Comunità di Sant'Egidio qui a Scampìa e ho deciso di farne parte per il semplicissimo motivo di cui ne ho parlato l'altra volta nella "tavola rotonda" su cui sedevano la maggior parte dei collaboratori della comunità nel quartiere, cioè che La comunità di Sant'Egidio ha come scopo quello di essere altruista, di aiutare gente che è "dimenticata" dal mondo... sento dire molte volte che scuola e parrocchia sono le due gambe i cui ragazzi si appoggiano per non starsene in strada dalla mattina alla sera... ebbene la Comunità di Sant'Egidio sa essere altruista, ed è per questo che ne faccio parte, ma anche perchè bisogna dire basta a tutti coloro che indicano Scampìa un quartiere di degrado e di nient'altro... invece no, c'è altro... e questo "altro" va sempre messo al buio, va sempre ignorato, e tanti enti stanno cercando in tutti i modi di far rifulgere quest'altra parte di Scampìa e cercare di mettere in secondo piano le cose sporche su cui Scampia, purtroppo, è caratterizzata.

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08/02/2008

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07/02/2008

Da me!... Non quando m'avviai trepido
c'era una madre che nel mio zaino
ponesse due pani
per il solitario domani.

Per me non c'era bacio né lagrima,
né caro capo chino su l'omero
a lungo, né voce
pregante, né segno di croce.

Non c'eri! E niuno vide che lacero
fuggivo gli occhi prossimi, subito,
o madre, accorato
che niuno m'avesse guardato.

Da me, da solo, solo e famelico,
per l'erta mossi rompendo ai triboli
i piedi e la mano,
piangendo, sì, forse, ma piano:

piangendo quando copriva il turbine
con il suo pianto grande il mio piccolo,
e quando il mio lutto
spariva nell'ombra del Tutto.

Ascesi senza mano che valida
mi sorreggesse, né orme ch'abili
io nuovo seguissi
su l'orlo d'esanimi abissi.

Ascesi il monte senza lo strepito
delle compagne grida. Silenzio.
Né cupi sconforti
non voce, che voci di morti.

Da me, da solo, solo con l'anima,
con la piccozza d'acciar ceruleo,
su lento, su anelo,
su sempre; spezzandoti, o gelo!

E salgo ancora, da me, facendomi
da une la scala, tacito, assiduo;
nel gelo che spezzo,
scavandomi il fine ed il mezzo.

Salgo; e non salgo, no, per discendere,
per udir crosci di mani, simili
a ghiaia che frangano,
io, io, che sentii la valanga;

ma per restare là dov'è ottimo restar,
sul puro limpido culmine,
o uomini; in alto,
pur umile: è il monte ch'è alto;

ma per restare solo con l'aquile,
ma per morire dove me placido
immerso nell'alga
vermiglia ritrovi chi salga:

e a me lo guidi, con baglior subito,
la mia piccozza d'acciar ceruleo,
che, al suolo a me scorsa,
riflette le stelle dell'Orsa.

Giovanni Pascoli

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05/02/2008

Oggi

questo Sole rifulge

sulle strade e sull’ampia tua mente

facendo luce ai tanti pensieri

che non vogliono restare al buio:

 

e ieri, proprio a mezzanotte

un pensiero si è acceso nella tua mente,

puntuale, era solo nel cielo

che mostrava le piene palpebre al giorno

ormai passato.

 

E’ come una stella quel tuo pensiero,

 

e oggi tutti te lo ricordiamo

dandoti l’augurio con un semplice regalo.

Auguri, Marisa!

Emanuele Cerullo

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