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La storia degli uomini è costellata di "eroi", persone che si sono distinte per le loro imprese e che costituiscono modelli di riferimento da imitare. Chi consideri oggi un eroe? E Perchè?
Jim Morrison diceva "L'eroe non è colui che non cade mai, ma è colui che una volta caduto trova il coraggio di rialzarsi". Ho sempre seguìto questo pensiero, perchè evidenzia l'idea che ognuno può sentirsi un eroe, rialzandosi ogni volta che la vita lo mette in ginocchio con il dolore, con le delusioni, con le illusioni... di conseguenza, sono del parere che gli eroi siamo noi stessi, perchè, nell'agire, non ha senso imitare chi certamente non è come noi. poi c'è chi crede che sia giusto imitare un eroe perchè lo vede simile a lui, nel suo essere, nella sua tenacia... perchè un eroe deve essere sempre tenace, e se noi volessimo rispondere con la sua stessa tenacia, di sicuro non ci riusciremmo.
L'eroe è colui che porta un certo cambiamento alle cose; nel modo in cui egli le cambia può anche ispirarsi al proprio eroe di riferimento, cosa che gli può arricchire a tal punto da sembrare di avere due personalità: quella in cui sei tu a trovare il tuo nome, e quella in cui è il tuo nome a trovare te; quella in cui sei testardo, stabile sulle tue idee e diverso dalla massa, ma può venirti in mente che d'altronde, in passato, già c'è stato qualcuno che ha osservato la massa con una certa distanza, e qui rientra l'altro essere di noi.
Spesso sono alla ricerca di eroi se in quello che mi circonda non agiscono da eroi, se l'aria che mi circonda è esistita in un luogo fatto di eroi. C'è Maradona, che è riuscito a riscattare se stesso e il degrado del suo luogo, e ora è diventato il più grande calciatore di sempre: grazie a lui ho capito che in un deserto possono nascere fiori; c'è san Francesco d'Assisi, santo di cui sono molto devoto, che pur facendo parte di una famiglia ricca ha voluto spogliarsi della sua ricchezza economica e vestirsi con quella interiore: grazie a lui ho capito proprio questo, che nella vita non conta la ricchezza economica, ma quella interiore, pensiero che mi ripeto ogni giorno, ormai. C'è Martin Luther King, c'è madre Teresa di Calcutta, che mi hanno fatto capire che anche la diversità è una ricchezza; c'è De Andrè, che ha trasportato la sua società in musica e poesia, facendomi capire che la musica è poesia, stessa cosa che mi ha insegnato Eminem: mettere in poesia la società, dipingere con colori vivaci quello che gli altri hanno fatto di opaco; c'è Falcone, c'è Borsellino, che mi hanno fatto capire che il silenzio nato dall'indifferenza è mafioso, e che la realtà va vista con gli occhi e non sentita. Questi insegnamenti sono diventati pensieri che fanno parte della mia mente, sono diventati consigli che do agli amici e ai nemici. Forse, il lettore potrà rendersi conto che sono stato contraddittorio, ma non è v ero: prima, a scrivere quelle cose, non sono stato io, ma l'altro me stesso.
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