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(mio fratello, Marisa e il sottoscritto)
(Marisa e il sottoscritto)
Mentre ci dirigiamo verso l’entrata del Parco Virgiliano, ecco una ragazza coi capelli biondi e occhi azzurri che da lontano urla “PESTE!” riferendosi al sottoscritto. E’ Flavia. Abbraccia prima la sua “gemellina”, Marisa, poi il suo “fratellino” Emanuele. Andiamo in un bar nelle vicinanze. Ecco le prime foto assieme a Flavia e Marisa.
(io e Flavia - giaciglio)
(a Flavia le arriva una pernacchia nell'orecchio)
(i tre Vip in Posa
)
Ci dirigiamo verso il Parco Virgiliano.
(ora che ci faccio caso, non riesco a capire come mai nelle foto sto sempre a destra
)
(La Canadese, La Filosofa e... Emanuele)
Lo Stile Violet Punk: Cappello Punk, maglia con un palazzo di Londra e con strisce violette, jeans hip hop, scarpe punk. Ecco una foto bizzarra, Flavia mi mette in testa il suo cappello, e mi scatta la foto.
("Non è bello il cappello, ma proprio chi lo indossa"... parole di una ragazza che "mi conosce"
)
La maglia che indosso mi era stata regalata proprio da Marisa a Natale, un pacco consegnatomi in persona da Alfonso, dark44 per gli amici di splinder.
Un giro enorme nel Parco Virgiliano, tra chiacchiere e un Sole che come si suol dire “spacca le pietre”.
(permettete... faceva un caldo pazzesco quel giorno...)
Poi, finalmente, decidiamo di andarcene a casa (13.40, quasi ora di pranzo!). Passiamo per lo Stadio san Paolo. Flavia è tifosa del Napoli più di quanto lo sono io. Eccovi una dimostrazione di un coro da Stadio che non conosco perfettamente, duetto con lei solo sbattendo le mani e cantando a bassa voce e scarsamente. Eccovi un video, poi alcune foto.
A casa. Marisa, appena sulla soglia, comincia a emozionarsi, e piange. E’ una che si emoziona facilmente, molto emotiva. Dopo aver preparato la tavola, mostro a Flavia e Marisa la mia casa e, soprattutto, il mio “studio”. Una copia del mio opuscolo a Flavia e Marisa che, per una seconda volta, piange. Un regalino da parte di Alexandria, figlia di Marisa. Un’alce, che adesso è per me un portafortuna chiamato chissà perché KIM. Ad Alexandria ringrazio, ricambierò molto presto (però la prossima volta devi venire a Napoli che mi devo fare una foto ricordo con te, my homie). Pranziamo. Ecco alcune foto del post-pranzo.
(io e mio padre alias Bruce Willis. Scusate se sono venuto male, stavo masticando una zeppola)
(da sinistra verso destra: mio fratello, mia cognata, mio padre, io, Flavia, mia madre. Marisa funge da fotografa)
(da sinistra verso destra: mio fratello, mia cognata, Marisa, io, Flavia, mia madre. Mio padre funge da fotografo)
Dopo pranzo, porto Flavia nel mio studio, le leggo qualcosa di nuovo che ho scritto durante le vacanze e alcune cose pubblicate nei giornali del quartiere. Nel frattempo, Marisa chiacchiera con mia madre fuori al balcone. Dopo un po’ andiamo anche io e Flavia fuori al balcone.
Io: “Mi piacerebbe avere una sorella…”
Flavia: “E ci sono io!...”
Io: “Sorellina!”
Flavia: “Fratellino!”
E ci abbracciamo, quasi scherzosamente. Poi prendiamo la torta. E, Marisa… si emoziona. Eccovi alcune foto.
(mia madre, Marisa ed io)
(io, la "festeggiata", e Flavia)
("jà, mari', mo' non piangere di nuovo"...)
(Marisa e Flavia che tentano di mettermi KO, senza riuscirci)
(eccoci tutti: Marisa, Flavia, io, mio fratello, mia cognata,mia madre e mio padre)
Verso le cinque andiamo in una delle Vele, ovvero nella Vela Celeste, luogo di cui ho vissuto fino a un anno fa. Flavia è rattristita da quel che vede. Marisa, altro che rattristita, piange (per una terza o quarta volta) e ripete in continuazione “Sono senza parole. Questa non è Italia”. Ci tenevo moltissimo a portarle nella Vela. Sì perché Scampia non è un mondo da esprimere in un film, né in una poesia, né in un libro, ma è un mondo da vivere coi propri occhi, bisogna camminare sull’asfalto che ha ospitato centinaia di morti ammazzati e poi, dopo aver vissuto questa esperienza, esprimerla in una propria arte. Ma Scampia, indubbiamente, è un mondo da vivere coi propri occhi, e non con la fantasia come ha fatto Giorgio Bocca o altri giornalisti meno famosi, che hanno detto che sono dovuti entrare nella vela “con la scorta della polizia”, cosa che non è successa il 21 agosto (oddio, molti giornalisti purtroppo esagerano, dando quindi una visione troppo negativa).
Saliamo dal garage, e arriviamo giù al porticato B1 della Vela (ce ne sono quattro. Due dalla parte destra della Vela, e cioè il porticato B1 e B2, e due dalla parte sinistra, sempre B1 e B2). Sentiamo dei sussurri. Per assicurarmi che sono loro, i tre fratellini, li chiamo per nome: “Raffaè, Pietro, Salvatò…”
Sono Raffaele e Pietro, due dei tre fratellini di cui ho parlato tantissimo a Flavia e Marisa, che considero il simbolo di Scampia, loro che sognano di diventare dei calciatori pur avendo un padre che vive dietro le fredde grata, che piange per i propri figli, che incita loro che devono avere un buon futuro. Gli ultimi tre di una famiglia struggente di sette figli, una delle poche che è rimasta nella Vela Celeste, ormai abbandonata. Marisa esprime le sue emozioni sui due fratellini: “Hanno una faccia stranamente tranquilla”. Li paragona agli africani del terzo mondo che nelle foto vengono ritratti spesso con volto tranquillo, sorridente, come se quello che li circondasse fosse una cosa “normale”. I tre fratellini, figli di Scampia, simbolo di Scampia. Un volto pieno di lacrime salate seccate e infangate. Un bambino che cammina per la Vela a dosso nudo, con un pantaloncino e con dei sandali. Tre fratellini. Una storia da sviluppare. Un libro da leggere, un giorno, per capire cos’è Scampia e per assumere la curiosità di venirci.
(questo è un campo di calcio: i porticati. Qui vi si tenevano i "tornei" e partite tra squadre composte da ragazzi della mia età, tutti abitanti della Vela)
Dalla Vela andiamo a Piazza Grandi Eventi.
Poi alla Villa Comunale. Abbandonata, non c’era una fontana aperta.
Dalla Villa Comunale di Scampia andiamo verso via Hugo Pratt. Ho avuto l’idea di far vedere coi propri occhi a Flavia e Marisa il famoso murales che ho come foto principale del mio blog. Un murales magnifico, realizzato dal più grande artista di strada di Napoli e uno dei migliori in Campania.
Flavia e Marisa non potevano sorridere. Erano troppo distrutte da quello che avevano visto.
Torniamo a Casa. Ceniamo, ma siamo molto più impegnati a vedere il Trofeo Birra Moretti. Il Napoli perde, mentre si sfidano le finaliste, prendo la scheda SD di Marisa e carico tutte le foto, che poi ho messo qui.
E’ stata una giornata per me bellissima. Forse la prima canadese a Scampia. La prima volta che Flavia e Marisa vedono realmente Scampia. Un giorno che, forse, resterà impresso nella loro mente. Un’esperienza che, sicuramente, racconteranno attraverso la loro arte. Senza ovviamente esagerare, come ha fatto qualche giornalista che non conosce Scampia, questo posto Unico al Mondo.
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Eccomi dopo sei giorni trascorsi in assoluto divertimento e "relax" (vi è mancato Em La Peste?)... Mi sono fermato a Scalea, provincia di Cosenza, un luogo molto amato e frequentato dai napoletani (in piazza durante la partita Villaznia-Napoli misero uno schermo gigantesco, pareva uno stadio). Come sempre mi sono divertito con la mia famiglia e, c'era da aspettarselo, ho conosciuto nuove persone. Una che devo sicuramente citare è una ragazza, Carmen, che ho conosciuto sulla spiaggia il giorno prima di tornarmene qui a Napoli (ma ci guardavamo già da qualche giorno) ovvero venerdì, venerdì 15. Evidenzio le parole dal suo blog (non c'ho modificato nulla, ho solamente tolto il linguaggio abbreviato che spesso si usa in chat per far leggere bene anche a chi non conosce questo linguaggio): [...] l'ultima giornata passata insieme ad una persona speciale con il mio Emanuele [...] Emanuele è un ragazzo che si incantava a guardarmi, non do il mio giudizio ma lui lo sa...comunque l'ultimo giorno sono stata con emanu tutta la giornata tranne a pranzo e a cena e poi la sera a vedere i fuochi e i falò sulla spiaggia....insomma è stata una vacanza bella...anzi bellissima....
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A chi va
A chi resta
Ovunque voi siate
Buone vacanze!
Infine, vi posto il mio ultimo racconto (a proposito dei corsi estivi di recupero...) ispirato a una vicenda realmente avvenuta (e vi giuro che quando sono tornato a casa non finivo più di ridere...)
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