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28/07/2008

Ebbene sì. Dopo i Tokio Hotel sono arrivati i cosiddetti "Cinema Bizarre". E' veramente bizarra la somiglianza tra i due gruppi, entrambe sono band tedesche, entrambi i gruppi hanno due solisti che si somigliano molto (Bill Kaulitz, solista dei Tokio Hotel, ha dichiarato: "ora ho qualcuno che è diverso come me"), e usano più o meno lo stesso genere musicale. L'altra cosa che i Cinema Bizarre stanno portando ad avere una somiglianza con i Tokio Hotel, è quella di essere il prossimo disastro e la prossima vergogna della musica, i Tokio Hotel, a quanto pare, già lo sono. Hanno rovinato i fans, coinvolgendoli nella moda dell'Autolesionismo, una sorta di "dichiarazione" dimostrativa, cioè se mi taglio le vene ho dimostrato che sono Emo e che amo i Tokio Hotel più di ogni altro fan. E' una moda, questa, che sta "culturalmente" distruggendo moltissimi adolescenti, visto il loro modo di persuaderli non facendo notare la loro bella voce, ma facendo gesti sessuali che sono diventati simbolo di ammirazione di questi gruppi-scandalo della musica moderna che, mi auguro, possano scomparire al più presto assieme a questa moda raccapricciante, anche se, d'altronde, quello che volevano l'hanno ottenuto. La Persuasione spesso è un gesto negativo. Non ci resta che sperare una sola cosa, che tra molti anni i critici musicali non saranno costretti a paragonare il fenomeno Tokio Hotel/Cinema Bizarre a quello dei più grandi artisti della musica, ma a paragonare il fenomeno Tokio Hotel/Cinema Bizarre al Massacro della Columbine High School, in cui 2 studenti aprirono il fuoco e uccisero 13 studenti e un insegnante, e 24 feriti. Causa di questo è stata la loro influenza musicale verso Marilyn Manson. La stessa cosa faranno i fans di queste due "band". Solo che non utilizzeranno le armi da fuoco, ma le lamette.

PS Dimenticavo un'ulteriore influenza: l'ateismo.

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23/07/2008

Giusto un post per segnalarvi che sono ancora vivo... sto facendo il corso di recupero di Storia, finisco tra due giorni, venerdì. Sto scrivendo un racconto, finora sono arrivato a sette pagine e molto probabilmente continuerò a scrivervi quante più pagine riesco a scrivere. Sto scrivendo anche delle piccole riflessioni, non so se le pubblico tutte sul blog perchè ho in mente di pubblicarle in e-book. Pubblico qui di seguito una poesia di Martha Medeiros (e non di Pablo Neruda) che si intitola "Lentamente muore" (sia chiaro, l'ho messa non perchè l'ha letta don Mastella in Parlamento)... mi ha dato una certa ispirazione, così ci ho messo sù due parole. Sciocche e certamente da non confrontarsi con quelle della Medeiros.

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.
Martha Medeiros

e lentamente muore anche
chi si accontenta
di quel poco
che il mondo 
gli offre,
seppellito
dalle amare
calunnie
dei fraintenditori...

lentamente muore
chi viene compreso
solo da chi sa comprendere
e ricalca gli stessi pensieri
quasi da arrugginirli...

lentamente muore
chi ama
e non viene amato...

lentamente muore
chi parla
e non viene ascoltato...

lentamente muore
chi scrive
e non viene letto...

improvvisamente muore
chi ha vissuto
e non ha saputo sfruttare
questa fontana
di vita.

ah, un' ultimissima cosa a tutti coloro che andranno a commentare e soprattutto ai miei amici bloggers... chiedo a loro (possibilmente, non è obbligatorio) di propormi uno pseudonimo, per me ovviamente... io non ho proprio una bella fantasia...

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17/07/2008

Vi incollo qui alcuni video che riguardano la nostra situazione politica ma soprattutto dell'emergenza rifiuti qui a Napoli... il primo è uno sketch tratto da "Due comici in Paradiso" con Biagio Izzo. Il secondo invece è un video in chiave ironica della situazione italiana attuale, con una canzone napoletana di cui ho messo anche la traduzione sotto al video ma vale la pena prima vedere SOLO il video e poi magari dopo rivederlo leggendo la traduzione. Alla fine ci ho messo una rappresentazione magnifica su Napoli, una frase tratta da "Napul'è" di Pino Daniele.

 

 

 Il Testo della Canzone in Lingua Italiana:

Zoccole Zoccole Zoccole a migliaia
ne nascono cento per ognuna che ne muore
Zoccole Zoccole Zoccole pelose
che vanno rosicando qualsiasi cosa
e lasciale rosicare...
Zoccole zoccoloni e zoccolelle
ma certi pezzi di zoccole sono belle
Zoccole Zoccole fanno sempre figli
ma anche i figli delle zoccole sono figli
e non vogliono morire (lasciare il posto)
e non vogliono morire (lasciare il posto)
Zoccole Zoccole Zoccole affamate
che per continuare a vivere si sono organizzate
Zoccole Zoccole Zoccole felici
perchè tra loro le zoccole sono amiche
e non si lasciano fregare
Zoccole Zoccole non le vuole nessuno
la gente le elimina uno ad uno
Zoccole Zoccole Zoccole sono tante
e vivono a dispetto di tutti.
e non vogliono morire (lasciare il posto)
e non vogliono morire (lasciare il posto)

 


...

15/07/2008
Immaginiamo di fare una passeggiata… per strada
Mi accorgo che il mondo non potrà mai essere completamente pulito per via di tutti questi sporchi strumenti musicali: L’invidioso che pugnala l’invidiato e lo fa crollare essendo ingenuo, il violento che ammazza un uomo perché quest’ultimo l’ha ferito con la sola arma della parola… si incontrano alcune parole che fanno starnutire, altre che precedute da un abbraccio o da un bacio ti fanno sorridere e sperare, e alcune che ti fanno indignare; pronunciano delle parolacce del tipo: esagerazione, ribellione, vendetta, odio, invidia…e poi dicono che l’aria s’inquina…e poi non mi venite a dire che l’astratto e il concreto sono due cose diverse, anzi sono così uguali che vengono confusi: c’è chi ha l’opportunità di afferrare perfino un sogno, ma lo strangola troppo…c’è chi può abbracciare la vittoria, ma non le va in contro... nella vita c’è chi ci ha preceduto: a un passo dalla morte non sono mai stati soddisfatti della vita che hanno fatto, che non l’hanno saputa sfruttare al massimo, che è stata per loro troppo breve.
Poi, sempre per questa strada, mi fermo e chiudo un romanzo letto e straletto, parole che sono state talmente interpretate spesso che sono state arrugginite, e penso che d’altronde ho uno scrittore preferito. Quello che dà un ardore alle parole, che brucia come fuoco l’incertezza e lo spegne con l’acqua fresca della grinta e della passione; quello che saprà che non getterà mai la sua penna perché la penna non getterà mai lui; quello che distribuisce segni di punteggiatura a dritta e a manca, quello che sa persuadere i lettori con le sue riflessioni. Quello che COMPRENDE e SA FARSI COMPRENDERE, quello che viene trafitto dal fraintendimento quando l’espressione è l’unica cosa dietro l’angolo opaco. COMPRENDE perché ha i giusti mezzi per comprendere: lasciare spazio all’intuizione, falla accomodare ma farla togliere le scarpe perché il pavimento della mente è bagnato dal ragionamento e c’è quindi bisogno che il Sole della ragione riscaldi l’intera casa del pensare. SA FARSI COMPRENDERE perché raccoglie le armi giuste per l’interlocutore. E’ certamente un ottimo contemplatore, uno che usa una grammatica personalizzata ma comprensibile, ma soprattutto, il mio scrittore preferito è colui che non ha imitato nessuno nel suo stile, che leggendo tante opere di tanti autori ne ha fatto una ricetta variegata ma propria come il suo scrittorio che si regge col forte legno delle sue parole che non vengono mai demolite ma che rimangono intatte grazie agli accenti forti delle vocali e alla durezza delle consonanti. Ebbene, tra tante cose che ho letto, il mio scrittore preferito ancora non è venuto fuori. Mi fermo, sono arrivato sotto casa.

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06/07/2008

Repubblica — 12 giugno 2008   pagina 4   sezione: NAPOLI

«Scampia non è solo Gomorra, che offre ai lettori e agli spettatori una visione unilaterale del quartiere». Va controcorrente il sindaco Rosa Russo Iervolino che in mattinata a Palazzo San Giacomo, durante la presentazione di un libro sulle esperienze di volontariato nell' area Nord della città, non si iscrive alla valanga di elogi che da anni accompagna il libro, il film premiato a Cannes e lo spettacolo teatrale di Roberto Saviano e Mario Gelardi che apre oggi il Festival "New plays from Europe" di Wiesbaden, in Germania e che in autunno andrà in scena anche a Berlino per poi fare tappa in Francia e in Spagna. Non si unisce al coro di elogi la Iervolino e, anzi, sottolinea un dato: «Gomorra non racconta fatti inventati. Parla di cose vere, reali, mettendo però in evidenza solo la parte negativa di Scampia ignorando tutto ciò che di positivo c' è in città a cominciare dal forte tessuto sociale sano e dalle tante esperienze di volontariato. Si racconta solo ciò che c' è di più negativo ignorando tante esperienze belle e importantissime per il quartiere e per la città». Le analisi del sindaco Iervolino hanno avuto come scenario la sala della giunta di Palazzo San Giacomo nel corso della presentazione del libro "Dalla periferia del welfare al centro della solidarietà" di Fabio Corbisiero ed Elisabetta Perone con prefazione a cura di Enrica Morlicchio. Libro curato dalla Gesco edizioni. Un dibattito in cui sono intervenuti, assieme agli autori: la professoressa Enrica Morlicchio della facoltà di Sociologia della Federico II, il presidente dell' agenzia di promozione sociale e sviluppo Gesco, Sergio D' Angelo, il presidente della Municipalità Piscinola-Marianella-Chiaiano-Scampia Carmine Malinconico e Fabrizio Valletti, direttore generale del centro Hurtado. La Iervolino ha ascoltato gli autori e gli invitati, poi ha elogiato il lavoro prendendo Gomorra come unità di misura. «Scampia - ha detto il sindaco rivolta a tutti i presenti - non è solo Gomorra e la dimostrazione siete voi che oggi siete venuti a Palazzo San Giacomo e che ogni giorno lavorate nelle periferie e in tutte le aree più degradate della città. Voi del volontariato che meglio di ogni altro conoscete i problemi dei quartieri e che con il vostro lavoro arginate la malavita e allo steso tempo fate emergere la parte sana del tessuto sociale della nostra città». «Non dico - ha aggiunto la Iervolino - che Gomorra racconti storie inventate. Tutt' altro. Dico un' altra cosa. Dico che racconta solo la parte negativa. Ma non è così. Scampia non è solo Gomorra così come Napoli non è solo Gomorra. Napoli e il suo territorio. E io mi sforzerò, continuerò a sforzarmi per continuare a parlare e per fare emergere la parte positiva della città. Che c' è, esiste, lavora e che troppo spesso è dimenticata. Una realtà difficile da raccontare. Perciò il libro di Corbisiero e Petrone andrebbe letto da tutti, soprattutto da chi ha letto o visto Gomorra. Per avere così un quadro completo sulla nostra realtà». (o. l.) - OTTAVIO LUCARELLI

 

La Iervolino cura una rubrica su "Pocket", un mensile online. Nel numero di giugno '07 parlò di me. Potete tranquillamente leggere il suo articolo cliccando qui

04/07/2008

Solamente cinque sono stati i Napoletani a toccare la bottiglia, quella del Premio Strega. La prima volta è toccata a Ennio Flaiano... poi a Raffaele La Capria, con il romanzo "Ferito a morte", edito da Bompiani, nel 1961, poi a Michele Prisco nel 1966 con "Una spirale di nebbia" (Rizzoli), poi a Domenico Rea nel '93, con "Ninfea Plebea" (Leonardo) e, infine, a Domenico Starnone, con "Via gemito" (Einaudi).

Ieri un altro napoletano, Ermanno Rea, è arrivato secondo con soli 50 punti di distanza dal primo, dal vincitore assoluto, Paolo Giordano, torinese, 26 anni...professione? Fisico. "La solitudine dei numeri primi" è il titolo del suo libro... un titolo bellissimo, attraente, poetico... protagonisti del romanzo due ragazzini. Quei numeri speciali, che i matematici chiamano primi gemelli: due numeri primi separati da un solo numero pari, vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero. Una storia sofferta, senza speranza, lucidissima sul dolore dei giovani d'oggi. Diverso tema invece per Ermanno Rea che, purtroppo, non è riuscito a vincere questo premio. "Mi sono proiettato in questo mondo che non conosco assolutamente perchè arrivo da cose assolutamente diverse in qualche modo".

Il primo video è il momento della premiazione, con una giuria presieduta da Niccolò Ammaniti, vincitore della precedente edizione del Premio Strega... il secondo video una semplice intervista all'autore emergente vincitore del Premio Strega 2008...

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