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Prima di premere il pulsante per pubblicare questo post ero completamente povero di spunti, di idee, così mi sono imbattuto a fare una sorta di riflessione sul Natale.
Quello che c'è di unico è l'aria, l'aria natalizia, lo scopriamo camminando per le strade del centro, con le piazze più illuminate del solito. In tanti lo vedono come un giorno speciale, e poi c'è un altro elemento: l'Albero di Natale. Certo, da piccolo mi entusiasmava vedere tutte quelle luci attorno all'albero, ora invece non mi crea nessun effetto, e non mi preoccupo di ciò, visto che è una dimostrazione che non sono rimasto bambino; ma è proprio su questo che voglio soffermarmi. Le esperienze della vita ci insegnano a loro volta a vivere, ce lo insegnano talvolta con la nostra debolezza, altre con una durezza che spegne il fuoco del dolore, della delusione, della rabbia. Ma è anche in questo giorno che abbiamo un'ennesima dimostrazione della nostra "crescita", o meglio della nostra maturità (forse sono sinonimi, ma non importa
): l'ho capito guardando le luci del mio albero di natale, alto venti centimetri in più rispetto al mio metro e ottanta: ma non è stato solo questo a dimostrarlo. E' stato l'effetto visivo, la mia reazione, quasi indifferente. Lì sotto ci sono molti regali anche per me, ma li guardo poche volte e lo faccio con distrazione, prima invece lo facevo con ansia, non vedevo l'ora di aprire i regali. Mi viene voglia di posizionare un albero gigantesco al centro del mondo, e metterci ai suoi piedi tanti piccoli doni e persone che questo natale non possono festeggiarlo, nè tantomeno Viverlo, e unire tutti, mani nella mano, con colori di pelle diversa, sessi diversi, senza discriminazione, nè odio, nè indifferenza, ma forse chiedo troppo. Penso e ripenso: questo 2008 mi ha regalato moltissime emozioni, positive e negative, ho avuto torti che non ho ammesso, pensieri che ho voluto condividere, ho invidiato e sono stato invidiato, amo e sono amato, sono odiato, un presuntuoso, uno che "vuole sentirsi troppo al centro dell'attenzione". Se ne sta andando pure quest'anno, un attimo fuggente, un'orma che si trova sullo stesso punto dell'ellissi rispetto a un anno fa, sembra ieri, o forse no: piccoli passi che nell'azione sono risultati grandi, anche se dopo non mi sono girato per vedere la voragine che ho sorpassato, ce ne saranno altre che mi ostacoleranno, ci sarà la Montagna dei Desideri da scalare, l'ho già fatto ma avendo la certezza di sentirmi troppo in vetta sono caduto in basso, e anche quest'esperienza mi ha insegnato che spesso bisogna aver paura delle proprie certezze, che prima o poi diventeranno ferro arrugginito, polvere spazzata via dal vento dell'attimo. e portata nell'immenso deserto dell'illusione. La mia è una riflessione di fine anno, un anno che sta per finire, attimi che si convertiranno in ricordi, alcuni che rimangono fissi nella mente, altri gettati nel dimenticatoio. Passerò il Natale e l'ultimo giorno dell'Anno con tutta la mia famiglia, momenti sempre magnifici di assoluto divertimento. Concedo un pensiero ad ognuno, a chi mi vuole bene e a chi mi odia, a chi mi guarda con invidia e chi con ammirazione, chiedo scusa a tutti se non mi sono fatto comprendere, e non lo sto facendo nel modo giusto, visto che rimango qui a guardare questo albero di Natale che non è un albero, è l'Umanità Intera, che porta sul suo corpo quei cuori di vario colore che si spengono e si riaccendono velocemente, cuori che battono, cuori di chi è ferito, Povero, privo di un frammento di vita, di un letto sulla quale appoggiare la propria nuca, che ora riposa dolcemente sul petto dell'Uomo Verde. E ai suoi piedi, tanta essenza perduta che è pronta per rientrare nella propria anima. L'Uomo Verde starà al Centro del Mondo, fermo come un manichino, a mostrare la cometa che ha come corona d'alloro e tutti i Cuori dolenti che riposano sul suo petto illuminandolo di Speranza, ricchezza interiore, Forza. Sono ormai sazio di questi pensieri che butto giù nel lago della ragione, porto lo sguardo su nel cielo della mia Napoli: ci sarà anche il suo cuore sul petto dell'Uomo Verde, ma forse non l'avrò visto.
A tutti voi
un Buon Natale
e un Felice anno Nuovo
Ovviamente l'augurio è destinato anche a coloro che passeranno (seppure per caso) sul mio blog.
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Aveva ignorato i passi precedenti, la Porta del Popolo varcata pochi minuti prima, l'Obelisco alle sue spalle. Non immaginava che ci fosse tanto Sole, non a caso aveva addosso un maglione viola e un cappotto blu, pensando che quel giorno Roma fosse più fredda di Napoli. Avere lo zaino a tracollo e l'apparenza da epsloratore era il minimo per un turista. E' fermo, vicino a lui un amico e un'amica, attendono lei che, per magia, appare davanti a lui, attraversando la strada con gioia e baciandolo senza nemmeno dargli il tempo di concludere le parole "Mi sei mancata". Attendevano da molto quel momento, incontrarsi a Piazza del popolo, mettersi mano nella mano e dirigersi verso quella salita in un luogo di nome Pincio. La Terrazza ospita turisti che fotografano il panorama della città. Loro due sono gli Unici innamorati del luogo, sono quelli più isolati, quelli più soli. Si baciano con tutta la passione possibile, lui si ferma:
- Facciamo una cosa... ora tu ti metti così, normale, rivolta verso il Panorama... però chiudi gli occhi, ti dico io quando li puoi riaprire, ok?
- Okey - risponde lei.
- Tranquilla che non faccio niente di male... non scappo, eh! Sto qua...
La brezza accarezza la sua pelle e i suoi capelli lisci, non sente più niente, nemmeno la voce di lui. Silenzio assoluto, non sento più nemmeno la brezza, solo le mani di lui che le sposta i capelli per scoprire interamente l'orecchio destro.
Una canzone, un pianoforte... "A te che sei l'unica al mondo, l'unica ragione per arrivare fino in fondo ad ogni mio respiro..." la loro canzone, quella che le dedicò. Apre gli occhi, la sua Roma non l'aveva mai vista così bella, il cielo azzurro di Vita, il Sole più splendente che mai, gli edifici e le chiese erano diventati pensieri d'amore, la Piazza era a terra, lei in alto, più in alto che mai.
- Dammi la mano sinistra - le sussurrò.
Lei sentì un anello freddo infilarsi all'anulare, poi la sua mano che intreccia la sua, il suo viso che si gira verso di lui, fissa il suo sguardo, fa battere forte il suo cuore...
- Ti Amo.
Chiude gli occhi, tocca le sue labbra. Quel posto era diventato un paradiso: un posto unico, attorno a loro c'era un mondo a parte. Le sembrava di volare in alto, oltre il cielo, di raggiungere la vetta dell'Universo. Riceve il suo di ti amo, che permette al suo cuore di scoppiare e di ricomporsi col gusto di quel bacio, con quelle lingue ingarbugliate, con quelle labbra unite. Si riscaldarono coi loro abbracci e coi loro corpi, e ormai tutto il resto, si sa, è amore.
Emanuele Cerullo.
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Alcuni giorni fa, nel compito di italiano (Analisi del Testo Narrativo), c'era un racconto di Anton Cechov (che tra l'altro avevo già letto l'anno scorso), e alcuni esercizi (noiosissimi) da svolgere come la divisione in sequenze, il riassunto, caratterizzazione dei personaggi... l'ultimo esercizio era quello di scrittura creativa (come sempre!): inventare una storia di una scena di estrema importanza ma che il protagonista "prende alla leggera". Eccovi la mia storia...
In quella sera di fine Novembre il cielo non era mai stato così limpido. Stava per terminare un'altra settimana, un'ennesima Domenica, e Lorenzo stava appena tornando da Mergellina con gli amici. Si fermano a Piazza del Plebiscito, salutando gli altri amici che se ne stanno ogni sera a divertirsi nei dintorni. La Brezza diventa improvvisamente vento gelido e violento, centinaia e centinaia di turisti, dopo aver assistito al concerto del più grande artista del Paese, iniziano ad agitarsi, altri a correre.
- Lorè, scappiamo! Sta venendo verso di noi!
- E' velocissimo! Scappiamo!
- Ma che succede? - si chiede Lorenzo guardandosi attorno - Perchè scappate?
Ebbe una risposta solo guardando quel gigantesco meteorite che velocemente andava a sbattersi proprio sulla piazza.
- Ma di che avete paura? Perchè scappate? E' solo un meteorite! Non abbiate paura, la Piazza verrà solo ristrutturata, non saremo mica noi a spendere i soldi per ricostruirla!
Lorenzo, ormai, parlava da solo. Inutile urlare, nessuno lo ascoltava: in piazza era rimasto da solo contro quel meteorite che correva alla velocità della luce; è proprio di fronte a lui: gli va in faccia. Egli apre gli occhi, vede tutto di nero, sente qualcosa di morbido davanti agli occhi, se lo sposta: è un cuscino.
- Lorenzo, vai a scuola che oggi non puoi assentarti, c'è il compito di italiano!
Egli è sconfitto, guarda sul soffitto, sospira lentamente e mugugna:
- Ma non era meglio se si schiantava, quel meteorite?
Emanuele Cerullo
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