06/07/2008

Repubblica — 12 giugno 2008   pagina 4   sezione: NAPOLI

«Scampia non è solo Gomorra, che offre ai lettori e agli spettatori una visione unilaterale del quartiere». Va controcorrente il sindaco Rosa Russo Iervolino che in mattinata a Palazzo San Giacomo, durante la presentazione di un libro sulle esperienze di volontariato nell' area Nord della città, non si iscrive alla valanga di elogi che da anni accompagna il libro, il film premiato a Cannes e lo spettacolo teatrale di Roberto Saviano e Mario Gelardi che apre oggi il Festival "New plays from Europe" di Wiesbaden, in Germania e che in autunno andrà in scena anche a Berlino per poi fare tappa in Francia e in Spagna. Non si unisce al coro di elogi la Iervolino e, anzi, sottolinea un dato: «Gomorra non racconta fatti inventati. Parla di cose vere, reali, mettendo però in evidenza solo la parte negativa di Scampia ignorando tutto ciò che di positivo c' è in città a cominciare dal forte tessuto sociale sano e dalle tante esperienze di volontariato. Si racconta solo ciò che c' è di più negativo ignorando tante esperienze belle e importantissime per il quartiere e per la città». Le analisi del sindaco Iervolino hanno avuto come scenario la sala della giunta di Palazzo San Giacomo nel corso della presentazione del libro "Dalla periferia del welfare al centro della solidarietà" di Fabio Corbisiero ed Elisabetta Perone con prefazione a cura di Enrica Morlicchio. Libro curato dalla Gesco edizioni. Un dibattito in cui sono intervenuti, assieme agli autori: la professoressa Enrica Morlicchio della facoltà di Sociologia della Federico II, il presidente dell' agenzia di promozione sociale e sviluppo Gesco, Sergio D' Angelo, il presidente della Municipalità Piscinola-Marianella-Chiaiano-Scampia Carmine Malinconico e Fabrizio Valletti, direttore generale del centro Hurtado. La Iervolino ha ascoltato gli autori e gli invitati, poi ha elogiato il lavoro prendendo Gomorra come unità di misura. «Scampia - ha detto il sindaco rivolta a tutti i presenti - non è solo Gomorra e la dimostrazione siete voi che oggi siete venuti a Palazzo San Giacomo e che ogni giorno lavorate nelle periferie e in tutte le aree più degradate della città. Voi del volontariato che meglio di ogni altro conoscete i problemi dei quartieri e che con il vostro lavoro arginate la malavita e allo steso tempo fate emergere la parte sana del tessuto sociale della nostra città». «Non dico - ha aggiunto la Iervolino - che Gomorra racconti storie inventate. Tutt' altro. Dico un' altra cosa. Dico che racconta solo la parte negativa. Ma non è così. Scampia non è solo Gomorra così come Napoli non è solo Gomorra. Napoli e il suo territorio. E io mi sforzerò, continuerò a sforzarmi per continuare a parlare e per fare emergere la parte positiva della città. Che c' è, esiste, lavora e che troppo spesso è dimenticata. Una realtà difficile da raccontare. Perciò il libro di Corbisiero e Petrone andrebbe letto da tutti, soprattutto da chi ha letto o visto Gomorra. Per avere così un quadro completo sulla nostra realtà». (o. l.) - OTTAVIO LUCARELLI

 

La Iervolino cura una rubrica su "Pocket", un mensile online. Nel numero di giugno '07 parlò di me. Potete tranquillamente leggere il suo articolo cliccando qui
15/06/2008

Mi è venuta un'improvvisa voglia di scrivere in dialetto... è il primo scritto mio  in napoletano E SU NAPOLI... non so, non so se definirla una poesia, una riflessione, uno scritto satirico o semplicemente un racconto in versi... per i lettori e per coloro che non conoscono il dialetto napoletano l'ho accuratamente tradotto (la traduzione segue dopo la versione in napoletano)... eccovi la poesia:

 
Pulecenella se n’e gliute, ‘a pizza nun ce piace cchiù,
troppa gente c’allucca rint’a chella pizzeria,
c’a fatte passà o genio, s’a luvate pure a maschera,
se n’e gliute a Margellina, a mangià cu ll’uocchie nu poco ‘e mare
e a bevere ‘sta bibbita ‘e Sole
accarezzanno pure quacche barculella
ca se sta ‘nfunnenne ‘a vocca…
 
Sta chiagnenno.
Quanta muorte c’ann’appuiat’e bracce llore
Ncopp’a ‘sta terra…
‘e llacrem’e Pulecenella
Song’accussì cucente
C’o Vesuvio c’a stis’a mano
E c’a pigliate nu fazzoletto e ce rice…
 
“Chiagne, chiagne… je n’agge avute ‘e dulure, cchiù assaje ‘e te
‘e m’agge sempe sfugate sputann’o fuoco…
E pure mo’ ll’essa fà, ma pozzo
Distruggere tutt’a città.
E me dispiace
pecchè ce stanno gente ca song’overamente napulitane…
vien’accà, fatte accarezzà… mo’ chiammo a Totò, te faccio rirere nu’poco…
e si te sfasterie ‘o mandulino ‘o faccio sunà d’a Troisi, facimme priparà
‘na bella scena d’a Eduardo, mettimme pure a donna Sufì
E ce facimme fa’ na canzone d’a Caruso…
Ma nu putimme fa’tutte chesta:
ce ‘sta n’a muntagn’e munnezza,
nun ne putimme fa’ nu teatro, si ce mettimm’e piere acoppa
care tutte cose…
chiammamm’a Virgilio,
‘a costruite ‘o Castel dell’Ovo, è ‘nu mago,
ce facimme fa’ pure ‘nu bellu teatro…”
 
“Pe’ piacere – ce risponne Pulecenella – nun me chiammà nisciunu governatore
ca ‘ce sbatto tutt’a munnezza ‘ncuollo…”
“Nun te preoccupà – ce rice ‘o Vesuvio mentre continua a ll’accarezzà – a ‘sta festa ce veneno sul’e Napulitane…”
_________________________________
Pulcinella se n’e andato, la pizza non gli piace più,
troppa gente che fa casino dentro quella pizzeria,
gli ha fatto passare la voglia, addirittura s’è tolto la sua maschera,
se n’e andato a Mergellina, a mangiare con gli occhi un po’ di mare
e a bere questa bibita di Sole
accarezzando pure qualche piccola barca
che si bagna la bocca
 
Sta piangendo.
Quanti morti hanno appoggiato le proprie braccia
Su questa terra…
Le lacrime di Pulcinella
Sono così cocenti
Che il Vesuvio gli ha teso la mano,
gli ha preso un fazzoletto e dice:
 
“Piangi, piangi… io ne ho avuti di dolori! Più dolori di te
E mi sono sempre sfogato sputando lava…
E pure adesso dovrei farlo, ma potrei
Distruggere tutta la città.
E mi dispiace
Perché c’è gente che sono veramente Napoletani…
Vieni qui, fatti accarezzare… ora chiamiamo Totò, ti faccio ridere un poco…
E, se ti scocci, il mandolino lo faccio suonare da Troisi, facciamo preparare
Una bella scena da Eduardo, mettiamo pure Sofia Lorèn
E ci facciamo fare una canzone da Caruso…
Ma tutto ciò non possiamo farlo:
ci sta una montagna d’immondizia,
non possiamo farne un teatro, se ci mettiamo appena i piedi sopra
cade tutto…
chiamiamo Virgilio!
Ha costruito il Castel dell’Ovo, è un mago,
ci facciamo fare pure un bel teatro”
 
“Per favore – gli risponde Pulcinella – non chiamarmi nessun governatore che gli sbatto tutta l’immondizia addosso…”
“Non preoccuparti – gli dice il Vesuvio mentre continua ad accarezzarlo – in questa festa ci vengono solo i Napoletani”…
Emanuele Cerullo
25/05/2008

Napoli a munnezza

Sta quasi per avvicinarsi l’ora di pranzo, e quella baracca verde vede scomparire come dei fantasmi i suoi ospiti giornalieri. La Gazzetta dello Sport viene ripiegata e gettata lì sul tavolo che ha accarezzato ogni cosa, comprese le mani e la stoffa dei vestiti dei giovani che, di sera tarda, affollano tutto il marciapiede. Non salutano nemmeno. Se ne vanno a testa bassa con le mani nelle tasche. Alfonso e Salvatore restano seduti; guardano la strada, guardano le macchine che a un certo punto non vanno dritte ma si spostano più a sinistra perché ci stanno delle cose variegate che bloccano il loro perfetto tragitto. E se ne stanno zitti. Solo Emanuele rompe il silenzio…cantando.
- Chist’è ‘o Paese d’o Sole…Chist’è ‘o Paese d’a munnezza…
Si siede di fronte ai due, posa sul tavolo delle carte napoletane, fresche, appena comprate:
- Mo’ facimme ‘na cosa: chi avence contro a mmè, ‘o faccie faticà dint’a ll’Asìa.
- Parla italiano, Manue’… altrimenti l’Italia non potrà mai capirci…
- Alfò… gioca tu, dai… per una volta la smetti di vedere ‘sto panorama poetico, che ti da’ così tanta ispirazione!!!!...
- Che gioco?
- Facciamoci ‘na scopa… che ci vuole pure… pulire, spazzare!
Salvatore rappresenta lo spettatore… è seduto distante dai due sfidanti di scopa… continua a contemplare quelle auto. Mentre Emanuele distribuisce le carte fischiettando, Salvatore mugugna
- Dobbiamo reagire… noi siamo cittadini, protestare contro le ingiustizie è nostro dovere!
- Già… - gli risponde Alfonso mentre si accende una sigaretta – tutto ‘sto fumo nero per l’aria ci fa male…
- E tu pensa che faccio confusione nel distinguere tra l’asfalto e la roba nera che viene bruciata…
- Diossina… è diossina – interviene Emanuele mentre concede un primo sguardo sulle sue carte
- Eh… e mica è niente!
- Shhh… zitto Toto’… ché qua chi vince pulisce l’intera città così non moriremo più di tumori per aver respirato quest’aria…
- Mi ci gioco la casa io, invece… con tutta questa disoccupazione, secondo te, danno il posto di lavoro al primo idiota che passa?
- vabbè… comunque non rompere, fammi giocare
Quattro carte sul tavolo:
Due di Spada, Sette di Denari, Quattro di Coppe e Asso di Bastone; parte Alfonso
- Tengo Dieci di Denari… e mi prendo: Sette di Denari, Due di Spada e Asso di Bastone…
- Azz… uà però che fortuna…
Salvatore scoppia dal ridere… poi fa:
- Quell’Asso di Bastone lo darei in testa, al Sindaco
- ‘O rrè... quelli che tutti credono di essere… ma alla fine sono tutti schiavi delle proprie idee che li intrappolano nella rete della confusione
- Questo l’ho letto nel tuo articolo su quella rivista locale…
- E…comunque… quel re ha preso il Due di Spade…
- Punge!
- No, anzi, le avrà prese perché non ne avrà manco una di spada!... Ecco… La presunzione di essere Re… e poi non hanno nemmeno le armi per combattere
- Proprio come il nostro Presidente…
- Lasciamo stare Totonno… che poi c’ha pure il mio stesso nome!...
- E poi hai preso pure un Sette di Denari
- Vale tanto! Te lo dice Salvatore, uno che se ne intende di scopa…
- Seh… e poi si mette a vedere il cassonetto che brucia… ma dai! Persino dei truffatori dello Stato come quelli ne hanno tanti di Denari
- Truffati… da noi, per giunta… dai Manue’, gioca
- Getto Dieci di Coppe
- Bravo… e questo pure c’è l’ho!...
- Oh, Toto’… non è che gli stai suggerendo qualcosa?
- Noooo… io vedo quel cassonetto che brucia… Intanto se uno di voi ha un quattro, ha fatto scopa
- Bho… io no
- Nemmeno io…
- Allora getto un Sei di Spade
- Eh…vai Manue’… che sei spade ti bastano per ferire il nemico e andare al potere
- Io qua ne ho dieci… di spade… Scopa!
- Una carta hai gettato e hai fatto subito scopa…strano…
- La Sinistra ha messo in ginocchio il nostro Paese… ma noi lo rimetteremo col culo per terra… Rialzati, Italia! – esulta Emanuele.
La partita va avanti a sbalzi, non c’è né un vincitore né un perdente provvisorio, sono a parità.
- Uh, quanta gente c’è lì in fondo… eppure, strano, ma ce ne siamo accorti adesso…
- Quel fumo è ormai sparso nell’aria del Vesuvio, di Pulcinella, della pizza…
- Non pronunciarmi la pizza, che a pensarci ci rimango male
- Sì, anche io… falla fare fredda, tanto non ha più il suo sapore originario…
- No… che hai capito!... Ieri mi stavo affogando con la mozzarella della pizza…
- E’ diossina… anche la mozzarella… ancora non lo sai?!
- Sìsì, questo lo sapevo...
Come sempre, interviene Salvatore:
- Però io sono del parere che solo i turisti possono dire Ah, che buona la mozzarella napoletana!
- Eccerto – risponde Alfonso – tanto non vivono con i propri occhi la verità
- E comunque non respirano l’aria come la respiriamo noi
- Certo, Emanuele… c’hai ragione...
- Questi suoni squillanti delle sirene mi danno fastidio…
- Sono uno, due… tre, quattro… cinque camionette della Polizia
- Ma che è! Il G8?
I tre scoppiano dal ridere… si alzano, le carte rimangono lì, alcune spazzate via dal vento, altre intatte, come quel Re… anche loro fanno piangere di ruggine la baracca sempre più sola.
E’ ora di pranzo. Nel TG della Regione si vedono immagini violente, di guerra.
Vedendo quelle immagini, Emanuele pensa che Alfonso abbia sbagliato nel prendere le carte. Di bastone non c’è ne uno solo… ma tanti… bastoni che non vengono scaraventati ai politici, ma ai cittadini. Negli occhi di quei tre c’è la vergogna, la rabbia, il dolore…
- Mamma, guarda quel gabbiano!
Indica un bambino per la strada.
E intanto Emanuele continua a pensare che quel Re non c’è… quelle spade pungono, ma si vede solo dall’apparenza… ora, sul Tavolo, ci sono rimasti dei bastoni che feriscono la società.
 
Emanuele Cerullo
31/03/2008
Scampia, tutti conoscono questo quartiere, ma c'è chi punta il proprio indice sul perimetro di questa forma geometrica senza varcarlo perché pensano che quello sia il confine tra un mondo e l'altro...  e c'è chi, ancor di più, seppellisce Scampia mostrandone solo la parte negativa... ma a Scampia si sogna, si sogna in grande... anche chi ha poca voglia di studiare ha un sogno, sì, ed è quello di diventare dei campioni come Maradona, il calcio è la loro passione, se ne stanno giù ai porticati dei loro palazzi a giocare, a inventare le porte disegnandole con dello spray sui muri... ma noi di Scampia siamo stati seppelliti da gente che non conosce il nostro quartiere, e pertanto che non conosce noi. E' vero, c'è l'illegalità che tiene imprigionata la legalità che vuole tanto bramare la luce, ma sono i giornalisti che tengono ancora di più chiusa la legalità o, per meglio dire, la brava gente. E soprattutto, voi giornalisti sapete solo pensare che quel ragazzo da grande vuole fare il camorrista o lo spacciatore di droga ma non sapete di certo che ce ne sta un altro che è figlio di gente per bene e da grande sogna di diventare magari uno scrittore o un attore. A Scampia sono cresciuto benissimo, seppure con sottofondi di spari, seppure con il sangue che cadeva come pioggia, ma ci sono cresciuto, anzi, sono riuscito a crescere... sì perché c'è chi cresce in fretta, chi è troppo sicuro di se stesso, chi crede di aver travolto tutto con la propria mano e di poter andare avanti... ma c'è sempre qualcosa che scappa... e poi ci siamo noi, noi ragazzi che siamo sempre stati presi per scugnizzi, noi che siamo stati costretti a crescere in una società sbagliata ma in una cultura troppo variegata che ha consentito per fortuna di far arricchire la nostra mente con la scuola, un mezzo che ti costruisce le ali per volare e per farti vedere chiaro il Futuro... e c'è anche chi non ci va a scuola e preferisce andarsene con lo scooter per il rione non avendo manco tredici anni. E anche ai giornalisti manca qualcosa quando descrivono o quando semplicemente parlano di Scampia... e quel che manca è il non saper contemplare... perché bisogna contemplarla appieno una cosa per poi descriverla, in un quartiere degradato bisogna VIVERCI invece di fare il turista... bisogna scrivere quello che si vede, ma non da turista bensì da abitante! Da chi, appunto, vive giorno dopo giorno in questa favola sporca, senza morale e senza parte finale, che può essere però spappolata in frammenti da un ragazzo quando capisce che il futuro è il vero senso della vita... e c'è chi crede che sia la RICCHEZZA ECONOMICA il vero senso della vita... mi vesto di marca, l'orologio che costa più di tutto il mio gruppo di amici, delle scarpe originali che l'altro non si può permettere perché è più povero di me... ed è questa l'ideologia da buffoncello di quartiere... ma c'è chi, come me, crede che l'unico senso della vita sia quello di una RICCHEZZA INTERNA... sì perché io posso anche avere la ricchezza economica, materiale o quel che sia, ma se non ho l'intelligenza, se non possiedo una ricchezza interna allora non sono nessuno. Ma c'è anche il furbo che attraverso la ricchezza interna acquisisce anche quella economica... e c'è anche l'illuso che crede di poter acquisire la ricchezza interna avendo solo quella economica... un illuso, appunto.  E non bastano le botte per mettere al tappeto un individuo... bastano le parole. E se sono quelle a mancare, di sicuro non hai la ricchezza interna. Io concludo questa sorta di riflessione invitando chi non è uno scampiese doc  a venire appunto a Scampia, starci qualche settimana, in modo da contemplare tutto quello che gli altri dicono in un modo sporco e ingiusto di Scampia. Non è vero che se non lavoro devo per forza spacciare droga... la disoccupazione c'è, c'è eccome... e la colpa è solo di chi sta a capo di un governo regionale che se ne sta caldo sulla sua poltrona e gode del suo ruolo senza nemmeno sfruttarlo, ma io vedo padri di famiglia che tornano dal loro lavoro faticoso con il sudore che gli scende dalla fronte, chi guadagna quel poco di pane quotidiano con le massime forze. A Scampia si sogna, si sogna in grande... si sogna più di ogni altra parte, si sogna un futuro migliore, si spera di non venire gettati e lasciati lì come l'immondizia: dopo quasi un anno in tutti i telegiornali si torna a parlare di emergenza rifiuti a Napoli... e qui ricorre il solo turismo giornalistico. Non c'era bisogno che Giorgio Napolitano venisse a dire che l'emergenza rifiuti a Napoli è tornata, perché c'è sempre stata! Peraltro da dieci anni! Non c'era bisogno che Saviano scrivesse Gomorra, il risultato è stato quello di seppellire ancora di più Napoli e di colorarla quindi ancora di più di nero. E, a una settimana dalle elezioni politiche, non si può parlare di mozzarella di bufala... altrimenti già si sa chi vince alle elezioni... ci servono più voci, più voci per abbattere con i nostri urli onesti il Muro dell'Indifferenza...
Emanuele Cerullo
ORGOGLIOSO DI ABITARE A SCAMPIA
19/03/2008

PER LE PROSSIME ELEZIONI! ASCOLTATE E...VOTATE!

Grazie a giaciglio per la segnalazione del video ;)