header
Emanuele Cerullo - Blog ufficiale

About me

Biografia

Premi ricevuti

Contatta Emanuele

Contattami
Tuo Nome

Tua Email

Messaggio:

Commenti

Contatore visite

Su Facebook

Foto recenti

Vedi altri media

Categorie

Link amici

Banner exchange

Archivio

Credits

26/04/2008
Fare Epica in classe non è proprio una cosa allegra. Leggere l’Epica non è tempo perso. Pasquale non ama l’Epica, per lui è troppo noiosa; la sua voce, squillante come una trombetta, simboleggia la classe, è sempre lui il favorito per ogni lettura. Dietro al suo banco c’è quello di Alfonso Fracchia, il peggiore della classe, uno che fa sgolare le docenti in ogni momento, ma nonostante questo è, inspiegabilmente, l’amico preferito di Pasquale.
-   Dunque, ragazzi… ora parliamo della Divina Commedia. Abbiamo visto un po’ la vita di Dante Alighieri ora non ci resta altro di scrutare sulle sue opere letterarie più maggiori – dice la professoressa di italiano mentre sfoglia le pagine del libro – Andate a pagina trenta.
Alfonso comincia a farsi sentire:
-   MA GUARDA UN PO’ LA PROF! OGGI STA TUTTA DI NERO… SEMBRI PROPRIO UNA MOSCA! GUARDATELA!
-   Fracchia, se oggi hai intenzione di rompere le scatole allora ti mando direttamente dal Preside,ti avverto – dice la prof alzandosi di scatto dalla sedia – E voi non ridete a ogni sciocchezza che dice, che è peggio. Leggo io o c’è qualcuno che si offre a leggere?
Pasquale, come al solito, alza la mano.
- Vai, leggi.
Prima di leggere, Alfonso avvicina di più il banco e mette a pagina trenta. Poi una delle alunne chiede di andare in bagno
- Aspettiamo te e poi cominciamo a leggere
Mentre l’alunna va in bagno, Pasquale si gira indietro e dà un foglio ad Alfonso su cui vi è scritto:
- Il punto equivale a una pausa di tre secondi, i due punti, il punto e virgola e i punti esclamativi di due secondi, la virgola di un solo secondo.
Alfonso dice sottovoce
- Già lo tenevo conservato ‘sto foglio… grazie lo stesso
La ragazza torna dal bagno.
- Sù, Pasquale, leggi che tra un po’ finisce l’ora
- La composizione dell’opera abbraccia un arco di circa quindici anni
Alfonso sussurra:
- UNO, DUE – sbattendo leggermente i pugni sul pizzo del suo banco, grazie ai due esatti secondi Pasquale continua:
- …dal 1306-1307 fin quasi alla morte del poeta
- UNO
- …avvenuta nel 1321
- UNO, DUE, TRE
Poi la prof interrompe tutto:
- Bene, abbiamo visto dunque la parte iniziale, l’introduzione… ora non ci resta altro che approfondire. Continua, Pasquale
- …Dante attribuisce alla sua opera il titolo di Commedia e ne spiega anche le ragioni
- UNO, DUE
- perché il contenuto
- UNO
- …anche se orribile e pauroso all’inizio
-UNO
- presenta un finale lieto e felice
- UNO, DUE, TRE
- L’aggettivo “divina” non è dantesco
- UNO, DUE
- …fu aggiunto da Giovanni Boccaccio
- Bravo, Fracchia! Non ti avevo mai visto così tranquillo!
 
Emanuele Cerullo

permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (17)(popup) :::: commenti (17) :::: categoria : miei racconti

24/04/2008
bacio4ez3Tutti quanti in fila per due entrano nella multi aula; sono già pronto per leggere sulla carta d’alluminio quello che mangiamo, oggi. C’è chi esulta perché è il suo “piatto” preferito e chi si lamenta. Ma io non mi lamento mai: anzi, me ne pento che questo è l’ultimo anno, cinque anni passati a fare tanti compiti, a sopportare le solite voci delle maestre. Solo per un anno l’ho guardata, solo per un anno ho parlato con lei. Forse per caso, ma siamo seduti proprio vicini. Ascolto il rumore dei suoi braccialetti che si muovono per ogni gesto, la presa delle posate, la mano che saluta le amiche che stanno dall’altra parte dell’aula. Mangiamo proprio sullo stesso banco, certo è un po’ stretto. La guardo sottocchio, con quel suo sorriso mi fa subito capire che io vado matto per lei. Mi si spezza la lingua ogni volta che voglio dirle Qualcosa, ci scambiamo due sorrisi, così, senza senso. Ha già finito la pasta al forno, io ancora no, me ne sto rimbambito a guardarla. Dopo un po’ finisco anche io. Aspetto quell’attimo giusto per poterglielo dire, la sua mano è tesa sul banco e parla con le sue amiche. La mia mano va sulla sua, si gira di scatto.
- Vuoi fidanzarti con me?
Lei ride, si alza e va dalle sue amiche.
Non mi ha ancora risposto. Usciamo, fuori scuola c’è un bel giardino, è seduta su una delle tante panchine e sta parlando quasi gioiosamente con le sue amiche che sono altrettanto felici di quello che dice. Vado anch’io a sedermi sulla panchina più vicina alla sua. Mi vedono, le sue amiche mi guardano con curiosità, poi se ne vanno, siamo soli. Ora è con le mani impugnate sotto al mento, ha degli occhi felicissimi, ma passa molto tempo. Mentre me ne sto andando mi dice
- Aspetta!... Io dico di sì…
Qualcosa ci unisce e ci fa abbracciare; i due grembiuli blu e rosa trascinati dalla brezza si accarezzano.
Qualcosa fa avvicinare i nostri due volti; sento il suo caldo respiro, chiude gli occhi, le labbra si avvicinano lentamente, un bacio. Poi mi sussurra un ciao, mi lascia la mano che tenevo unita alla sua. Se ne va… quasi come se scomparisse.
Emanuele Cerullo

permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (8)(popup) :::: commenti (8) :::: categoria : miei racconti

21/04/2008

Girovagando sul web ho trovato questo video. C'è la mia ex scuola, la "Virgilio 4" di via Labriola, a Scampia. In questo video c'è una sorta di intervista a professori e alunni della Scuola. Li conosco tutti. Ma, mi viene spontaneo fare una domanda a Vincenzo (L'intervistato, quello a destra): MA COSA C'ENTRA IL RAZZISMO? ... Non mettiamolo manco tra virgolette come hai detto tu. Po' vabbè, Raffaella (a sinistra) che ride sempre, si emoziona, questo era certo. Non era una novità che Alessandra non si emozionasse. Poi il prof. Di Francia, seduto nella sala informatica, nella stessa posizione dove stava il mio computer dove mi sedevo sempre quando stavo all'ultimo anno. Bell'intervista, tranne Vincenzo poi, che ha solo dato pubblicità al Razzismo, lui che parla sempre di razzismo. 

permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (3)(popup) :::: commenti (3) :::: categoria : scampia

16/04/2008

14/04/2008
Oggi è una giornata limpida, un bel Sole e frammenti di nuvole trasparenti. Percorro la stessa strada come se dovessi andare a scuola, solo che adesso non ho né cartella né la fretta che mi assale. Cammino tranquillo sul marciapiede. Poi vedo "Totonno", quel vecchio che se ne sta giù alla baracca a parlare di politica e di chi votare per le elezioni,  invece di giocare a carte con i suoi compagni. Questa volta però non lo vedo impegnato a parlare, anzi sta proprio lontano da quella baracca, è anche lui sul marciapiede, e prima di stringergli la mano in segno di saluto, mi accorgo della sua faccia confusa. Si guarda attorno attonito, non tiene più le mani in tasca come fa sempre, è bloccato, come se tanta gente lo stesse chiamando e non sapesse a chi rispondere. Attonito è anche il suo sguardo che mi scruta - Buongiorno Totò - gli dico con tanto di risata mentre gli stringo la mano. -Buongiorno guagliò…” mi dice. Poi un’inaspettata attesa. Qualcosa non quadra: troppe macchine che tornano, troppa gente che gesticola, il ritmo urbano sembra alterato.
-Che devi andare nel mercato? - mi dice Totonno mentre lascia la mia mano -Sì – gli rispondo – queste vacanze scolastiche ci volevano proprio-.  Ma continuavo a non vederci chiaro. "Come mai Totonno non è sotto la baracca? Come mai c’è troppo movimento in strada?... e come mai Totonno non mi risponde come mi ha sempre risposto?" Non so quando potrò avere delle risposte a queste mie domande… poi mi dice: -Non andarci-  e, con un aspetto pienamente angoscioso, mi mostra con la mano il mercato rionale, indica le tante auto che  tornano da quella parte che spesso è stata abbandonata. Questa volta divento caldo… ma non caldo per il Sole , anzi escludo questa ipotesi visto che alle nove e trenta di mattina c’è un vento ancora freddo, ma caldo per l’ansia, per i tanti dubbi. Guardo anche io laggiù, nei pressi del mercato rionale che si svolge ogni venerdì. Poi rimetto di nuovo lo sguardo sul vecchio.
-Totò, ma ch’è successo?-  gli chiedo con curiosità. Glielo chiedo nel momento in cui decido finalmente di frantumare l’attesa.
-Due morti. Al mercato…-  mi dice sbalordito.
-Come? Nel Mercato?-  gli chiedo facendogli capire di non aver compreso  quello che intendeva dire.
-Non lo so. Ci sta la polizia; mi pare che proprio dal lato del giornalaio non si può - Lo interrompo immediatamente, questa volta con un po’ di paura. 
-Eh… ma io proprio dal giornalaio… dovrei passare da lì”.
Ad un tratto la faccia di Totonno diventa scura.  -Non lo so… è successo tutto poco tempo fa… bho, chiedi a qualcun’altra persona… e se devi passare da lì continua ad andare dritto, poi giri a destra e, anche se il percorso è più lungo, arrivi dal giornalaio -.
Scendo dal marciapiede, poi salgo su quell’altro, dove ci sta la baracca… perfino i soliti giocatori di Briscola ultra cinquant’enni volgono lo sguardo verso il mercato non prima di aver contemplato le proprie carte. Tre signore alquanto anziane attendono con delle buste della spesa tra le mani il pullman. Mugugnano frasi del tipo “Ma che peccato”, oppure “Forse era un tossicodipendente che guidava”, o ancora peggio, “Li ha sbattuti per aria... mamma mia, e tu pensa che lo teneva per mano”.
Le tre facce disperate continuano a discutere. Mi restano due possibilità: o faccio come mi ha detto Totonno, cioè che continuo ad andare dritto, o giro semplicemente a destra, da cui tantissime macchine, una dietro l’altra, tornano per essere parcheggiate da qualche altra parte. Decido di girare a destra. Il tragitto è più breve, una quarantina di metri e sto dove inizia il mercato. Certo che non ci vedo poi tanto caos; solo le macchine, tante macchine. Gli autisti hanno delle facce  confuse, tristi, sbalordite, di certo non felici. Poi vedo il fruttivendolo, quello sotto casa mia… ora funge inspiegabilmente da parcheggiatore di auto. Ma cosa ci fa lui qui? A una distanza di un chilometro dal suo negozio ortofrutticolo?
-Ma cos’è successo?-.  
Lui mi risponde prontamente, con dolore e nervosismo:  -Hanno investito mamma e figlio, circa trenta minuti fa -.
Ineffabile.
Rifaccio un flashback mentale enorme, pensando a quel dialogo tra le tre signore sedute alla fermata del pullman. Continuo a camminare, se vado leggermente a destra mi trovo nel mercato, invece… devo passare dal giornalaio, quindi non mi resta altro che attraversare la strada. Ci sono macchine che vengono e vanno via veloci,  poi vedo una striscia, una di quelle che mette la polizia che segna, come confine di passaggio, il luogo del delitto. Tanta, tantissima gente. Il suono dell’ambulanza. La gente che si lamenta, venditori ambulanti con il cellulare tra le mani. Non voglio farlo di proposito, ma purtroppo devo passare da lì; perfino sotto gli alberi c'è tanta gente: cammino lentamente. Tutte facce sconvolte. Poi riesco a vedere un corpo a terra, le braccia stese, che sono le uniche cose scoperte dal velo blu che copre la persona morta. Vedo un mio amico, e senza dirgli una parole mi viene incontro e mi dice: -Ma tu hai capito?! Mamma e figlio li hanno investiti… non possiamo attraversare questa strada che c’è sempre un idiota che ci sbatte per aria-. Resto fermo ad ascoltarlo
-Il figlio ha più o meno la nostra stessa età. Guarda lì, lo teneva stretto per mano e ora si ritrovano morti a venti metri di distanza”. 
Sbalordito.
Anche se quelle parole le avevo già sentite ora rimango sbalordito anche dalla visione, dall’immensa distanza dei due corpi. Pezzi di vita gettati: la scarpa del bambino tra le aiuole, la borsa di lei sotto il marciapiede… sono le dieci meno venti, sto fuori dal giornalaio, l’appuntamento con il mio amico era qui, anzi, lui aveva detto che era per le dieci ma di solito viene sempre prima (non so chi porterà il pallone per giocare, di certo non devo portarlo io). Ma continuo a scrutare gli sguardi della tanta gente sbigottita che guarda quei due individui gettati sull’asfalto infuocato, di una terra ingiusta e spesso apatica. Eccolo, Paolo, lo saluto, non sa cos’è successo, gli spiego tutto rapidamente, poi andiamo a giocare. Mi inginocchio e poso anche io due rose ad Angela e al piccolo Umberto, portati via da un quarantenne invalido al 100%, epilettico e che soffre di apnea notturna… tutti lo conoscono, aveva già investito altra gente, e tutti si chiedevano come mai stesse ancora al volante di una FIAT grigia, con una patente ritirata due mesi prima, che ora è completamente distrutta, come distrutte sono queste due vite, il cui sangue si è fermato a circondare una delle tante pietre d’asfalto… un asfalto che sanguina… non ci vogliono di certo i pompieri per toglierne le tracce. E ora anche il Sole è più cocente… ma non basta a cancellarne le tracce, anzi… semmai le dovesse occultare, l’asfalto continuerà a emettere sangue più cocente del Sole; è il sangue umano del ricordo… la pietra del dolore può essere tranquillamente calciata da ogni scarpa.
 
Emanuele Cerullo
 
Ad Angela De Rosa e al piccolo Umberto.

permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (1)(popup) :::: commenti (1) :::: categoria : poesia, messaggi, napoli, miei racconti

08/04/2008
Frammenti d’Autore: Ieri
Si affacciò alla finestra, vuoi per sentir cinguettare gli uccelli, vuoi per contemplare il cielo privo di polvere: vide sottocchio un pallone che andava per aria e tornava giù, ricordò quelle partite di calcio con gli amici. Si riguardò quasi con rimorso le sue mani invecchiate. Invecchiate dal tempo, da quei giorni che erano come una voragine che era così immensa ma che a superarla non bastava nulla. Chiuse la finestra, andò in cucina, rivolse il suo sguardo con quello della moglie; a vivere c’era anche il ricordo. Quelle mani erano diventate improvvisamente giovani… era solo ieri…un’ esperienza passata, ormai.
Emanuele Cerullo

permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (1)(popup) :::: commenti (1) :::: categoria : vita, messaggi, miei racconti, miei frammenti, miei raccontini

04/04/2008
Quei due gli coprono quella poca luce che gli era rimasta per vedere qualcosa di più chiaro… così lo massacrano… quando l’inerme comincia a sgolarsi e a chiedere aiuto, i due gli dicono le ultime parole
- Così vediamo se continuerai a parlare… non vogliamo sentirti più… ti abbiamo ignorato già per troppo…
Il ragazzo riesce a stento a prendere il suo libro, lo apre e fa esalare il sapore dei suoi pensieri, sciogliendo quelle minacce come cera… poi si alza guarito… ascolta il vento che gli passa per le orecchie, si gira indietro… quei frammenti di cera sono stati portati via dalla brezza…
 
Emanuele Cerullo
A Peppino Impastato e a tutti coloro che sono stati uccisi dalla mafia per il proprio impegno sociale.

permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (3)(popup) :::: commenti (3) :::: categoria : poesia, miei frammenti, miei raccontini

03/04/2008
Quell’addio rimase… ed egli se ne accorse che era più potente della brezza che portò via il profumo di Lei; che era un addio permaso come quel segno delle labbra sulla sua guancia sinistra. La vide andare via quasi di fretta, e non trovò il modo di aprire la bocca, impedito dalla sua lingua spezzata e dalle orecchie che cominciavano a rombare. Dopo quel bacio non ci fu alcun dialogo tra di loro. Ma Lei continuava ad allontanarsi. Sembrava sparire… ma della sua voce non rimase altro che un sussurro indelebile, che lo riscaldò da quel freddo addio.
Emanuele Cerullo

permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (2)(popup) :::: commenti (2) :::: categoria :

03/04/2008
Rimasi a terra, nell’angolo, massacrato da quelle parole, crocifisso da quelle calunnie. Poi mi rividi, contemplando le mie gambe sature di colpi sanati da questa poca luce, le mie mani sporche pulite con l’asciugamano dei miei desideri; vado sotto la fontana del destino, mi bagno la faccia con l’acqua limpida della coscienza… ma non posso fare a meno di guardare quella porta che mi fa ricadere ancora più in basso…così lontana… eppure c’è luce, più luce di questa stanza buia e umida.
E’ la sua voce che mi fa varcare la soglia del mio futuro.
Emanuele Cerullo