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15/06/2008

Mi è venuta un'improvvisa voglia di scrivere in dialetto... è il primo scritto mio  in napoletano E SU NAPOLI... non so, non so se definirla una poesia, una riflessione, uno scritto satirico o semplicemente un racconto in versi... per i lettori e per coloro che non conoscono il dialetto napoletano l'ho accuratamente tradotto (la traduzione segue dopo la versione in napoletano)... eccovi la poesia:

 
Pulecenella se n’e gliute, ‘a pizza nun ce piace cchiù,
troppa gente c’allucca rint’a chella pizzeria,
c’a fatte passà o genio, s’a luvate pure a maschera,
se n’e gliute a Margellina, a mangià cu ll’uocchie nu poco ‘e mare
e a bevere ‘sta bibbita ‘e Sole
accarezzanno pure quacche barculella
ca se sta ‘nfunnenne ‘a vocca…
 
Sta chiagnenno.
Quanta muorte c’ann’appuiat’e bracce llore
Ncopp’a ‘sta terra…
‘e llacrem’e Pulecenella
Song’accussì cucente
C’o Vesuvio c’a stis’a mano
E c’a pigliate nu fazzoletto e ce rice…
 
“Chiagne, chiagne… je n’agge avute ‘e dulure, cchiù assaje ‘e te
‘e m’agge sempe sfugate sputann’o fuoco…
E pure mo’ ll’essa fà, ma pozzo
Distruggere tutt’a città.
E me dispiace
pecchè ce stanno gente ca song’overamente napulitane…
vien’accà, fatte accarezzà… mo’ chiammo a Totò, te faccio rirere nu’poco…
e si te sfasterie ‘o mandulino ‘o faccio sunà d’a Troisi, facimme priparà
‘na bella scena d’a Eduardo, mettimme pure a donna Sufì
E ce facimme fa’ na canzone d’a Caruso…
Ma nu putimme fa’tutte chesta:
ce ‘sta n’a muntagn’e munnezza,
nun ne putimme fa’ nu teatro, si ce mettimm’e piere acoppa
care tutte cose…
chiammamm’a Virgilio,
‘a costruite ‘o Castel dell’Ovo, è ‘nu mago,
ce facimme fa’ pure ‘nu bellu teatro…”
 
“Pe’ piacere – ce risponne Pulecenella – nun me chiammà nisciunu governatore
ca ‘ce sbatto tutt’a munnezza ‘ncuollo…”
“Nun te preoccupà – ce rice ‘o Vesuvio mentre continua a ll’accarezzà – a ‘sta festa ce veneno sul’e Napulitane…”
_________________________________
Pulcinella se n’e andato, la pizza non gli piace più,
troppa gente che fa casino dentro quella pizzeria,
gli ha fatto passare la voglia, addirittura s’è tolto la sua maschera,
se n’e andato a Mergellina, a mangiare con gli occhi un po’ di mare
e a bere questa bibita di Sole
accarezzando pure qualche piccola barca
che si bagna la bocca
 
Sta piangendo.
Quanti morti hanno appoggiato le proprie braccia
Su questa terra…
Le lacrime di Pulcinella
Sono così cocenti
Che il Vesuvio gli ha teso la mano,
gli ha preso un fazzoletto e dice:
 
“Piangi, piangi… io ne ho avuti di dolori! Più dolori di te
E mi sono sempre sfogato sputando lava…
E pure adesso dovrei farlo, ma potrei
Distruggere tutta la città.
E mi dispiace
Perché c’è gente che sono veramente Napoletani…
Vieni qui, fatti accarezzare… ora chiamiamo Totò, ti faccio ridere un poco…
E, se ti scocci, il mandolino lo faccio suonare da Troisi, facciamo preparare
Una bella scena da Eduardo, mettiamo pure Sofia Lorèn
E ci facciamo fare una canzone da Caruso…
Ma tutto ciò non possiamo farlo:
ci sta una montagna d’immondizia,
non possiamo farne un teatro, se ci mettiamo appena i piedi sopra
cade tutto…
chiamiamo Virgilio!
Ha costruito il Castel dell’Ovo, è un mago,
ci facciamo fare pure un bel teatro”
 
“Per favore – gli risponde Pulcinella – non chiamarmi nessun governatore che gli sbatto tutta l’immondizia addosso…”
“Non preoccuparti – gli dice il Vesuvio mentre continua ad accarezzarlo – in questa festa ci vengono solo i Napoletani”…
Emanuele Cerullo

31/03/2008
Scampia, tutti conoscono questo quartiere, ma c'è chi punta il proprio indice sul perimetro di questa forma geometrica senza varcarlo perché pensano che quello sia il confine tra un mondo e l'altro...  e c'è chi, ancor di più, seppellisce Scampia mostrandone solo la parte negativa... ma a Scampia si sogna, si sogna in grande... anche chi ha poca voglia di studiare ha un sogno, sì, ed è quello di diventare dei campioni come Maradona, il calcio è la loro passione, se ne stanno giù ai porticati dei loro palazzi a giocare, a inventare le porte disegnandole con dello spray sui muri... ma noi di Scampia siamo stati seppelliti da gente che non conosce il nostro quartiere, e pertanto che non conosce noi. E' vero, c'è l'illegalità che tiene imprigionata la legalità che vuole tanto bramare la luce, ma sono i giornalisti che tengono ancora di più chiusa la legalità o, per meglio dire, la brava gente. E soprattutto, voi giornalisti sapete solo pensare che quel ragazzo da grande vuole fare il camorrista o lo spacciatore di droga ma non sapete di certo che ce ne sta un altro che è figlio di gente per bene e da grande sogna di diventare magari uno scrittore o un attore. A Scampia sono cresciuto benissimo, seppure con sottofondi di spari, seppure con il sangue che cadeva come pioggia, ma ci sono cresciuto, anzi, sono riuscito a crescere... sì perché c'è chi cresce in fretta, chi è troppo sicuro di se stesso, chi crede di aver travolto tutto con la propria mano e di poter andare avanti... ma c'è sempre qualcosa che scappa... e poi ci siamo noi, noi ragazzi che siamo sempre stati presi per scugnizzi, noi che siamo stati costretti a crescere in una società sbagliata ma in una cultura troppo variegata che ha consentito per fortuna di far arricchire la nostra mente con la scuola, un mezzo che ti costruisce le ali per volare e per farti vedere chiaro il Futuro... e c'è anche chi non ci va a scuola e preferisce andarsene con lo scooter per il rione non avendo manco tredici anni. E anche ai giornalisti manca qualcosa quando descrivono o quando semplicemente parlano di Scampia... e quel che manca è il non saper contemplare... perché bisogna contemplarla appieno una cosa per poi descriverla, in un quartiere degradato bisogna VIVERCI invece di fare il turista... bisogna scrivere quello che si vede, ma non da turista bensì da abitante! Da chi, appunto, vive giorno dopo giorno in questa favola sporca, senza morale e senza parte finale, che può essere però spappolata in frammenti da un ragazzo quando capisce che il futuro è il vero senso della vita... e c'è chi crede che sia la RICCHEZZA ECONOMICA il vero senso della vita... mi vesto di marca, l'orologio che costa più di tutto il mio gruppo di amici, delle scarpe originali che l'altro non si può permettere perché è più povero di me... ed è questa l'ideologia da buffoncello di quartiere... ma c'è chi, come me, crede che l'unico senso della vita sia quello di una RICCHEZZA INTERNA... sì perché io posso anche avere la ricchezza economica, materiale o quel che sia, ma se non ho l'intelligenza, se non possiedo una ricchezza interna allora non sono nessuno. Ma c'è anche il furbo che attraverso la ricchezza interna acquisisce anche quella economica... e c'è anche l'illuso che crede di poter acquisire la ricchezza interna avendo solo quella economica... un illuso, appunto.  E non bastano le botte per mettere al tappeto un individuo... bastano le parole. E se sono quelle a mancare, di sicuro non hai la ricchezza interna. Io concludo questa sorta di riflessione invitando chi non è uno scampiese doc  a venire appunto a Scampia, starci qualche settimana, in modo da contemplare tutto quello che gli altri dicono in un modo sporco e ingiusto di Scampia. Non è vero che se non lavoro devo per forza spacciare droga... la disoccupazione c'è, c'è eccome... e la colpa è solo di chi sta a capo di un governo regionale che se ne sta caldo sulla sua poltrona e gode del suo ruolo senza nemmeno sfruttarlo, ma io vedo padri di famiglia che tornano dal loro lavoro faticoso con il sudore che gli scende dalla fronte, chi guadagna quel poco di pane quotidiano con le massime forze. A Scampia si sogna, si sogna in grande... si sogna più di ogni altra parte, si sogna un futuro migliore, si spera di non venire gettati e lasciati lì come l'immondizia: dopo quasi un anno in tutti i telegiornali si torna a parlare di emergenza rifiuti a Napoli... e qui ricorre il solo turismo giornalistico. Non c'era bisogno che Giorgio Napolitano venisse a dire che l'emergenza rifiuti a Napoli è tornata, perché c'è sempre stata! Peraltro da dieci anni! Non c'era bisogno che Saviano scrivesse Gomorra, il risultato è stato quello di seppellire ancora di più Napoli e di colorarla quindi ancora di più di nero. E, a una settimana dalle elezioni politiche, non si può parlare di mozzarella di bufala... altrimenti già si sa chi vince alle elezioni... ci servono più voci, più voci per abbattere con i nostri urli onesti il Muro dell'Indifferenza...
Emanuele Cerullo
ORGOGLIOSO DI ABITARE A SCAMPIA

17/03/2008

E' del numero di ieri e, in attesa di una copia in formato cartaceo (con fatica, ma la troverò!), vi pubblico qui di seguito l'articolo di Antonella Scutiero, pubblicato su "Il Giornale di Napoli", del numero del 16 marzo, che viene dato in allegato a "IL ROMA" (Con alcune delle mie disperate e curiose ricerche sono riuscito a scaricare la pagina in formato .pdf!!!):

Teatro Sannazaro. Assemblea del "Movimento Società Civile"

Associazioni, adulti e giovani

Insieme per la rinascita di Chiaia

La riscossa della società civile parte da Chiaia e diventa un movimento più ampio, che mira ad abbracciare l’intera città. Ieri l’appuntamento per simpatizzanti, curiosi,ed eventuali attivisti al teatro Sannazaro, a due passi da quella piazza dei Martiri che il 10 novembre dello scorso anno vide partire e sfilare per le strade del quartiere tremila cittadini stanchi dei rifiuti, della sicurezza che non c’è, del degrado, della cattiva politica.

Oggi chi continua a crederci di quei tremila si incontra nel “Movimento società civile”, una società giusta, come si definisce nel manifesto programmatico, che accoglie chi lavora onestamente, chi vuole darsi da fare, chi non tollera più l’illegalità, e lascia invece fuori quanti hanno seduto alla mensa del potere, chi si è incollato alla poltrona, chi si è arricchito con incarichi e consulenze, perché «costoro per noi domani dovranno rimanere tutti disoccupati», esclama Paolo Santanelli, promotore dell’iniziativa insieme a Nino De Nicola e Giuseppe Marasco. Quella di ieri è stata una riunione preliminare, per sondare idee, proposte e valutare la possibilità di creare una lista civica, per «programmare e realizzare insieme le cose che interessano davvero alla cittadinanza», spiega Marasco, a cui fa eco De Nicola, dicendo che la politica tradizionale ha fallito, «quella al governo per 15 anni, e l’opposizione che non è stata in grado di svolgere il suo ruolo». Nella platea ci sono associazioni, come la “Napoli libera” di Ninni De Santis. ci sono esponenti della politica, come il presidente della I municipalità, Fabio Chiosi, il suo vice Maurizio Tesorone, Franco Malvano e l’esponente alleantino Rosario Lopa. E c’è la società civile, adulti, anziani, qualche bambino, e un discreto numero di giovani. C’è anche un quindicenne di Scampia, Emanuele Cerullo, che da grande sogna di fare lo scrittore e il giornalista, e sale sul palco a leggere una sua poesia: parla della realtà difficile della camorra e del suo quartiere, delle utopie e dei discorsi vuoti e astratti; ma parla anche di chi, come lui, crede del cambiamento, nella forza e nella volontà di emergere alle logiche che soffocano la città e impediscono di sperare a chi, invece, ne ha bisogno.

 - Antonella Scutiero -

 

Eh, cari lettori... capirete che gioia vedere un proprio nome e cognoome su un articolo di giornale!

A segnalarmelo è stato l'amico Paolo Santanelli (che ringrazio), tramite email, ieri sera... ma la gioia più grande sarà quella di toccare quel giornale con i miei polpastrelli e indicare il mio nome e cognome, agli altri, con il mio indice.

 

articolo del 16 marzo 2008

15/03/2008

Per la prima volta ho messo piede al "Teatro Sannazaro". Un'esperienza incredibile. L'Amico Paolo Santanelli, quando mi ha chiamato, ho subito tirato un sospiro di sollievo, preso il microfono... poi non sapevo cosa fare, ero un po' confuso, sono salito sul palco, mi sono seduto e ho letto "Scampia"... volete sapere l'unica cosa "brutta" di quel momento? E' stata quella della mia videocamera che non si accendeva (Proprio in quel momento!, è sempre funzionata!), così mio fratello mentre cercava di accendere la videocamera, di cambiarvi le pile, ha preso il suo cellulare e, purtroppo, è riuscito a filmare gli ultimi secondi della lettura della mia poesia. Certo, io l'ho sempre detto, quando sto sul palco provo un'emozione veramente indescrivibile. Tanta gente che mi guarda, che mi ascolta... specie se viene chiamato il proprio nome, di una vincita di un premio, di una sorta di citazione o di una semplicissima lettura... sto seduto di fianco a Giuseppe Marasco, uno dei tre promotori dell'iniziativa "Chiaia per Napoli", il microfono nero senza fili è sulla mia mano destra, la mia gola, come sempre, è secca, il mio cuore, come sempre, batte più del normale. Qualcuno mi dice che quando leggo o semplicemente quando mi trovo sul palco devo pensare solo a quello che devo fare, il resto non conta molto. Io questo l'ho fatto, anzi, concentravo gli occhi sul mio opuscolo, ma sottocchi c'era sempre quel pubblico che mi contemplava. Poi, finisco, dico "GRAZIE" con un mio sorriso, Paolo si alza per stringermi la mano, "COMPLIMENTI" - "GRAZIE"... ("grazie"... chissà quante volte l'avrò detta questa parola nel giro di tre ore!) Poi, gli altri interventi, scusatemi se lo dico, ma sono risultati a me personalmente "simpatici"... anzi, sotto uno sfondo politico e sociale... un ingegniere, un avvocato, un giornalista, il direttore di una rivista... e un architetto... incredibile... quest'ultimo mi è apparso personalmente una persona molto "grintosa"  Non si arrendeva! Dopo il suo intervento continuava ad opporsi a quelli degli altri (!), urlava senza microfono, "protestava"... e la cosa che più mi ha fatto onore è stata quella che, alla conclusione dell'incontro per la presentazione ufficiale del "Movimento Società Civile" l'architetto è venuto a darmi dei complimenti e degli "In bocca al lupo"... tantissimi complimenti (La cui risposta era un mio timido grazie), tantissimi auguri (La cui risposta era un mio timido grazie), tantissimi "in bocca al lupo" (La cui risposta era, com'è ovvio, un mio CREPI). Eccovi il video, 39 secondi, dispiace a tutti, soprattutto a me, che quella maledetta videocamera non si è accesa proprio in quel momento... però, godetevi l'applauso .

Mi piace questo movimento. Le loro intenzioni, i loro scopi... non ignorare quello che la vera società mostra. L'emergenza rifiuti e altri problemi sociali non vanno assolutamente ignorati. Anzi bisogna prendere l'evidenziatore, marcare il più possibile questi problemi, tanto da cancellarli.

 

ECCOVI LA POESIA CHE HO LETTO STAMATTINA AL "TEATRO SANNAZARO" DI VIA CHIAIA, A NAPOLI:

Scampia
 
 
A Scampia c’è una cosa che niente e nessuno potrà eliminare,
è la“Camorra”.
Tutti dicono che questa camorra non avrà mai morte,
eppure desiderano che finisca;
parlano male di lei,
ma ne parlano dietro, perché hanno paura.
Dicono pure che si può battere … pura illusione!
 
Ma a Scampia,
ci sono anche persone che vogliono andare per la strada giusta,
e… perché no… sognare di diventare calciatore.
 
Scampia è una favola, una favola sporca
senza morale e senza la parte finale.
Scampia è… una serie di aggettivi,
che escono dalla bocca di tante persone.
Ma…può essere spappolata in frammenti da un ragazzo,
quando capisce
che il futuro
è il vero senso della vita.

Emanuele Cerullo

Questa poesia fu pubblicata per la prima volta sul giornale "A testa alta", poi dopo alcuni mesi la mia ex scuola pubblicò questo opuscolo contenente appunto anche questa poesia, poi è stata pubblicata anche su Fuga di Notizie, che è il mensile ufficiale del quartiere Scampia, e fuoricentroscampia, quindicianel online diretto dal prof. Ernesto Mostardi. Ed è stata anche letta al "Teatro Sannazaro"... e su questo ci tengo a ringraziare Paolo Santanelli anche perchè, se non era per lui, oggi non avevo letto nessuna poesia. Grazie ancora.