30/05/2008
Eccolo. Come sempre Lei si sente appesantita, si sente pugnalare nella sua mente la presenza di lui. Le chiavi di casa, tolte dalla serratura, vengono gettate sul tavolo della cucina. Un’altra ferita.
Non ce la fa più … è una tortura, una tortura umana. Ed ecco anche la sua voce, brutta, grossolana ma forte. La tocca con quelle mani che lei ormai conosce bene; ha già assaporato le precedenti botte, quando le tirava i capelli, quando, a ogni suo torto, rispondeva sempre con le mani. Le lacrime di lei non bastano. Anzi: non servono, per sfogarsi; se ne stanno sull’estremità dell’occhio, scendono cocenti come il fuoco. La sento gridare … nemmeno la voce basta, per sfogarsi; movimenti agitati, le mani di lui sono chiodi che la crocifiggono di tortura, schizza sangue di sfogo, fa male. Quei chiodi nella carne della ribellione sono ancora più forti. L’ultimo urlo di lei, seduta nell’angolo col trucco consumato, rimbomba nella stanza vuota … la sento gridare, ancora un’altra volta.
Emanuele Cerullo
Trovo che Emanuele abbia descritto questa orribile, insopportabile vicenda con una passione poetica inaudita. Le sue parole entrano, perforano le nostre anime proprio come quei chiodi, le mani di lui su di lei, portavoci di una violenza "umana" a cui non vorremmo mai assistere. Essa ci ricorda che l'uomo è un essere che può "ammalarsi", che può divenire una bestia feroce. Il fatto di poter vedere, poter reagire, poter parlare ci rende uomini; il problema è quando nasce dentro di te un sentimento strano, mai provato, un sentimento di timore, perché quella "bestia" ha due occhi, due mani e una bocca proprio come te. Potresti essere tu.
L'uomo è un essere malato.
E con le lacrime agli occhi che scrivo queste cose, lacrime per quel genere umano che amo e che vedo scomparire nei tratti feroci di questa "animalità" che quotidiana si brucia nel vuoto di una stanza d'albergo: le sue mani su di lei, tutta l'angoscia e il terrore di essere indifeso trasuda dalle pareti e giunge sino alle mie stanze. Come un discepolo durante le passione del Cristo non riesco ad abbracciare la sua croce, quanto vorrei asciugarle le lacrime e lavarle il sangue dal volto, invece, la sento gridare.
Flavia B.
25/05/2008

Sta quasi per avvicinarsi l’ora di pranzo, e quella baracca verde vede scomparire come dei fantasmi i suoi ospiti giornalieri. La Gazzetta dello Sport viene ripiegata e gettata lì sul tavolo che ha accarezzato ogni cosa, comprese le mani e la stoffa dei vestiti dei giovani che, di sera tarda, affollano tutto il marciapiede. Non salutano nemmeno. Se ne vanno a testa bassa con le mani nelle tasche. Alfonso e Salvatore restano seduti; guardano la strada, guardano le macchine che a un certo punto non vanno dritte ma si spostano più a sinistra perché ci stanno delle cose variegate che bloccano il loro perfetto tragitto. E se ne stanno zitti. Solo Emanuele rompe il silenzio…cantando.
- Chist’è ‘o Paese d’o Sole…Chist’è ‘o Paese d’a munnezza…
Si siede di fronte ai due, posa sul tavolo delle carte napoletane, fresche, appena comprate:
- Mo’ facimme ‘na cosa: chi avence contro a mmè, ‘o faccie faticà dint’a ll’Asìa.
- Parla italiano, Manue’… altrimenti l’Italia non potrà mai capirci…
- Alfò… gioca tu, dai… per una volta la smetti di vedere ‘sto panorama poetico, che ti da’ così tanta ispirazione!!!!...
- Che gioco?
- Facciamoci ‘na scopa… che ci vuole pure… pulire, spazzare!
Salvatore rappresenta lo spettatore… è seduto distante dai due sfidanti di scopa… continua a contemplare quelle auto. Mentre Emanuele distribuisce le carte fischiettando, Salvatore mugugna
- Dobbiamo reagire… noi siamo cittadini, protestare contro le ingiustizie è nostro dovere!
- Già… - gli risponde Alfonso mentre si accende una sigaretta – tutto ‘sto fumo nero per l’aria ci fa male…
- E tu pensa che faccio confusione nel distinguere tra l’asfalto e la roba nera che viene bruciata…
- Diossina… è diossina – interviene Emanuele mentre concede un primo sguardo sulle sue carte
- Eh… e mica è niente!
- Shhh… zitto Toto’… ché qua chi vince pulisce l’intera città così non moriremo più di tumori per aver respirato quest’aria…
- Mi ci gioco la casa io, invece… con tutta questa disoccupazione, secondo te, danno il posto di lavoro al primo idiota che passa?
- vabbè… comunque non rompere, fammi giocare
Quattro carte sul tavolo:
Due di Spada, Sette di Denari, Quattro di Coppe e Asso di Bastone; parte Alfonso
- Tengo Dieci di Denari… e mi prendo: Sette di Denari, Due di Spada e Asso di Bastone…
- Azz… uà però che fortuna…
Salvatore scoppia dal ridere… poi fa:
- Quell’Asso di Bastone lo darei in testa, al Sindaco
- ‘O rrè... quelli che tutti credono di essere… ma alla fine sono tutti schiavi delle proprie idee che li intrappolano nella rete della confusione
- Questo l’ho letto nel tuo articolo su quella rivista locale…
- E…comunque… quel re ha preso il Due di Spade…
- Punge!
- No, anzi, le avrà prese perché non ne avrà manco una di spada!... Ecco… La presunzione di essere Re… e poi non hanno nemmeno le armi per combattere
- Proprio come il nostro Presidente…
- Lasciamo stare Totonno… che poi c’ha pure il mio stesso nome!...
- E poi hai preso pure un Sette di Denari
- Vale tanto! Te lo dice Salvatore, uno che se ne intende di scopa…
- Seh… e poi si mette a vedere il cassonetto che brucia… ma dai! Persino dei truffatori dello Stato come quelli ne hanno tanti di Denari…
- Truffati… da noi, per giunta… dai Manue’, gioca
- Getto Dieci di Coppe
- Bravo… e questo pure c’è l’ho!...
- Oh, Toto’… non è che gli stai suggerendo qualcosa?
- Noooo… io vedo quel cassonetto che brucia… Intanto se uno di voi ha un quattro, ha fatto scopa
- Bho… io no
- Nemmeno io…
- Allora getto un Sei di Spade
- Eh…vai Manue’… che sei spade ti bastano per ferire il nemico e andare al potere
- Io qua ne ho dieci… di spade… Scopa!
- Una carta hai gettato e hai fatto subito scopa…strano…
- La Sinistra ha messo in ginocchio il nostro Paese… ma noi lo rimetteremo col culo per terra… Rialzati, Italia! – esulta Emanuele.
La partita va avanti a sbalzi, non c’è né un vincitore né un perdente provvisorio, sono a parità.
- Uh, quanta gente c’è lì in fondo… eppure, strano, ma ce ne siamo accorti adesso…
- Quel fumo è ormai sparso nell’aria del Vesuvio, di Pulcinella, della pizza…
- Non pronunciarmi la pizza, che a pensarci ci rimango male
- Sì, anche io… falla fare fredda, tanto non ha più il suo sapore originario…
- No… che hai capito!... Ieri mi stavo affogando con la mozzarella della pizza…
- E’ diossina… anche la mozzarella… ancora non lo sai?!
- Sìsì, questo lo sapevo...
Come sempre, interviene Salvatore:
- Però io sono del parere che solo i turisti possono dire Ah, che buona la mozzarella napoletana!
- Eccerto – risponde Alfonso – tanto non vivono con i propri occhi la verità
- E comunque non respirano l’aria come la respiriamo noi
- Certo, Emanuele… c’hai ragione...
- Questi suoni squillanti delle sirene mi danno fastidio…
- Sono uno, due… tre, quattro… cinque camionette della Polizia
- Ma che è! Il G8?
I tre scoppiano dal ridere… si alzano, le carte rimangono lì, alcune spazzate via dal vento, altre intatte, come quel Re… anche loro fanno piangere di ruggine la baracca sempre più sola.
E’ ora di pranzo. Nel TG della Regione si vedono immagini violente, di guerra.
Vedendo quelle immagini, Emanuele pensa che Alfonso abbia sbagliato nel prendere le carte. Di bastone non c’è ne uno solo… ma tanti… bastoni che non vengono scaraventati ai politici, ma ai cittadini. Negli occhi di quei tre c’è la vergogna, la rabbia, il dolore…
- Mamma, guarda quel gabbiano!
Indica un bambino per la strada.
E intanto Emanuele continua a pensare che quel Re non c’è… quelle spade pungono, ma si vede solo dall’apparenza… ora, sul Tavolo, ci sono rimasti dei bastoni che feriscono la società.
Emanuele Cerullo
24/05/2008
"Premio D eci e lode"
Premio Dieci e lode
Attestatomi - con grande onore - da Flavia Balsamo:
"Consegno il premio dieci e lode ad Emanuele Cerullo per bravura, simpatia e grande affetto".
Grazie Violet!!!!!!!!!!!
14/05/2008
Sì, lo ricordo, è lui. Quando ci minacciava che se non gli prestavamo una penna si avrebbe picchiato, quando andava a raccogliere i frutti dagli alberi… quando a scuola andava sempre nel bagno delle ragazzine per maneggiarle violentemente, quando rubò il cellulare del mio amico e lo pestò, quando, ai semafori rossi, si apprestava alle macchine riuscendo sempre a rubare qualcosa senza lavare i vetri, se gli autisti non volevano… il suo sguardo non è cambiato, se veniva offeso era sempre pronto con le mani, se dicevano che suo padre stuprava le bambine s’incazzava ancora di più. Eppure quanti anni sono passati… liceo, università, ora con una moglie e con un figlio che tengo per mano… e lui è lì, che chiede l’elemosina
- Ma va’ a lavorare, cammina! – risponde un’anziana signora dal balcone del primo piano. Sembra un mulo bastonato, apre la mano rivolgendosi ai vecchietti che si siedono lì Ogni Domenica, prima di mezzogiorno;
- Ma vattene!... Ritorna nel paese di cui sei nato e cresciuto… - dice un vecchio… poi interviene l’altro, che, con cenno di diniego, dice:
- Nah… quello viene qui in Italia perché le pene sono più leggere… avrà sterminato una famiglia intera e grazie all’indulto o a ingiustizie è libero il giorno dopo. Dove sta lui invece le pene sono più pesanti… è vero, Amico? Mi dispiace, ma di spiccioli tengo solo questi sul tavolo per giocare a carte, ora gira al largo, assassino
- Che politica ingiusta – esclama uno dei tanti vecchietti in piedi – vergognati…
Io sono solo un viandante che ha vissuto appieno quell’istante. Anche se tutto è sembrato effimero, mi è bastata la sua voce e il suo sguardo per capire chi sia. Sì, lo conosco: è Eusebiu, viene dalla Romania…
Emanuele Cerullo
14/05/2008
Ti racconto questo perché ieri non sei sceso in piazza.
Siamo andati al solito posto, sotto la Statua, lì ci stanno tutte quelle panchine sulla quale ci sediamo sempre… a un tratto abbiamo visto il barzellettiere, che a mezzanotte era ancora in piedi; sìsì, era mezzanotte o forse più, e tu lo sai bene che a mezzanotte di solito in piazza non c’è quasi nessuno, esclusa quella gente che passa, prende qualcosa nel Bar e se ne va… come? No, Giovanni manco è venuto, non so perché… aspè, fatti raccontare prima, poi ti spiego… e… comunque, Ciro il barzellettiere c’ha fatto fare due risate, e mentre Roberto se ne stava lì ad ascoltare Ciro, io e Adriano andiamo verso i negozi. Siamo scesi verso via Cervantes, abbiamo aspettato che ci raggiungesse anche Roberto, per andare nella Disco. Già fuori ci stava un casino enorme, delle ragazze punk, e Roberto va matto per le ragazze punk, eh! Infatti ne conobbe una, Alessandra, che è una patita per Avril Lavigne. Adriano invece scelse una metallare proprio… incredibile, gli anelli e gli orecchini che avevano più pesantezza di lei, ‘sta metallare mi pare che si chiamava Martina, e stesso Adriano mi fece conoscere l’amica della metallara, Melissa, non proprio metallara ma nemmeno patita per il metal. Entrati nella Disco dopo qualche ballata ho visto già Martina che stava seduta sulla gamba destra di Adriano, non so che stavano bevendo; Roberto non s’era fatto vivo, bho… da quando ha stretto la mano ad Alessandra non l’ho visto più. Io ballavo con Melissa… cosa? Si, come sempre, era molto affollata la Disco… no, Francesca non l’ho vista… comunque, ti dicevo… oramai a ‘sta Melissa la conoscevo abbastanza bene, lasciamo stare la musica che ascolta che solo a pensarci mi viene da vomitare…. Teneva ‘na gonna di quelle che portano le ragazze amanti del rock, con dei quadrati neri e rossi… eh vabbè, metallara o punk, sempre quello è il contesto. Ci siamo scassati, quella musica house mi stava facendo scoppiare la testa, arrivò il momento che dovevo riposarmi un po’. Così presi per mano Melissa, punk, metallara o quello che dici tu, e ci andammo a sedere sul divano dove prima ancora stava Adriano. Abbiamo fatto due chiacchiere così, tanto per rilassarci, poi abbiamo mangiato un hot-dog io e lei. Rivedo finalmente Roberto… come? No, non so dov’era… è spuntato all’improvviso… oh, e ti dico che non l’ho mai visto in quel modo! Era pallido, mi disse che ci faceva male la testa, che voleva tornare a casa perché si sentiva troppo debole. Anche ad Alessandra la vedevo abbastanza shockata. Poi vabbè, in quel caos di musica non si capisce mai un cazzo. Io e Melissa ci tenevamo mano per mano, non come dei bambini ma come due fidanzati. C’ho fatto ‘sto paragone per farti intendere, ma non è che siamo due fidanzati ma la tenevo per mano per non farla scappare. Ci siamo seduti sul divano. Dopo qualche secondo è arrivato anche Adriano, ma io e lui in quel momento era come se non ci conoscessimo. Io e Melissa diventavamo sempre più… non so come dirti… intimi; non so in che modo, ma pareva che più passava il tempo e più la conoscevo meglio. Beviamo velocemente un bicchiere di aranciata: finisco prima di lei. Quando Melissa finisce di bere, fa tutto da sola, credimi; si alza, posa il bicchiere sul tavolino, un po’ distante dal divano, e si siede tra le mie gambe, rivolta verso di me; l’ho baciata, sono partito subito, ma lei era più eccitata di me. Quel bacio non finiva mai; io intanto la toccavo nei fianchi e lei col suo smalto rosso mi tolse il cappello e mi passava la sua mano tra i miei capelli. La sua minigonna faceva solo da velo, era seduta proprio col culo sulle mie gambe! E’ stata ‘na cosa veloce! Posò il bicchiere e lentamente si avvicinò a me, non avevo previsto nulla in quel momento, che tra l’altro non ci fu alcun dialogo. I miei polpastrelli finirono per sfiorare le sue calze, quelle di rete… sottocchio vidi Adriano con la sua Martina… oh, pareva che la stesse picchiando! Rivolsi lo sguardo sul mio orologio; erano le tre e un quarto!
Stamattina mi sono svegliato alle undici, tutto distrutto. Dopo un po’ mi ha chiamato Adriano… m’ha detto che Roberto è in ospedale perché stanotte ha fatto uso di droghe… ma ti giuro che io non l’ho proprio visto più! Era proprio scomparso… vabbè, speriamo non sia grave… tu piuttosto fammelo sapere, dopo ‘sta chiacchierata temo che il credito sta per terminare, mi scoccio di andare a ricaricare la scheda, pure perché oggi è Domenica.
E… comunque, tornando al discorso di prima… è stata una delle notti che sono durate un secondo… prima che mi chiamavi ho ricevuto un SMS da Melissa, dicendomi che stamattina s’è svegliata ancora con il mio profumo addosso a lei. Domani comincia n’altra settimana e…forse la rivedrò Sabato prossimo. Massì! Come una sigaretta… una fumata e…via. Mo’ mi vesto, chiamami tra un’oretta…
Emanuele Cerullo
10/05/2008


Dopo l'incontro con l'africano Celestin Twizere (in entrambe le foto io sono il primo a sinistra, col giubbotto nero) che ha portato la sua testimonianza della cultura e della vita in Africa, l'associazione dei Giovani per la Pace e la Comunità di Sant'Egidio ha organizzato un'altro incontro. Anzi, più che incontro sarà un viaggio, un viaggio per la città di Napoli. Qui di seguito il file .pdf del volantino di cui potete tranquillamente scaricare... vi scrivo in anteprima le tappe:
28 maggio, mercoledì, gita solo pomeriggio (Museo di Capodimonte)
4 giugno, mercoledì, gita solo pomeriggio (S. Martino)
6 giugno, venerdì, gita solo pomeriggio (S.Elmo)
11 giugno, mercoledì, tutto il giorno (Centro Storico di Napoli)
09/05/2008
La 1^i, classe del Liceo Scientifico "Elsa Morante" di Scampia, è reduce da una sconfitta dolorosa; niente di nuovo, quelli erano di un Liceo Classico di Benevento, partivano già in un modo alquanto avanzato. Leggemmo un libro di Peter Hoeg, Il senso di Smilla per la neve, e dovevamo rispondere ad alcune domande... era un quiz "letterario", diciamo così. Il nostro e quello del liceo classico beneventino era uno squadrone composto da due classi, 1^i e 2^i. Io ero in "seconda fila", ma in un batter d'occhio mi fecero sedere vicino a colui che aveva il foglio con le domande da rispondere perchè, appunto, le domande entravano nel mio contesto. Soddisfatti: soddisfatti di un dieci pari prima, e di un quindici pari dopo. Gran parte - direi quasi tutte - le domande erano state risposte da me, con il sottofondo fastidioso degli altri amici che suggerivano e degli altri che dicevano Fai rispondere a Cerullo! Ma, come già detto, era un Liceo Classico... e vinsero 26 a 21.

Ieri, invece, la nostra prof. di italiano ci dice che forse parteciperemo al Premio "Elsa Morante", di cui è Presidente un'illustrissima scrittrice di cui ammiro: Dacia Maraini. Lo so perchè mi sono informato dopo quel forse parteciperete della prof. Non esiterò a candidarmi come Rappresentante dello Squadrone, questa volta.
06/05/2008
Qualcosa mi attrae; forse la tua presenza. Restiamo entrambi seduti su queste sedie, uno di fronte all’altro: mi guardi spesso, sottocchio, mi elargisci dei sorrisi che…attraggono; ecco, forse questo mi attrae. Di te. Ti alzi per andare al bar; l’altra te stessa è ancora lì, hai dimenticato gli occhi che stanno ancora a guardarmi. In ogni tuo gesto perfetto e dolce, termini sempre col volgere lo sguardo verso di me. No, il nostro non fu un incontro. Sei una delle stelle delle Pleiadi che rifulge più delle altre… sei una forza d’attrazione. Chissà se ti rivedrò…
Emanuele Cerullo