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Non è casuale il titolo di questo post, anzi è molto simbolico. Queste tre parole sono le stesse che Eminem usava come prima track dei suoi primi lavori discografici. Che tra l'altro non era neppure una canzone, ma un vero e proprio discorso di Paul Rosenberg, suo manager, che annuncia, appunto, l'entrata in scena del rapper. Adesso passiamo al motivo per la quale ho scelto questo titolo, ve lo spiego subito: subito, perchè sono entusiasta al solo pensiero di scriverlo sul mio blog, e comunicarlo agli altri.
L'11 Dicembre, smetterò di definire "opuscolo” quelle pagine apprezzate dal sindaco di Napoli, quei versi profondi che tanto sono piaciuti a Pippo Baudo, da ospitarmi perfino a Domenica in; quelle poesie pubblicate sui più importanti quotidiani nazionali, quelle poesie di quell'opuscolo che hanno fatto sì che la stampa mi definisse poeta di Scampia. Quell'opuscolo stampato dalla mia scuola media, visto con gli occhi dell'autore tredicenne ancora emozionato e timido, quell'opuscolo che ha fatto dire alla stampa che è stata un'opera inedita di successo, con oltre cinque mila copie consumate in sette mesi.
Quell’opuscolo che, insieme agli altri scritti, venne afferrato tra le mani della canadese Marisa Datri, portato all’Università di Toronto e consegnati a Roberto Saviano, il quale spalancò gli occhi dallo stupore appena Marisa gli disse che aveva delle cose per lui da un ragazzo di Scampia.
Insomma, quell'opuscolo non sarà più un opuscolo.
Quell'opuscolo diventerà un libro. Edito, per giunta. Edito da una casa editrice che debutterà proprio con la mia opera. Quindi, ho pubblicato il mio primo libro. E già sto fissando le prime presentazioni.
La prima in assoluto sarà qua a Napoli, precisamente nella Sala Consiliare del comune di Sa Giuseppe Vesuviano, situato in Piazza Elena D'Aosta. Inizierò alle 17, ma arriverò sicuramente in anticipo, non solo per questione di correttezza ma anche per la tensione, un pò come quando mi preparo bene per l'interrogazione del giorno dopo, e il giorno dopo alle sei sto già sveglio, anche se si entra alle otto.
Poi sto pianificando una presentazione a Scampia: non posso non farla nel mio quartiere. Poi altre presentazioni in Campania e, molto probabilmente, in varie parti del paese. L'11 dicembre verrò anche premiato.
In questo periodo ho perso molte persone: ho sempre pensato che avessero un buon senso di condivisione ma soprattutto una amicizia sincera nei miei confronti, ma grazie a loro sto capendo che ne sono davvero molti a mostrarsi altruisti e sparlare di te appena volgono le spalle. Ma non importa, inviterò anche loro, e anche a loro, a Natale, regalerò il mio libro.
Per quanto riguarda i miei lettori, so che mi leggete, i commenti non sono fondamentali, anzi, come ho sempre detto, l'importante è condividere, anche se bisogna dimostrare di saper condividere. Ad ogni modo, voglio condividere con tutti voi questo e gli altri momenti che verranno; sto cercando, da anni, di dare voce a chi in questo quartiere una voce non ce l'ha. Quello che sono riuscito a fare fino ad oggi, per il mio quartiere, è contenuto nel libro. Sta agli altri colorarlo. D’altronde, come disse Giulio Cesare, ALEA IACTA EST!
E Sarò curioso di vivere ancora, sia questa che altre esperienze, visto che la vita è fatta anche di questo.
Grazie a tutti,
amici e nemici compresi.

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Il sipario si sta per aprire, ma quanto tempo ci vorrà per accendere le luci? Lo so: non saranno tanto forti da illuminare il protagonista che si mostrerà alla platea, è opaco, lo intuisco... cercherò di far splendere quelle luci ancora di più, e se non dovesse accadere, mi preparo per far chiudere il sipario. Ma prima di farlo, è mio dovere fare un inchino, e se decidessero di non applaudirmi, mi accontenterò di afferrare quel silenzio e nutrirmi di esso, ad occhi chiusii: una volta aperti, se la platea non c'è, quella era la mia oscurità sul palco; se essa c'è ancora, il sipario rimane aperto, anche se lo stomaco sarà pieno, non di silenzio, ma di illusione.permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (4)(popup) :::: commenti (4) :::: categoria :
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La storia degli uomini è costellata di "eroi", persone che si sono distinte per le loro imprese e che costituiscono modelli di riferimento da imitare. Chi consideri oggi un eroe? E Perchè?
Jim Morrison diceva "L'eroe non è colui che non cade mai, ma è colui che una volta caduto trova il coraggio di rialzarsi". Ho sempre seguìto questo pensiero, perchè evidenzia l'idea che ognuno può sentirsi un eroe, rialzandosi ogni volta che la vita lo mette in ginocchio con il dolore, con le delusioni, con le illusioni... di conseguenza, sono del parere che gli eroi siamo noi stessi, perchè, nell'agire, non ha senso imitare chi certamente non è come noi. poi c'è chi crede che sia giusto imitare un eroe perchè lo vede simile a lui, nel suo essere, nella sua tenacia... perchè un eroe deve essere sempre tenace, e se noi volessimo rispondere con la sua stessa tenacia, di sicuro non ci riusciremmo.
L'eroe è colui che porta un certo cambiamento alle cose; nel modo in cui egli le cambia può anche ispirarsi al proprio eroe di riferimento, cosa che gli può arricchire a tal punto da sembrare di avere due personalità: quella in cui sei tu a trovare il tuo nome, e quella in cui è il tuo nome a trovare te; quella in cui sei testardo, stabile sulle tue idee e diverso dalla massa, ma può venirti in mente che d'altronde, in passato, già c'è stato qualcuno che ha osservato la massa con una certa distanza, e qui rientra l'altro essere di noi.
Spesso sono alla ricerca di eroi se in quello che mi circonda non agiscono da eroi, se l'aria che mi circonda è esistita in un luogo fatto di eroi. C'è Maradona, che è riuscito a riscattare se stesso e il degrado del suo luogo, e ora è diventato il più grande calciatore di sempre: grazie a lui ho capito che in un deserto possono nascere fiori; c'è san Francesco d'Assisi, santo di cui sono molto devoto, che pur facendo parte di una famiglia ricca ha voluto spogliarsi della sua ricchezza economica e vestirsi con quella interiore: grazie a lui ho capito proprio questo, che nella vita non conta la ricchezza economica, ma quella interiore, pensiero che mi ripeto ogni giorno, ormai. C'è Martin Luther King, c'è madre Teresa di Calcutta, che mi hanno fatto capire che anche la diversità è una ricchezza; c'è De Andrè, che ha trasportato la sua società in musica e poesia, facendomi capire che la musica è poesia, stessa cosa che mi ha insegnato Eminem: mettere in poesia la società, dipingere con colori vivaci quello che gli altri hanno fatto di opaco; c'è Falcone, c'è Borsellino, che mi hanno fatto capire che il silenzio nato dall'indifferenza è mafioso, e che la realtà va vista con gli occhi e non sentita. Questi insegnamenti sono diventati pensieri che fanno parte della mia mente, sono diventati consigli che do agli amici e ai nemici. Forse, il lettore potrà rendersi conto che sono stato contraddittorio, ma non è v ero: prima, a scrivere quelle cose, non sono stato io, ma l'altro me stesso.
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