02/11/2009
Alda è morta, pensateci bene: leggetela, capirete la vita come una casa blindata vista da fuori, crivellata di proiettili fatti di poesia, la sua. E vi limitate a chiamarla Malattia Mentale: è poesia.
Un mesetto fa, mentre rileggevo con ammirazione "Goccia nuda" - tra le mie preferite della Merini -, mi è venuta un'idea, passata per la mia mente come una cometa: ho fuso follemente il rap con la poesia della Merini. Cosa c'entra? Vi chiedereste. Per me, c'entra eccome: quale migliore canzone di "Ti regalerò una rosa" può rispecchiarla? E ora che è morta, questo vero e proprio desiderio cresce ancora di più. E spero tanto che si realizzi. Ho scritto delle cose per lei, su carta, appena le digito al pc le renderò pubbliche. Vado a dormire, ma prima di mostrare le piene palpebre al cielo, leggerò le parole della buonanotte, provenienti dal cuore della poetessa dell'alba del terzo millennio.

Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all' orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

alda_merini
26/01/2009

Grande giornata. Due compiti in cinque ore. Nelle prime due ore abbiamo fatto matematica, espressioni coi prodotti notevoli. Nelle ultime tre, invece, italiano, un tema. Tra le tre tracce dettate dalla prof, ho scelto quella dell'amicizia, che era un brano di una decina di righe, una citazione del Piccolo Principe di Saint-Exupery, del dialogo tra la volpe e il ragazzino e poi mi si chiedeva di esprimere una riflessione sull'amicizia. L'ho scritto in brutta e poi ricopiato in bella nell'ultima mezz'ora. La bella l'ho consegnata, la brutta, invece, ce l'ho qua, e l'ho digitata al pc decidendo di metterla sul blog.

E' facile pronunciare la parola "Amicizia", ed è ancora più facile dimostrarla, rispettarla. L?Ambiente che ci circona è una foresta, e essendo curiosi iniziamo a esplorarne ogni minimo particolare, una volpa fa da viandante, la contempliamo, cerchiamo di accostarci ad essa, ma scappa. In un lungo periodo siamo soli, abbiamo la sensazione che nessuno ha voglia di condividere. Parlare dell'amicizia non è molto facile: la si puà esprimere con riflessioni metaforiche o con esperienze personali. E' un fiore sul prato della vita che non va mai calpestato, è senso di condivisione, voglia di esserci, di vedersi porgere la mano quando si è a terra, sull'asfalto della Delusione, del Dolore. Un amico o un'amica riescono a farti alzare e spesso non te ne accorgi, trovano sempre qualche soluzione, sono pronti a dare di tutto pur di farti tornare il sorriso. Credo che l'amicizia si basa soprattutto sulla fiducia e sulla condivisione: due cellule unite, formate da atomi di gesti*. Produciamo gesti di amicizia spesso involontari, spontanei, da altruisti, e con questo dimostriamo una certa amicizia. Il mio rapporto di amicizia con gli altri lo definisco in equilibrio, perchè all'inizio pretendevo che la volpe si accostasse a me, e solo se facevo questo festo dimostravo di esserci anch'io. Nei confronti dell'amicizia, quindi, mi comportavo in modo introverso; ora, invece, l'esatto contrario. Prima volevo solo comprendere, ora invece comprendo e mi faccio comprendere, osservando il modo di agire dell'amico e usando un comportamente addatto al suo. Ora sono un ragazzo molto più estroverso, con le persone faccio amicizia molto più facilmente rispetto a qualche anno fa, e questo, econdo me, comporta anche una crescita "sociale" e psicologica, e quindi mi avvicino più facilmente alla folpe, la guardo negli occhi e inizio a far subito qualcosa per lei, un qualcosa che verrà presto ricambiato. Trascorreremo la nostra vita passeggiando con delle volpi che ci inganneranno, anche se le abbiamo addomesticate bene, altre invece, saranno pronte a ridere e a piangere con noi, proprio come un Vero Amico.

*Mentre scrivevo il tema, ho chiesto alla prof: "Professore', scusate, ma l'atomo fa parte della cellula?": subito dopo questa domanda la classe intera è scoppiata a ridere, qualcuno mi ha anche chiesto "Ma cosa c'entra l'atomo?". Magari la prof potrà pure penalizzarmi per la metafora eccessiva (come la prof dell'anno scorso che mi disse "Hai un linguaggio troppo sofisticato"), ma il mio modo di esprimermi su carta è questo. Abituatevi a questo stile "sofisticato" per un quindicenne che, secondo loro, tenta invano (ed è questo che non capiscono, perchè lo faccio veramente con tutta la spontaneità possibile) di usare un linguaggio eccessivo per lui. Ad ogni modo, cercherò di essere più "elementare" e "semplice".

Il 31 si chiuderà il primo quadrimestre, sono ansioso di scoprire i miei voti, nel pagellino avevo un solo quattro in matematica, che spero di recuperare presto (mi sto impegnando). Vi aggiornerò sui voti. Intanto, mi preparo per il terzo compito della settimana, che si farà domani: Versione di Latino sulle prime tre declinazioni. Per concludere e restare in tema, vi lascio con un proverbio latino molto comune che mi ripeto nella mente almeno una volta al giorno. CARPE DIEM.

15/07/2008
Immaginiamo di fare una passeggiata… per strada
Mi accorgo che il mondo non potrà mai essere completamente pulito per via di tutti questi sporchi strumenti musicali: L’invidioso che pugnala l’invidiato e lo fa crollare essendo ingenuo, il violento che ammazza un uomo perché quest’ultimo l’ha ferito con la sola arma della parola… si incontrano alcune parole che fanno starnutire, altre che precedute da un abbraccio o da un bacio ti fanno sorridere e sperare, e alcune che ti fanno indignare; pronunciano delle parolacce del tipo: esagerazione, ribellione, vendetta, odio, invidia…e poi dicono che l’aria s’inquina…e poi non mi venite a dire che l’astratto e il concreto sono due cose diverse, anzi sono così uguali che vengono confusi: c’è chi ha l’opportunità di afferrare perfino un sogno, ma lo strangola troppo…c’è chi può abbracciare la vittoria, ma non le va in contro... nella vita c’è chi ci ha preceduto: a un passo dalla morte non sono mai stati soddisfatti della vita che hanno fatto, che non l’hanno saputa sfruttare al massimo, che è stata per loro troppo breve.
Poi, sempre per questa strada, mi fermo e chiudo un romanzo letto e straletto, parole che sono state talmente interpretate spesso che sono state arrugginite, e penso che d’altronde ho uno scrittore preferito. Quello che dà un ardore alle parole, che brucia come fuoco l’incertezza e lo spegne con l’acqua fresca della grinta e della passione; quello che saprà che non getterà mai la sua penna perché la penna non getterà mai lui; quello che distribuisce segni di punteggiatura a dritta e a manca, quello che sa persuadere i lettori con le sue riflessioni. Quello che COMPRENDE e SA FARSI COMPRENDERE, quello che viene trafitto dal fraintendimento quando l’espressione è l’unica cosa dietro l’angolo opaco. COMPRENDE perché ha i giusti mezzi per comprendere: lasciare spazio all’intuizione, falla accomodare ma farla togliere le scarpe perché il pavimento della mente è bagnato dal ragionamento e c’è quindi bisogno che il Sole della ragione riscaldi l’intera casa del pensare. SA FARSI COMPRENDERE perché raccoglie le armi giuste per l’interlocutore. E’ certamente un ottimo contemplatore, uno che usa una grammatica personalizzata ma comprensibile, ma soprattutto, il mio scrittore preferito è colui che non ha imitato nessuno nel suo stile, che leggendo tante opere di tanti autori ne ha fatto una ricetta variegata ma propria come il suo scrittorio che si regge col forte legno delle sue parole che non vengono mai demolite ma che rimangono intatte grazie agli accenti forti delle vocali e alla durezza delle consonanti. Ebbene, tra tante cose che ho letto, il mio scrittore preferito ancora non è venuto fuori. Mi fermo, sono arrivato sotto casa.
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21/06/2008


Making of:

 

Un'immensa soddisfazione quella di sentire cantare un rapper di Scampia. Pareva quasi assurdo riunire la musica classica con il rap, due mondi opposti, due pianeti a distanza di anni luce dal Sole della Musica. Una canzone a mio parere simbolica contro le mafie; cantata in napoletano, quella che Alberto Sordi, rivolgendosi a Troisi, definiva una lingua, non un dialetto. E, per me che amo e che faccio musica rap, non ho sentito il solito beat su cui, appunto, il rapper doveva cantarci sopra, ma degli strumenti musicali veri e propri, cosa che, nella musica rap, non si usa affatto. Degli strumenti forti, molto più forti di quelli astratti usati nei beats rap, che hanno dato più atmosfera e hanno dato più "fuoco" alla canzone. Ezio Bosso, l'orgoglio della Musica moderna (senza togliere nulla a Muti e agli altri compositori). Lucariello, l'orgoglio di questo quartiere mal compreso (senza togliere nulla ai cosang, ai fuossera e agli altri rapper della zona). Scampia deve farsi sentire...dobbiamo urlare con le nostre voci oneste per abbattere il duro Muro dell'Indifferenza...

03/04/2008
Rimasi a terra, nell’angolo, massacrato da quelle parole, crocifisso da quelle calunnie. Poi mi rividi, contemplando le mie gambe sature di colpi sanati da questa poca luce, le mie mani sporche pulite con l’asciugamano dei miei desideri; vado sotto la fontana del destino, mi bagno la faccia con l’acqua limpida della coscienza… ma non posso fare a meno di guardare quella porta che mi fa ricadere ancora più in basso…così lontana… eppure c’è luce, più luce di questa stanza buia e umida.
E’ la sua voce che mi fa varcare la soglia del mio futuro.
Emanuele Cerullo

31/03/2008
Scampia, tutti conoscono questo quartiere, ma c'è chi punta il proprio indice sul perimetro di questa forma geometrica senza varcarlo perché pensano che quello sia il confine tra un mondo e l'altro...  e c'è chi, ancor di più, seppellisce Scampia mostrandone solo la parte negativa... ma a Scampia si sogna, si sogna in grande... anche chi ha poca voglia di studiare ha un sogno, sì, ed è quello di diventare dei campioni come Maradona, il calcio è la loro passione, se ne stanno giù ai porticati dei loro palazzi a giocare, a inventare le porte disegnandole con dello spray sui muri... ma noi di Scampia siamo stati seppelliti da gente che non conosce il nostro quartiere, e pertanto che non conosce noi. E' vero, c'è l'illegalità che tiene imprigionata la legalità che vuole tanto bramare la luce, ma sono i giornalisti che tengono ancora di più chiusa la legalità o, per meglio dire, la brava gente. E soprattutto, voi giornalisti sapete solo pensare che quel ragazzo da grande vuole fare il camorrista o lo spacciatore di droga ma non sapete di certo che ce ne sta un altro che è figlio di gente per bene e da grande sogna di diventare magari uno scrittore o un attore. A Scampia sono cresciuto benissimo, seppure con sottofondi di spari, seppure con il sangue che cadeva come pioggia, ma ci sono cresciuto, anzi, sono riuscito a crescere... sì perché c'è chi cresce in fretta, chi è troppo sicuro di se stesso, chi crede di aver travolto tutto con la propria mano e di poter andare avanti... ma c'è sempre qualcosa che scappa... e poi ci siamo noi, noi ragazzi che siamo sempre stati presi per scugnizzi, noi che siamo stati costretti a crescere in una società sbagliata ma in una cultura troppo variegata che ha consentito per fortuna di far arricchire la nostra mente con la scuola, un mezzo che ti costruisce le ali per volare e per farti vedere chiaro il Futuro... e c'è anche chi non ci va a scuola e preferisce andarsene con lo scooter per il rione non avendo manco tredici anni. E anche ai giornalisti manca qualcosa quando descrivono o quando semplicemente parlano di Scampia... e quel che manca è il non saper contemplare... perché bisogna contemplarla appieno una cosa per poi descriverla, in un quartiere degradato bisogna VIVERCI invece di fare il turista... bisogna scrivere quello che si vede, ma non da turista bensì da abitante! Da chi, appunto, vive giorno dopo giorno in questa favola sporca, senza morale e senza parte finale, che può essere però spappolata in frammenti da un ragazzo quando capisce che il futuro è il vero senso della vita... e c'è chi crede che sia la RICCHEZZA ECONOMICA il vero senso della vita... mi vesto di marca, l'orologio che costa più di tutto il mio gruppo di amici, delle scarpe originali che l'altro non si può permettere perché è più povero di me... ed è questa l'ideologia da buffoncello di quartiere... ma c'è chi, come me, crede che l'unico senso della vita sia quello di una RICCHEZZA INTERNA... sì perché io posso anche avere la ricchezza economica, materiale o quel che sia, ma se non ho l'intelligenza, se non possiedo una ricchezza interna allora non sono nessuno. Ma c'è anche il furbo che attraverso la ricchezza interna acquisisce anche quella economica... e c'è anche l'illuso che crede di poter acquisire la ricchezza interna avendo solo quella economica... un illuso, appunto.  E non bastano le botte per mettere al tappeto un individuo... bastano le parole. E se sono quelle a mancare, di sicuro non hai la ricchezza interna. Io concludo questa sorta di riflessione invitando chi non è uno scampiese doc  a venire appunto a Scampia, starci qualche settimana, in modo da contemplare tutto quello che gli altri dicono in un modo sporco e ingiusto di Scampia. Non è vero che se non lavoro devo per forza spacciare droga... la disoccupazione c'è, c'è eccome... e la colpa è solo di chi sta a capo di un governo regionale che se ne sta caldo sulla sua poltrona e gode del suo ruolo senza nemmeno sfruttarlo, ma io vedo padri di famiglia che tornano dal loro lavoro faticoso con il sudore che gli scende dalla fronte, chi guadagna quel poco di pane quotidiano con le massime forze. A Scampia si sogna, si sogna in grande... si sogna più di ogni altra parte, si sogna un futuro migliore, si spera di non venire gettati e lasciati lì come l'immondizia: dopo quasi un anno in tutti i telegiornali si torna a parlare di emergenza rifiuti a Napoli... e qui ricorre il solo turismo giornalistico. Non c'era bisogno che Giorgio Napolitano venisse a dire che l'emergenza rifiuti a Napoli è tornata, perché c'è sempre stata! Peraltro da dieci anni! Non c'era bisogno che Saviano scrivesse Gomorra, il risultato è stato quello di seppellire ancora di più Napoli e di colorarla quindi ancora di più di nero. E, a una settimana dalle elezioni politiche, non si può parlare di mozzarella di bufala... altrimenti già si sa chi vince alle elezioni... ci servono più voci, più voci per abbattere con i nostri urli onesti il Muro dell'Indifferenza...
Emanuele Cerullo
ORGOGLIOSO DI ABITARE A SCAMPIA
26/03/2008

Oggi è il mio onomastico, tra un po' mi vesto e tornerò a scuola. Dico "tornerò" perchè adesso si torna a scuola dopo un periodo effimero di vacanze pasquali... le abbiamo sfruttate al massimo queste vacanze. Sto pensanso alla gente che si accingerà a prestare lo sguardo o la voce per darmi gli auguri. Credo sia evidente ceh io possa percepire i toni riprodotti da ogni "mittente" di questo messaggio di cui fungo solo da destinatore. Un destinatore ch'è mirato da qualcuno, e da chi, ahimè, è preso dall'assoluta strafottenza. Ma c'è anche quella sgualdrina dell'invidia che verrà a darmi gi auguri... poi... la Felicità... bhe, credo che quella possa essere percepita e acquisita in ogni istante... ma basta saperla percepire e bisogna essere cacciatori di mente e di pensiero in quell'istante precisissimo e breve, che noi vogliamo contemplare gli sguardi di una madre, di un padre che ti abbracciano e ti tengono così all'infinito, ti riempiono di affetto... ed è questo il regalo che ognuno riceve al suo onomastico. I gesti. A volte credo che le gesta esprimono significati più ampi delle parole, scritte, dette orali o quel che siano, nei gesti c'è calore ricevuto, c'è tanto amore e "unità" dimostrate appunto in quel gesto. Le parole... quelle sono pur sempre potenti, sono pur sempre immortali e possono anche avere più ampiezza del gesto... ma in un abbraccio le parole esplodono da sole come polvere, un bacio può essere descritto a parole, sì, ma bisogna avere il mestiere del contemplatore per saperlo fare perfettamente... il contemplatore che usa la perfetta visione ricevuta e la scioglie su carta facendone una sorta di flashback...

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15/03/2008

Per la prima volta ho messo piede al "Teatro Sannazaro". Un'esperienza incredibile. L'Amico Paolo Santanelli, quando mi ha chiamato, ho subito tirato un sospiro di sollievo, preso il microfono... poi non sapevo cosa fare, ero un po' confuso, sono salito sul palco, mi sono seduto e ho letto "Scampia"... volete sapere l'unica cosa "brutta" di quel momento? E' stata quella della mia videocamera che non si accendeva (Proprio in quel momento!, è sempre funzionata!), così mio fratello mentre cercava di accendere la videocamera, di cambiarvi le pile, ha preso il suo cellulare e, purtroppo, è riuscito a filmare gli ultimi secondi della lettura della mia poesia. Certo, io l'ho sempre detto, quando sto sul palco provo un'emozione veramente indescrivibile. Tanta gente che mi guarda, che mi ascolta... specie se viene chiamato il proprio nome, di una vincita di un premio, di una sorta di citazione o di una semplicissima lettura... sto seduto di fianco a Giuseppe Marasco, uno dei tre promotori dell'iniziativa "Chiaia per Napoli", il microfono nero senza fili è sulla mia mano destra, la mia gola, come sempre, è secca, il mio cuore, come sempre, batte più del normale. Qualcuno mi dice che quando leggo o semplicemente quando mi trovo sul palco devo pensare solo a quello che devo fare, il resto non conta molto. Io questo l'ho fatto, anzi, concentravo gli occhi sul mio opuscolo, ma sottocchi c'era sempre quel pubblico che mi contemplava. Poi, finisco, dico "GRAZIE" con un mio sorriso, Paolo si alza per stringermi la mano, "COMPLIMENTI" - "GRAZIE"... ("grazie"... chissà quante volte l'avrò detta questa parola nel giro di tre ore!) Poi, gli altri interventi, scusatemi se lo dico, ma sono risultati a me personalmente "simpatici"... anzi, sotto uno sfondo politico e sociale... un ingegniere, un avvocato, un giornalista, il direttore di una rivista... e un architetto... incredibile... quest'ultimo mi è apparso personalmente una persona molto "grintosa"  Non si arrendeva! Dopo il suo intervento continuava ad opporsi a quelli degli altri (!), urlava senza microfono, "protestava"... e la cosa che più mi ha fatto onore è stata quella che, alla conclusione dell'incontro per la presentazione ufficiale del "Movimento Società Civile" l'architetto è venuto a darmi dei complimenti e degli "In bocca al lupo"... tantissimi complimenti (La cui risposta era un mio timido grazie), tantissimi auguri (La cui risposta era un mio timido grazie), tantissimi "in bocca al lupo" (La cui risposta era, com'è ovvio, un mio CREPI). Eccovi il video, 39 secondi, dispiace a tutti, soprattutto a me, che quella maledetta videocamera non si è accesa proprio in quel momento... però, godetevi l'applauso .

Mi piace questo movimento. Le loro intenzioni, i loro scopi... non ignorare quello che la vera società mostra. L'emergenza rifiuti e altri problemi sociali non vanno assolutamente ignorati. Anzi bisogna prendere l'evidenziatore, marcare il più possibile questi problemi, tanto da cancellarli.

 

ECCOVI LA POESIA CHE HO LETTO STAMATTINA AL "TEATRO SANNAZARO" DI VIA CHIAIA, A NAPOLI:

Scampia
 
 
A Scampia c’è una cosa che niente e nessuno potrà eliminare,
è la“Camorra”.
Tutti dicono che questa camorra non avrà mai morte,
eppure desiderano che finisca;
parlano male di lei,
ma ne parlano dietro, perché hanno paura.
Dicono pure che si può battere … pura illusione!
 
Ma a Scampia,
ci sono anche persone che vogliono andare per la strada giusta,
e… perché no… sognare di diventare calciatore.
 
Scampia è una favola, una favola sporca
senza morale e senza la parte finale.
Scampia è… una serie di aggettivi,
che escono dalla bocca di tante persone.
Ma…può essere spappolata in frammenti da un ragazzo,
quando capisce
che il futuro
è il vero senso della vita.

Emanuele Cerullo

Questa poesia fu pubblicata per la prima volta sul giornale "A testa alta", poi dopo alcuni mesi la mia ex scuola pubblicò questo opuscolo contenente appunto anche questa poesia, poi è stata pubblicata anche su Fuga di Notizie, che è il mensile ufficiale del quartiere Scampia, e fuoricentroscampia, quindicianel online diretto dal prof. Ernesto Mostardi. Ed è stata anche letta al "Teatro Sannazaro"... e su questo ci tengo a ringraziare Paolo Santanelli anche perchè, se non era per lui, oggi non avevo letto nessuna poesia. Grazie ancora.

14/02/2008

Sbagliare è umano. Questo è certo. Ma intorno allo sbaglio ruotano degli anelli; l'incertezza e la certezza.

Non parliamo della vita, quello è ancora una strada da percorrere, ma parlo dell'asfalto nero dei giorni

di cui tutti noi siamo abituati a calpestare, e che calpestiamo di solito sotto una casualità pressoché assoluta.

C'è chi è sicuro di non sbagliare. Ecco, partiamo dalla CERTEZZA... c'è chi è convinto che le sue idee non cadono dal grattacielo della ragione, che non vengono bruciate, che il senso delle idee appunto, possono conquistare la ragione. E così è certo di non sbagliare. C'è chi ci riesce, e chi no. Ma attenzione: chi non ci riesce a sbagliare ha - com'è ovvio - una cosa in più a chi sbaglia... ha l'adrenalina, il coraggio, la saggezza, il contemplarsi attorno a sè, e quindi di una certezza per se stesso e per gli altri. Ahimé, anche chi riesce a sbagliare può avere queste "armi", ma le usa in modo diverso; l'adrenalina è troppo violenta, la stessa cosa è per il coraggio, la saggezza e il contemplarsi sono molto diversi: perchè egli contempla prima sè stesso ed essendo così "certo" crede quindi che anche gli altri fanno parte dello stesso "vortice"... quindi colui che sbaglia ha la certezza, sì, ma ha una certezza "volgare", le cui armi non sono ben gestite... ma, come ho detto sin dall'inizio, sbagliare è umano, quindi anche chi di frequente non riesce a sbagliare, se sbaglia è perchè abbia perso una delle armi, oppure non le ha sapute gestire bene... ma le sa comunque gestire, solo che c'è qualcosa o qualcuno che "spezza" sotto certi aspetti l'arma. 

Poi c'è L'INCERTEZZA di sbagliare... è una situazione di "bilico" totale... di confusione, di incompletezza, di "confine"... l'adrenalina è quasi spenta, il coraggio è trepidante, la saggezza è in penombra, il contemplarsi intorno a sè è quasi accecante, cioè che non vede bene la luce... colui che è incerto commette un minor numero di sbagli di chi è certo di non poter sbagliare ma che invece sbaglia... ma... lo sbaglio viene appunto commesso da un individuo qualunque... però c'è anche chi crede che quell'individuo non abbia sbagliato...  e questi sono i PUNTI DI VISTA...

Sui punti di vista il discorso è alquanto complicato... perchè l'esterno non vede l'interno, anzi cerca proprio di contemplarlo ma di non verificarne l'aspetto vero e proprio...

 e poi... chi ce lo dice che siamo saggi? oppure coraggiosi, possedenti di adrenalina, o di saper contemplare? solamente un buon contemplatore sa definirci contemplatori, solamente un saggio può definirci saggi, solamente un coraggioso può definirci coraggiosi... però, se non si è saggi si possono percepire  degli individui saggi, se non si è coraggiosi si possono percepire degli individui coraggiosi... ma soprattutto, se non si è un buon contemplatore si può percepire un buon contemplatore... e cos'è che gli spinge a "incoronare" dei ruoli che non si hanno?

Emanuele Cerullo

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05/02/2008

Oggi

questo Sole rifulge

sulle strade e sull’ampia tua mente

facendo luce ai tanti pensieri

che non vogliono restare al buio:

 

e ieri, proprio a mezzanotte

un pensiero si è acceso nella tua mente,

puntuale, era solo nel cielo

che mostrava le piene palpebre al giorno

ormai passato.

 

E’ come una stella quel tuo pensiero,

 

e oggi tutti te lo ricordiamo

dandoti l’augurio con un semplice regalo.

Auguri, Marisa!

Emanuele Cerullo

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