Alle otto ero già a scuola. Mentre attendevo con un'ansia fin troppo strana che le lancette dell'orologio segnassero le nove, consultavo il foglio con la tabella delle scomposizioni. I minuti sono trascorsi in fretta, e io questo volevo: desideravo a tutti i costi che l'esame iniziasse al più presto possibile, come se avessi una voglia immensa di divorare il tuo nemico, di metterlo ko: per me la matematica non è una disciplina scolastica, non è una cosa comune: mi ha sempre "seguito", mi ha sempre sfidato, e la maggior parte delle volte ha vinto lei, ma quel giorno volevo vincere io, a tutti i costi. E' vero, forse vedo la matematica con una prospettiva un pò aggressiva, dura: talvolta è proprio l'autostima la forza aggiuntiva che sconfigge il nostro rivale. Ho svolto il compito tranquillamente, anche se inizialmente ero un pò troppo preso, ma ho saputo agire. E tra qualche giorno farò l'esame orale di matematica, cioè il 7, lunedì, stesso giorno in cui mi vedrete sulle pagine di "Gente". Eppure, continuo a convincermi una coincidenza c'è: il presente è ora, il futuro si sta facendo sentire. Bisogna comportarsi in un certo modo, il presente che ti apre le porte per un futuro già in parte chiaro, ha il difetto di stonarti troppo, come una fragranza dolce, profumata, ma al tempo stesso che ti disorienta un pò. Alcuni si lasciano disorientare, prendendo gusto di quella fragranza fino a spargersela per tutto il corpo; altri, invece, ne percepiscono a stento l'esistenza e, di conseguenza, non spargono niente sul proprio corpo, se non il loro Vero essere. Quello di sempre.