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26/08/2008
Una data che Marisa, nata in Italia, ha tracciato con una "X" forte e chiara sul suo calendario canadese. Un giorno che è si avvicinava piano piano, poi, finalmente, è arrivato. Ha cominciato a respirare l'aria di una Napoli che dalla sua Toronto vedeva come un Terzo Mondo. Ebbene sì. Ho incontrato Marisa Datri. La sua entrata a Napoli l'aveva commentata con una chiamata al sottoscritto, urlando emozionata "I CAN'T BELIEVE!". Poi, il giorno dopo, ha incontrato la Peste in persona, ovvero il sottoscritto. In compagnia di mio fratello e di mia cognata, entriamo nell'albergo. La chiamo, le dico sottovoce (mica potevo urlare) che sono nell'albergo. L'ascensore si apre, ma esce un'altra persona. Sarà facile riconoscerla, avendola vista in foto e in webcam. Alzo la testa e contemplo il bellissimo lampadario, poi abbasso la testa, sento un rumore di tacchi a spillo, è proprio lei. "Non mi avrà visto", penso io, vedendola con gli occhiali da sole. La chiamo con un "we" strettamente napoletano, Marisa si gira, mi ha visto, rimane bloccata. Poi ci abbracciamo. Continua con il suo "i can't believe". Ci avviamo verso il Parco Virgiliano, luogo in cui è previsto l'incontro anche con un'altra blogger (e scrittrice che ammiro tantissimo): Flavia Balsamo, alias giaciglio. Ci fermiamo su una salita che affaccia su una vista splendida di Napoli. Un luogo pieno di turisti, ma Marisa non vuole sentirsi una turista, "Mica sembro una turista?", mi chiede. Ne approfittiamo per fare due foto. Le prime foto.

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(mio fratello, Marisa e il sottoscritto)

Eccoci fuori al Parco Virgiliano. Altre foto.

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(Marisa e il sottoscritto)

Mentre ci dirigiamo verso l’entrata del Parco Virgiliano, ecco una ragazza coi capelli biondi e occhi  azzurri che da lontano urla “PESTE!” riferendosi al sottoscritto. E’ Flavia. Abbraccia prima la sua “gemellina”, Marisa, poi il suo “fratellino” Emanuele. Andiamo in un bar nelle vicinanze. Ecco le prime foto assieme a Flavia e Marisa.

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(io e Flavia - giaciglio)

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(a Flavia le arriva una pernacchia nell'orecchio)

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(i tre Vip in Posa )

Ci dirigiamo verso il Parco Virgiliano.

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(ora che ci faccio caso, non riesco a capire come mai nelle foto sto sempre a destra )

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(La Canadese, La Filosofa e... Emanuele)

Lo Stile Violet Punk: Cappello Punk, maglia con un palazzo di Londra e con strisce violette, jeans hip hop, scarpe punk. Ecco una foto bizzarra, Flavia mi mette in testa il suo cappello, e mi scatta la foto.

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("Non è bello il cappello, ma proprio chi lo indossa"... parole di una ragazza che "mi conosce" )

La maglia che indosso mi era stata regalata proprio da Marisa a Natale, un pacco consegnatomi in persona da Alfonso, dark44 per gli amici di splinder.

Un giro enorme nel Parco Virgiliano, tra chiacchiere e un Sole che come si suol dire “spacca le pietre”.

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(permettete... faceva un caldo pazzesco quel giorno...)

Poi, finalmente, decidiamo di andarcene a casa (13.40, quasi ora di pranzo!). Passiamo per lo Stadio san Paolo. Flavia è tifosa del Napoli più di quanto lo sono io. Eccovi una dimostrazione di un coro da Stadio che non conosco perfettamente, duetto con lei solo sbattendo le mani e cantando a bassa voce e scarsamente. Eccovi un video, poi alcune foto.

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 A casa. Marisa, appena sulla soglia, comincia a emozionarsi, e piange. E’ una che si emoziona facilmente, molto emotiva. Dopo aver preparato la tavola, mostro a Flavia e Marisa la mia casa e, soprattutto, il mio “studio”. Una copia del mio opuscolo a Flavia e Marisa che, per una seconda volta, piange. Un regalino da parte di Alexandria, figlia di Marisa. Un’alce, che adesso è per me un portafortuna chiamato chissà perché KIM. Ad Alexandria ringrazio, ricambierò molto presto (però la prossima volta devi venire a Napoli che mi devo fare una foto ricordo con te, my homie). Pranziamo. Ecco alcune foto del post-pranzo.

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(io e mio padre alias Bruce Willis. Scusate se sono venuto male, stavo masticando una zeppola)

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(da sinistra verso destra: mio fratello, mia cognata, mio padre, io, Flavia, mia madre. Marisa funge da fotografa)

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(da sinistra verso destra: mio fratello, mia cognata, Marisa, io, Flavia, mia madre. Mio padre funge da fotografo)

Dopo pranzo, porto Flavia nel mio studio, le leggo qualcosa di nuovo che ho scritto durante le vacanze e alcune cose pubblicate nei giornali del quartiere. Nel frattempo, Marisa chiacchiera con mia madre fuori al balcone. Dopo un po’ andiamo anche io e Flavia fuori al balcone.

Io: “Mi piacerebbe avere una sorella…”

Flavia: “E ci sono io!...”

Io: “Sorellina!”

Flavia: “Fratellino!”

E ci abbracciamo, quasi scherzosamente. Poi prendiamo la torta. E, Marisa… si emoziona. Eccovi alcune foto.

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(mia madre, Marisa ed io)

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(io, la "festeggiata", e Flavia)

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("jà, mari', mo' non piangere di nuovo"...)

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(Marisa e Flavia che tentano di mettermi KO, senza riuscirci)

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(eccoci tutti: Marisa, Flavia, io, mio fratello, mia cognata,mia madre e mio padre)

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Verso le cinque andiamo in una delle Vele, ovvero nella Vela Celeste, luogo di cui ho vissuto fino a un anno fa. Flavia è rattristita da quel che vede. Marisa, altro che rattristita, piange (per una terza o quarta volta) e ripete in continuazione “Sono senza parole. Questa non è Italia”. Ci tenevo moltissimo a portarle nella Vela. Sì perché Scampia non è un mondo da esprimere in un film, né in una poesia, né in un libro, ma è un mondo da vivere coi propri occhi, bisogna camminare sull’asfalto che ha ospitato centinaia di morti ammazzati e poi, dopo aver vissuto questa esperienza, esprimerla in una propria arte. Ma Scampia, indubbiamente, è un mondo da vivere coi propri occhi, e non con la fantasia come ha fatto Giorgio Bocca o altri giornalisti meno famosi, che hanno detto che sono dovuti entrare nella vela “con la scorta della polizia”, cosa che non è successa il 21 agosto (oddio, molti giornalisti purtroppo esagerano, dando quindi una visione troppo negativa).

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Saliamo dal garage, e arriviamo giù al porticato B1 della Vela (ce ne sono quattro. Due dalla parte destra della Vela, e cioè il porticato B1 e B2, e due dalla parte sinistra, sempre B1 e B2). Sentiamo dei sussurri. Per assicurarmi che sono loro, i tre fratellini, li chiamo per nome: “Raffaè, Pietro, Salvatò…”

Sono Raffaele e Pietro, due dei tre fratellini di cui ho parlato tantissimo a Flavia e Marisa, che considero il simbolo di Scampia, loro che sognano di diventare dei calciatori pur avendo un padre che vive dietro le fredde grata, che piange per i propri figli, che incita loro che devono avere un buon futuro. Gli ultimi tre di una famiglia struggente di sette figli, una delle poche che è rimasta nella Vela Celeste, ormai abbandonata. Marisa esprime le sue emozioni sui due fratellini: “Hanno una faccia stranamente tranquilla”. Li paragona agli africani del terzo mondo che nelle foto vengono ritratti spesso con volto tranquillo, sorridente, come se quello che li circondasse fosse una cosa “normale”. I tre fratellini, figli di Scampia, simbolo di Scampia. Un volto pieno di lacrime salate seccate e infangate. Un bambino che cammina per la Vela a dosso nudo, con un pantaloncino e con dei sandali. Tre fratellini. Una storia da sviluppare. Un libro da leggere, un giorno, per capire cos’è Scampia e per assumere la curiosità di venirci.

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(questo è un campo di calcio: i porticati. Qui vi si tenevano i "tornei" e partite tra squadre composte da ragazzi della mia età, tutti abitanti della Vela)

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Dalla Vela andiamo a Piazza Grandi Eventi.

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Poi alla Villa Comunale. Abbandonata, non c’era una fontana aperta.

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Dalla Villa Comunale di Scampia andiamo verso via Hugo Pratt. Ho avuto l’idea di far vedere coi propri occhi a Flavia e Marisa il famoso murales che ho come foto principale del mio blog. Un murales magnifico, realizzato dal più grande artista di strada di Napoli e uno dei migliori in Campania.

Flavia e Marisa non potevano sorridere. Erano troppo distrutte da quello che avevano visto.

 

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Torniamo a Casa. Ceniamo, ma siamo molto più impegnati a vedere il Trofeo Birra Moretti. Il Napoli perde, mentre si sfidano le finaliste, prendo la scheda SD di Marisa e carico tutte le foto, che poi ho messo qui.

E’ stata una giornata per me bellissima. Forse la prima canadese a Scampia. La prima volta che Flavia e Marisa vedono realmente Scampia. Un giorno che, forse, resterà impresso nella loro mente. Un’esperienza che, sicuramente, racconteranno attraverso la loro arte. Senza ovviamente esagerare, come ha fatto qualche giornalista che non conosce Scampia, questo posto Unico al Mondo.

 

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20/08/2008

bolla2

Parte la bolla dell’attimo.
Il soffio umano
La spinge e la fa volare
In alto, sempre più in alto.
 
Si rompe in brandelli invisibili.
Contemplata dal viandante,
rotta dall’aria movimentata,
trafitta dal proiettile del disturbatore.
 
Sta per partirne un altro.
Una bambina soffia
Sentimenti che hanno percorso
La strada
Dalla mente al cuore.
Sentimenti che passeggiano
Nella bolla dell’attimo
Che va in alto, sempre più in alto.
 
Sta per partirne un altro.

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17/08/2008

DSC01788 - CopiaEccomi dopo sei giorni trascorsi in assoluto divertimento e "relax" (vi è mancato Em La Peste?)... Mi sono fermato a Scalea, provincia di Cosenza, un luogo molto amato e frequentato dai napoletani (in piazza durante la partita Villaznia-Napoli misero uno schermo gigantesco, pareva uno stadio). Come sempre mi sono divertito con la mia famiglia e, c'era da aspettarselo, ho conosciuto nuove persone. Una che devo sicuramente citare è una ragazza, Carmen, che ho conosciuto sulla spiaggia il giorno prima di tornarmene qui a Napoli (ma ci guardavamo già da qualche giorno) ovvero venerdì, venerdì 15. Evidenzio le parole dal suo blog (non c'ho modificato nulla, ho solamente tolto il linguaggio abbreviato che spesso si usa in chat per far leggere bene anche a chi non conosce questo linguaggio): [...] l'ultima giornata passata insieme ad una persona speciale con il mio Emanuele  [...] Emanuele è un ragazzo che si incantava a guardarmi, non do il mio giudizio ma lui lo sa...comunque l'ultimo giorno sono stata con emanu tutta la giornata tranne a pranzo e a cena e poi la sera a vedere i fuochi e i falò sulla spiaggia....insomma è stata una vacanza bella...anzi bellissima....

p.s. emanu tvttttb...sei troppo simpatico....
Ho preferito incollare ciò per dare una descrizione "in terza persona" che mi è parsa più concreta (andava a finire che diventavo prolisso). E ora... si torna a studiare, PURTROPPO. Mi va di inserire un videoclip di una canzone del grande Alex Baroni, che un po' ha a che vedere con queste vacanze che ho trascorso (sono già finite, che tristezza!)...

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01/08/2008

A chi va 

A chi resta 

Ovunque voi siate

Buone vacanze!

Infine, vi posto il mio ultimo racconto (a proposito dei corsi estivi di recupero...) ispirato a una vicenda realmente avvenuta (e vi giuro che quando sono tornato a casa non finivo più di ridere...)

IL GIOVANE VECCHIO E IL VECCHIO GIOVANE
 
Martedì, uno di quei martedì afosi di metà luglio. Avevo appena finito, quel giorno, l’ennesima lezione di un corso di recupero estivo molto impegnativo. Io e un’altra mia amica che frequentava il corso stavamo aspettando già da una buona mezz’ora il pullman che in quel giorno decise proprio di farci sentire male sotto quel Sole ardente. Ore undici, finalmente passa il pullman. Comincio a orientarmi, prendo il mio lettore mp3 metto le cuffie nelle orecchie. Non c’è un posto libero, sto in piedi. La mia amica trova il posto, si siede in fondo al pullman, io, intanto, mi guardo attorno. Mentre premo il pulsante che accende il lettore sento un vocio enorme, chiacchiere continue. Tutta gente anziana. Escluso me e la mia amica, ovviamente. Ultra sessant’enni che sono impegnati a parlare di vari argomenti di attualità, di politica, di società. Altri ultra sessant’enni se ne stanno per fatti loro seduti, chi guarda fuori, chi se ne sta a testa alta. Nessuno si muove, movimenti lenti, quasi come se fosse tutto con la moviola. Il lettore non funziona, le pile sono scariche. Lo riposo in tasca. Nel pullman, intanto, sale altra gente, altri anziani. Per carità, mai stato in un pullman di vecchi pacifici e vecchi arzilli messi assieme. Mi appoggio con la mano destra su uno dei tanti pali del pullman. Il mio sguardo si sofferma su un vecchio che si trova proprio di fronte a me, seduto. Un cappellino in testa, una camicia bianca, braccia magre, magrissime e bianche. Ha il volto girato verso la finestra, guarda fuori il pullman, guarda la strada, guarda quella macchina che ai suoi tempi non aveva il nome di Fiat Grande Punto ma di Fiat Balilla; bastone sulla mano sinistra con un anello sul mignolo, lentamente gira il suo volto verso sinistra. Lentamente, come se una lumaca andasse da destra verso sinistra, così faceva la testa del vecchio. Si gira lentamente e arriva a me, mi guarda dal basso verso l’alto, dal piede alla testa, poi si sofferma, incrociamo i nostri sguardi. In quei dieci secondi ho visto degli occhi azzurri, che a stento si mantenevano intatti, che lasciavano più spazio alle palpebre che all’iride… “Che persona sofferente” penso… a un certo punto, il vecchio si alza di scatto, mi guarda ancora una volta e, tutto d’un fiato, mi fa
- Prego, si sieda.
Quelle tre parole mi hanno fatto diventare vecchio. Mi sono seduto, mi sentivo stanco, stanchissimo. D’altronde bisogna dare precedenza ai “vecchi”!…

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