08/04/2008
Frammenti d’Autore: Ieri
Si affacciò alla finestra, vuoi per sentir cinguettare gli uccelli, vuoi per contemplare il cielo privo di polvere: vide sottocchio un pallone che andava per aria e tornava giù, ricordò quelle partite di calcio con gli amici. Si riguardò quasi con rimorso le sue mani invecchiate. Invecchiate dal tempo, da quei giorni che erano come una voragine che era così immensa ma che a superarla non bastava nulla. Chiuse la finestra, andò in cucina, rivolse il suo sguardo con quello della moglie; a vivere c’era anche il ricordo. Quelle mani erano diventate improvvisamente giovani… era solo ieri…un’ esperienza passata, ormai.
Emanuele Cerullo
04/04/2008
Quei due gli coprono quella poca luce che gli era rimasta per vedere qualcosa di più chiaro… così lo massacrano… quando l’inerme comincia a sgolarsi e a chiedere aiuto, i due gli dicono le ultime parole
- Così vediamo se continuerai a parlare… non vogliamo sentirti più… ti abbiamo ignorato già per troppo…
Il ragazzo riesce a stento a prendere il suo libro, lo apre e fa esalare il sapore dei suoi pensieri, sciogliendo quelle minacce come cera… poi si alza guarito… ascolta il vento che gli passa per le orecchie, si gira indietro… quei frammenti di cera sono stati portati via dalla brezza…
 
Emanuele Cerullo
A Peppino Impastato e a tutti coloro che sono stati uccisi dalla mafia per il proprio impegno sociale.
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03/04/2008
Rimasi a terra, nell’angolo, massacrato da quelle parole, crocifisso da quelle calunnie. Poi mi rividi, contemplando le mie gambe sature di colpi sanati da questa poca luce, le mie mani sporche pulite con l’asciugamano dei miei desideri; vado sotto la fontana del destino, mi bagno la faccia con l’acqua limpida della coscienza… ma non posso fare a meno di guardare quella porta che mi fa ricadere ancora più in basso…così lontana… eppure c’è luce, più luce di questa stanza buia e umida.
E’ la sua voce che mi fa varcare la soglia del mio futuro.
Emanuele Cerullo

09/02/2008

Devo stare calmo... sono troppo emozionato, un boato di pubblico urla il mio nome, li ascolto... guardo il mio microfono, no... è presto per cominciare a cantare, la musica ancora non è partita... ne approfitto per ascoltare qualche instrumental per allenarmi un po' con la voce e con le mani gesticolate,  ora ascolto solamente il mio lettore MP3 che riproduce le mie basi, mi metto il cappuccio sul mio cappello grigio, le mie mani cominciano a sudare e tremano come le mie gambe, tiro un sospiro di sollievo, il mio cuore va a mille, guardo e riguardo quel microfono nero senza fili pronto per essere impugnato dalla mia mano destra... e ora anche io sono pronto per sparare le prime rime... la musica parte; è come un freestyle che ho sempre fatto, non me ne frega se è un dissing, esco dal mio camerino, tante pacche sulle spalle... ed ecco che il palco mi si apre davanti, sono bloccato…  c'è tanto pubblico davanti a me...mi applaude. E ora la musica mi scorre nelle vene, non faccio altro che rappare... tutto questo pubblico è venuto qui per me, per sentirmi, per vedermi…

(un frammento di Emanuele Cerullo)