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Alcuni giorni fa, nel compito di italiano (Analisi del Testo Narrativo), c'era un racconto di Anton Cechov (che tra l'altro avevo già letto l'anno scorso), e alcuni esercizi (noiosissimi) da svolgere come la divisione in sequenze, il riassunto, caratterizzazione dei personaggi... l'ultimo esercizio era quello di scrittura creativa (come sempre!): inventare una storia di una scena di estrema importanza ma che il protagonista "prende alla leggera". Eccovi la mia storia...
In quella sera di fine Novembre il cielo non era mai stato così limpido. Stava per terminare un'altra settimana, un'ennesima Domenica, e Lorenzo stava appena tornando da Mergellina con gli amici. Si fermano a Piazza del Plebiscito, salutando gli altri amici che se ne stanno ogni sera a divertirsi nei dintorni. La Brezza diventa improvvisamente vento gelido e violento, centinaia e centinaia di turisti, dopo aver assistito al concerto del più grande artista del Paese, iniziano ad agitarsi, altri a correre.
- Lorè, scappiamo! Sta venendo verso di noi!
- E' velocissimo! Scappiamo!
- Ma che succede? - si chiede Lorenzo guardandosi attorno - Perchè scappate?
Ebbe una risposta solo guardando quel gigantesco meteorite che velocemente andava a sbattersi proprio sulla piazza.
- Ma di che avete paura? Perchè scappate? E' solo un meteorite! Non abbiate paura, la Piazza verrà solo ristrutturata, non saremo mica noi a spendere i soldi per ricostruirla!
Lorenzo, ormai, parlava da solo. Inutile urlare, nessuno lo ascoltava: in piazza era rimasto da solo contro quel meteorite che correva alla velocità della luce; è proprio di fronte a lui: gli va in faccia. Egli apre gli occhi, vede tutto di nero, sente qualcosa di morbido davanti agli occhi, se lo sposta: è un cuscino.
- Lorenzo, vai a scuola che oggi non puoi assentarti, c'è il compito di italiano!
Egli è sconfitto, guarda sul soffitto, sospira lentamente e mugugna:
- Ma non era meglio se si schiantava, quel meteorite?
Emanuele Cerullo
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Devo stare calmo... sono troppo emozionato, un boato di pubblico urla il mio nome, li ascolto... guardo il mio microfono, no... è presto per cominciare a cantare, la musica ancora non è partita... ne approfitto per ascoltare qualche instrumental per allenarmi un po' con la voce e con le mani gesticolate, ora ascolto solamente il mio lettore MP3 che riproduce le mie basi, mi metto il cappuccio sul mio cappello grigio, le mie mani cominciano a sudare e tremano come le mie gambe, tiro un sospiro di sollievo, il mio cuore va a mille, guardo e riguardo quel microfono nero senza fili pronto per essere impugnato dalla mia mano destra... e ora anche io sono pronto per sparare le prime rime... la musica parte; è come un freestyle che ho sempre fatto, non me ne frega se è un dissing, esco dal mio camerino, tante pacche sulle spalle... ed ecco che il palco mi si apre davanti, sono bloccato… c'è tanto pubblico davanti a me...mi applaude. E ora la musica mi scorre nelle vene, non faccio altro che rappare... tutto questo pubblico è venuto qui per me, per sentirmi, per vedermi…
(un frammento di Emanuele Cerullo)
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