10/12/2009
Oggi, alle ore 17, andrò all'Auditorium a ritirare il premio come Eccellenza di Scampia. E' l'ottavo premio che ricevo. Domani, invece, un altro riconoscimento, in occasione del Festival del Libro e della Scrittura, a San Giuseppe Vesuviano. Ci tengo a dirvi una cosa importantissima: la pubblicazione del mio libro è stata rinviata a Gennaio, e la prima presentazione la farò a Scampia, con interventi di personaggi noti nel campo letterario e civile, ma non posso fare nomi fin quando non accettano di intervenire. Grazie per il sostegno e continuiamo a colorare mamma Scampia coi colori vivaci e giovanili! Di seguito una foto scattata ieri; io sono quello al centro, a sinistra e a destra due miei amici di liceo; quello a sinistra vuole fare il serio, e quello a destra vuole fare Mika!!

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02/11/2009
Alda è morta, pensateci bene: leggetela, capirete la vita come una casa blindata vista da fuori, crivellata di proiettili fatti di poesia, la sua. E vi limitate a chiamarla Malattia Mentale: è poesia.
Un mesetto fa, mentre rileggevo con ammirazione "Goccia nuda" - tra le mie preferite della Merini -, mi è venuta un'idea, passata per la mia mente come una cometa: ho fuso follemente il rap con la poesia della Merini. Cosa c'entra? Vi chiedereste. Per me, c'entra eccome: quale migliore canzone di "Ti regalerò una rosa" può rispecchiarla? E ora che è morta, questo vero e proprio desiderio cresce ancora di più. E spero tanto che si realizzi. Ho scritto delle cose per lei, su carta, appena le digito al pc le renderò pubbliche. Vado a dormire, ma prima di mostrare le piene palpebre al cielo, leggerò le parole della buonanotte, provenienti dal cuore della poetessa dell'alba del terzo millennio.

Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all' orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

alda_merini
25/08/2009
Dopo la pubblicazione "Il poeta di Scampia" su "La Stampa", ho ricevuto non poche e-mail. E a tutti coloro che mi hanno scritto voglio urlare un GRAZIE enorme, soprattutto per aver condiviso la mia storia e la mia passione; un grazie enorme a coloro che hannoacquisito appieno il messaggio che voglio dare, già da quando, a otto anni, cercavo di imitare Eminem scrivendo poesie rimate. Un grazie particolare va a Flavia Amabile che mi ha saputo ascoltare, non facendosi persuadere dai messaggi di certi individui, i quali, attraverso un ragionamento nato dai loro pregiudizi, hanno seguito il filo logico di Gomorra, parlando a vuoto su Scampia, senza nemmeno vederla coi propri occhi, e quindi con quella che davvero può essere chiamata Realtà.


Immagine2Domani, alle ore 20.20, sarò intervistato in diretta a Radio Città Futura. La sequenza è FM 97.7, ma si può anche ascoltarla via streaming dal sito della radio che è www.radiocittafutura.it cliccando su "ON AIR ASCOLTA RCF". Cosa dirò? Non lo so. Ascolterò le domande, e darò le risposte.
25/08/2009
IMG364-01Rieccomi, sono tornato da queste vacanze un pò fastidiose, visto che dovevo aprire il libro di matematica e svolgere le espressioni che vedrò per la volta più decisiva all'esame che farò il 2 settembre. Splinder l'ho quasi abbandonato, accendo raramente il pc, e se lo accendo vado a divertirmi un pò su Facebook. Quest'estate, oltre alla matematica, ho letto I ragazzi del massacro di Scerbanenco, Margherita Dolcevita di Benni, e sto leggendo Canone inverso, questi ultimi due libri sono stati scelti dalla mia prof di italiano che ci ha assegnato due libri da leggere (e non chiedetemi l'autore di Canone inverso, perchè a stento lo sto leggendo, quel libro).La produzione non manca: sto pubblicando, su raccontimagnetici.splinder.com un "racconto a puntate" di genere rosa, dal titolo (provvisorio) "Storia di un'attesa", e intanto domani 25 luglio comprate "La Stampa", che Flavia Amabile (giornalista che ammiro tantissimo per i suoi articoli) ha scritto un articolo sul sottoscritto e sulla Scampia, sull'Altra Scampia, quella che, purtroppo, è ancora in penombra, ma desidera tanta luce, e solo chi conosce bene il quartiere può fecondare tanta luce, attraverso i propri pensieri, la propria arte, il proprio esprimersi. Alla prossima...
28/07/2008

Ebbene sì. Dopo i Tokio Hotel sono arrivati i cosiddetti "Cinema Bizarre". E' veramente bizarra la somiglianza tra i due gruppi, entrambe sono band tedesche, entrambi i gruppi hanno due solisti che si somigliano molto (Bill Kaulitz, solista dei Tokio Hotel, ha dichiarato: "ora ho qualcuno che è diverso come me"), e usano più o meno lo stesso genere musicale. L'altra cosa che i Cinema Bizarre stanno portando ad avere una somiglianza con i Tokio Hotel, è quella di essere il prossimo disastro e la prossima vergogna della musica, i Tokio Hotel, a quanto pare, già lo sono. Hanno rovinato i fans, coinvolgendoli nella moda dell'Autolesionismo, una sorta di "dichiarazione" dimostrativa, cioè se mi taglio le vene ho dimostrato che sono Emo e che amo i Tokio Hotel più di ogni altro fan. E' una moda, questa, che sta "culturalmente" distruggendo moltissimi adolescenti, visto il loro modo di persuaderli non facendo notare la loro bella voce, ma facendo gesti sessuali che sono diventati simbolo di ammirazione di questi gruppi-scandalo della musica moderna che, mi auguro, possano scomparire al più presto assieme a questa moda raccapricciante, anche se, d'altronde, quello che volevano l'hanno ottenuto. La Persuasione spesso è un gesto negativo. Non ci resta che sperare una sola cosa, che tra molti anni i critici musicali non saranno costretti a paragonare il fenomeno Tokio Hotel/Cinema Bizarre a quello dei più grandi artisti della musica, ma a paragonare il fenomeno Tokio Hotel/Cinema Bizarre al Massacro della Columbine High School, in cui 2 studenti aprirono il fuoco e uccisero 13 studenti e un insegnante, e 24 feriti. Causa di questo è stata la loro influenza musicale verso Marilyn Manson. La stessa cosa faranno i fans di queste due "band". Solo che non utilizzeranno le armi da fuoco, ma le lamette.

PS Dimenticavo un'ulteriore influenza: l'ateismo.

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21/06/2008


Making of:

 

Un'immensa soddisfazione quella di sentire cantare un rapper di Scampia. Pareva quasi assurdo riunire la musica classica con il rap, due mondi opposti, due pianeti a distanza di anni luce dal Sole della Musica. Una canzone a mio parere simbolica contro le mafie; cantata in napoletano, quella che Alberto Sordi, rivolgendosi a Troisi, definiva una lingua, non un dialetto. E, per me che amo e che faccio musica rap, non ho sentito il solito beat su cui, appunto, il rapper doveva cantarci sopra, ma degli strumenti musicali veri e propri, cosa che, nella musica rap, non si usa affatto. Degli strumenti forti, molto più forti di quelli astratti usati nei beats rap, che hanno dato più atmosfera e hanno dato più "fuoco" alla canzone. Ezio Bosso, l'orgoglio della Musica moderna (senza togliere nulla a Muti e agli altri compositori). Lucariello, l'orgoglio di questo quartiere mal compreso (senza togliere nulla ai cosang, ai fuossera e agli altri rapper della zona). Scampia deve farsi sentire...dobbiamo urlare con le nostre voci oneste per abbattere il duro Muro dell'Indifferenza...

25/05/2008

Napoli a munnezza

Sta quasi per avvicinarsi l’ora di pranzo, e quella baracca verde vede scomparire come dei fantasmi i suoi ospiti giornalieri. La Gazzetta dello Sport viene ripiegata e gettata lì sul tavolo che ha accarezzato ogni cosa, comprese le mani e la stoffa dei vestiti dei giovani che, di sera tarda, affollano tutto il marciapiede. Non salutano nemmeno. Se ne vanno a testa bassa con le mani nelle tasche. Alfonso e Salvatore restano seduti; guardano la strada, guardano le macchine che a un certo punto non vanno dritte ma si spostano più a sinistra perché ci stanno delle cose variegate che bloccano il loro perfetto tragitto. E se ne stanno zitti. Solo Emanuele rompe il silenzio…cantando.
- Chist’è ‘o Paese d’o Sole…Chist’è ‘o Paese d’a munnezza…
Si siede di fronte ai due, posa sul tavolo delle carte napoletane, fresche, appena comprate:
- Mo’ facimme ‘na cosa: chi avence contro a mmè, ‘o faccie faticà dint’a ll’Asìa.
- Parla italiano, Manue’… altrimenti l’Italia non potrà mai capirci…
- Alfò… gioca tu, dai… per una volta la smetti di vedere ‘sto panorama poetico, che ti da’ così tanta ispirazione!!!!...
- Che gioco?
- Facciamoci ‘na scopa… che ci vuole pure… pulire, spazzare!
Salvatore rappresenta lo spettatore… è seduto distante dai due sfidanti di scopa… continua a contemplare quelle auto. Mentre Emanuele distribuisce le carte fischiettando, Salvatore mugugna
- Dobbiamo reagire… noi siamo cittadini, protestare contro le ingiustizie è nostro dovere!
- Già… - gli risponde Alfonso mentre si accende una sigaretta – tutto ‘sto fumo nero per l’aria ci fa male…
- E tu pensa che faccio confusione nel distinguere tra l’asfalto e la roba nera che viene bruciata…
- Diossina… è diossina – interviene Emanuele mentre concede un primo sguardo sulle sue carte
- Eh… e mica è niente!
- Shhh… zitto Toto’… ché qua chi vince pulisce l’intera città così non moriremo più di tumori per aver respirato quest’aria…
- Mi ci gioco la casa io, invece… con tutta questa disoccupazione, secondo te, danno il posto di lavoro al primo idiota che passa?
- vabbè… comunque non rompere, fammi giocare
Quattro carte sul tavolo:
Due di Spada, Sette di Denari, Quattro di Coppe e Asso di Bastone; parte Alfonso
- Tengo Dieci di Denari… e mi prendo: Sette di Denari, Due di Spada e Asso di Bastone…
- Azz… uà però che fortuna…
Salvatore scoppia dal ridere… poi fa:
- Quell’Asso di Bastone lo darei in testa, al Sindaco
- ‘O rrè... quelli che tutti credono di essere… ma alla fine sono tutti schiavi delle proprie idee che li intrappolano nella rete della confusione
- Questo l’ho letto nel tuo articolo su quella rivista locale…
- E…comunque… quel re ha preso il Due di Spade…
- Punge!
- No, anzi, le avrà prese perché non ne avrà manco una di spada!... Ecco… La presunzione di essere Re… e poi non hanno nemmeno le armi per combattere
- Proprio come il nostro Presidente…
- Lasciamo stare Totonno… che poi c’ha pure il mio stesso nome!...
- E poi hai preso pure un Sette di Denari
- Vale tanto! Te lo dice Salvatore, uno che se ne intende di scopa…
- Seh… e poi si mette a vedere il cassonetto che brucia… ma dai! Persino dei truffatori dello Stato come quelli ne hanno tanti di Denari
- Truffati… da noi, per giunta… dai Manue’, gioca
- Getto Dieci di Coppe
- Bravo… e questo pure c’è l’ho!...
- Oh, Toto’… non è che gli stai suggerendo qualcosa?
- Noooo… io vedo quel cassonetto che brucia… Intanto se uno di voi ha un quattro, ha fatto scopa
- Bho… io no
- Nemmeno io…
- Allora getto un Sei di Spade
- Eh…vai Manue’… che sei spade ti bastano per ferire il nemico e andare al potere
- Io qua ne ho dieci… di spade… Scopa!
- Una carta hai gettato e hai fatto subito scopa…strano…
- La Sinistra ha messo in ginocchio il nostro Paese… ma noi lo rimetteremo col culo per terra… Rialzati, Italia! – esulta Emanuele.
La partita va avanti a sbalzi, non c’è né un vincitore né un perdente provvisorio, sono a parità.
- Uh, quanta gente c’è lì in fondo… eppure, strano, ma ce ne siamo accorti adesso…
- Quel fumo è ormai sparso nell’aria del Vesuvio, di Pulcinella, della pizza…
- Non pronunciarmi la pizza, che a pensarci ci rimango male
- Sì, anche io… falla fare fredda, tanto non ha più il suo sapore originario…
- No… che hai capito!... Ieri mi stavo affogando con la mozzarella della pizza…
- E’ diossina… anche la mozzarella… ancora non lo sai?!
- Sìsì, questo lo sapevo...
Come sempre, interviene Salvatore:
- Però io sono del parere che solo i turisti possono dire Ah, che buona la mozzarella napoletana!
- Eccerto – risponde Alfonso – tanto non vivono con i propri occhi la verità
- E comunque non respirano l’aria come la respiriamo noi
- Certo, Emanuele… c’hai ragione...
- Questi suoni squillanti delle sirene mi danno fastidio…
- Sono uno, due… tre, quattro… cinque camionette della Polizia
- Ma che è! Il G8?
I tre scoppiano dal ridere… si alzano, le carte rimangono lì, alcune spazzate via dal vento, altre intatte, come quel Re… anche loro fanno piangere di ruggine la baracca sempre più sola.
E’ ora di pranzo. Nel TG della Regione si vedono immagini violente, di guerra.
Vedendo quelle immagini, Emanuele pensa che Alfonso abbia sbagliato nel prendere le carte. Di bastone non c’è ne uno solo… ma tanti… bastoni che non vengono scaraventati ai politici, ma ai cittadini. Negli occhi di quei tre c’è la vergogna, la rabbia, il dolore…
- Mamma, guarda quel gabbiano!
Indica un bambino per la strada.
E intanto Emanuele continua a pensare che quel Re non c’è… quelle spade pungono, ma si vede solo dall’apparenza… ora, sul Tavolo, ci sono rimasti dei bastoni che feriscono la società.
 
Emanuele Cerullo
10/05/2008

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Dopo l'incontro con l'africano Celestin Twizere (in entrambe le foto io sono il primo a sinistra, col giubbotto nero) che ha portato la sua testimonianza della cultura e della vita in Africa, l'associazione dei Giovani per la Pace e la Comunità di Sant'Egidio ha organizzato un'altro incontro. Anzi, più che incontro sarà un viaggio, un viaggio per la città di Napoli. Qui di seguito il file .pdf del volantino di cui potete tranquillamente scaricare... vi scrivo in anteprima le tappe:

28 maggio, mercoledì, gita solo pomeriggio (Museo di Capodimonte)

4 giugno, mercoledì, gita solo pomeriggio (S. Martino)

6 giugno, venerdì, gita solo pomeriggio (S.Elmo)

11 giugno, mercoledì, tutto il giorno (Centro Storico di Napoli)

 

 
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14/04/2008
Oggi è una giornata limpida, un bel Sole e frammenti di nuvole trasparenti. Percorro la stessa strada come se dovessi andare a scuola, solo che adesso non ho né cartella né la fretta che mi assale. Cammino tranquillo sul marciapiede. Poi vedo "Totonno", quel vecchio che se ne sta giù alla baracca a parlare di politica e di chi votare per le elezioni,  invece di giocare a carte con i suoi compagni. Questa volta però non lo vedo impegnato a parlare, anzi sta proprio lontano da quella baracca, è anche lui sul marciapiede, e prima di stringergli la mano in segno di saluto, mi accorgo della sua faccia confusa. Si guarda attorno attonito, non tiene più le mani in tasca come fa sempre, è bloccato, come se tanta gente lo stesse chiamando e non sapesse a chi rispondere. Attonito è anche il suo sguardo che mi scruta - Buongiorno Totò - gli dico con tanto di risata mentre gli stringo la mano. -Buongiorno guagliò…” mi dice. Poi un’inaspettata attesa. Qualcosa non quadra: troppe macchine che tornano, troppa gente che gesticola, il ritmo urbano sembra alterato.
-Che devi andare nel mercato? - mi dice Totonno mentre lascia la mia mano -Sì – gli rispondo – queste vacanze scolastiche ci volevano proprio-.  Ma continuavo a non vederci chiaro. "Come mai Totonno non è sotto la baracca? Come mai c’è troppo movimento in strada?... e come mai Totonno non mi risponde come mi ha sempre risposto?" Non so quando potrò avere delle risposte a queste mie domande… poi mi dice: -Non andarci-  e, con un aspetto pienamente angoscioso, mi mostra con la mano il mercato rionale, indica le tante auto che  tornano da quella parte che spesso è stata abbandonata. Questa volta divento caldo… ma non caldo per il Sole , anzi escludo questa ipotesi visto che alle nove e trenta di mattina c’è un vento ancora freddo, ma caldo per l’ansia, per i tanti dubbi. Guardo anche io laggiù, nei pressi del mercato rionale che si svolge ogni venerdì. Poi rimetto di nuovo lo sguardo sul vecchio.
-Totò, ma ch’è successo?-  gli chiedo con curiosità. Glielo chiedo nel momento in cui decido finalmente di frantumare l’attesa.
-Due morti. Al mercato…-  mi dice sbalordito.
-Come? Nel Mercato?-  gli chiedo facendogli capire di non aver compreso  quello che intendeva dire.
-Non lo so. Ci sta la polizia; mi pare che proprio dal lato del giornalaio non si può - Lo interrompo immediatamente, questa volta con un po’ di paura. 
-Eh… ma io proprio dal giornalaio… dovrei passare da lì”.
Ad un tratto la faccia di Totonno diventa scura.  -Non lo so… è successo tutto poco tempo fa… bho, chiedi a qualcun’altra persona… e se devi passare da lì continua ad andare dritto, poi giri a destra e, anche se il percorso è più lungo, arrivi dal giornalaio -.
Scendo dal marciapiede, poi salgo su quell’altro, dove ci sta la baracca… perfino i soliti giocatori di Briscola ultra cinquant’enni volgono lo sguardo verso il mercato non prima di aver contemplato le proprie carte. Tre signore alquanto anziane attendono con delle buste della spesa tra le mani il pullman. Mugugnano frasi del tipo “Ma che peccato”, oppure “Forse era un tossicodipendente che guidava”, o ancora peggio, “Li ha sbattuti per aria... mamma mia, e tu pensa che lo teneva per mano”.
Le tre facce disperate continuano a discutere. Mi restano due possibilità: o faccio come mi ha detto Totonno, cioè che continuo ad andare dritto, o giro semplicemente a destra, da cui tantissime macchine, una dietro l’altra, tornano per essere parcheggiate da qualche altra parte. Decido di girare a destra. Il tragitto è più breve, una quarantina di metri e sto dove inizia il mercato. Certo che non ci vedo poi tanto caos; solo le macchine, tante macchine. Gli autisti hanno delle facce  confuse, tristi, sbalordite, di certo non felici. Poi vedo il fruttivendolo, quello sotto casa mia… ora funge inspiegabilmente da parcheggiatore di auto. Ma cosa ci fa lui qui? A una distanza di un chilometro dal suo negozio ortofrutticolo?
-Ma cos’è successo?-.  
Lui mi risponde prontamente, con dolore e nervosismo:  -Hanno investito mamma e figlio, circa trenta minuti fa -.
Ineffabile.
Rifaccio un flashback mentale enorme, pensando a quel dialogo tra le tre signore sedute alla fermata del pullman. Continuo a camminare, se vado leggermente a destra mi trovo nel mercato, invece… devo passare dal giornalaio, quindi non mi resta altro che attraversare la strada. Ci sono macchine che vengono e vanno via veloci,  poi vedo una striscia, una di quelle che mette la polizia che segna, come confine di passaggio, il luogo del delitto. Tanta, tantissima gente. Il suono dell’ambulanza. La gente che si lamenta, venditori ambulanti con il cellulare tra le mani. Non voglio farlo di proposito, ma purtroppo devo passare da lì; perfino sotto gli alberi c'è tanta gente: cammino lentamente. Tutte facce sconvolte. Poi riesco a vedere un corpo a terra, le braccia stese, che sono le uniche cose scoperte dal velo blu che copre la persona morta. Vedo un mio amico, e senza dirgli una parole mi viene incontro e mi dice: -Ma tu hai capito?! Mamma e figlio li hanno investiti… non possiamo attraversare questa strada che c’è sempre un idiota che ci sbatte per aria-. Resto fermo ad ascoltarlo
-Il figlio ha più o meno la nostra stessa età. Guarda lì, lo teneva stretto per mano e ora si ritrovano morti a venti metri di distanza”. 
Sbalordito.
Anche se quelle parole le avevo già sentite ora rimango sbalordito anche dalla visione, dall’immensa distanza dei due corpi. Pezzi di vita gettati: la scarpa del bambino tra le aiuole, la borsa di lei sotto il marciapiede… sono le dieci meno venti, sto fuori dal giornalaio, l’appuntamento con il mio amico era qui, anzi, lui aveva detto che era per le dieci ma di solito viene sempre prima (non so chi porterà il pallone per giocare, di certo non devo portarlo io). Ma continuo a scrutare gli sguardi della tanta gente sbigottita che guarda quei due individui gettati sull’asfalto infuocato, di una terra ingiusta e spesso apatica. Eccolo, Paolo, lo saluto, non sa cos’è successo, gli spiego tutto rapidamente, poi andiamo a giocare. Mi inginocchio e poso anche io due rose ad Angela e al piccolo Umberto, portati via da un quarantenne invalido al 100%, epilettico e che soffre di apnea notturna… tutti lo conoscono, aveva già investito altra gente, e tutti si chiedevano come mai stesse ancora al volante di una FIAT grigia, con una patente ritirata due mesi prima, che ora è completamente distrutta, come distrutte sono queste due vite, il cui sangue si è fermato a circondare una delle tante pietre d’asfalto… un asfalto che sanguina… non ci vogliono di certo i pompieri per toglierne le tracce. E ora anche il Sole è più cocente… ma non basta a cancellarne le tracce, anzi… semmai le dovesse occultare, l’asfalto continuerà a emettere sangue più cocente del Sole; è il sangue umano del ricordo… la pietra del dolore può essere tranquillamente calciata da ogni scarpa.
 
Emanuele Cerullo
 
Ad Angela De Rosa e al piccolo Umberto.
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08/04/2008
Frammenti d’Autore: Ieri
Si affacciò alla finestra, vuoi per sentir cinguettare gli uccelli, vuoi per contemplare il cielo privo di polvere: vide sottocchio un pallone che andava per aria e tornava giù, ricordò quelle partite di calcio con gli amici. Si riguardò quasi con rimorso le sue mani invecchiate. Invecchiate dal tempo, da quei giorni che erano come una voragine che era così immensa ma che a superarla non bastava nulla. Chiuse la finestra, andò in cucina, rivolse il suo sguardo con quello della moglie; a vivere c’era anche il ricordo. Quelle mani erano diventate improvvisamente giovani… era solo ieri…un’ esperienza passata, ormai.
Emanuele Cerullo